C’è poco da fare. La Palestina, la distruzione di Gaza e le oltre 65 mila vittime non incendiano la piazza di Gela.
Pochi i partecipanti alla manifestazione pro-palestinese contro la presa di controllo della Flotilla da parte della marina israeliana, che si è svolta giovedì pomeriggio in piazza San Francesco. Presenti i manifestanti della rete Pro Pal e del collettivo locale, alcuni rappresentanti di associazioni, esponenti della maggioranza che sostiene il sindaco Di Stefano.
Mancava la società civile, mancavano i giovani e gli studenti che in altre parti d’Italia hanno animato i cortei di solidarietà con la Palestina. In piazza c’era anche una sparuta presenza di cittadini che, alla lontana e in maniera distratta, ascoltavano gli interventi dal palco. Erano distanti da ciò che accadeva a pochi passi da loro. «La reazione di Israele è giustificata – dice qualcuno di loro – non dobbiamo dimenticare cosa è accaduto il sette ottobre». «Questa manifestazione non la condivido – aggiunge un altro – ho partecipato a quella contro i tagli dell’ospedale, ma questa non la capisco. Perché non le fanno per la mancanza d’acqua e per il lavoro?»
Le interviste
Pietro Lorefice, senatore M5S
«Nessuno Stato, sia esso israeliano o altro, può permettersi di abbordare e sequestrare dei cittadini con la propria imbarcazione sotto la propria bandiera nazionale, per accordi riconosciuti da quasi tutti gli Stati del mondo. Israele continua a fare un abuso palese, ma questo non lo dico io da Senatore della Repubblica: lo hanno già affermato i giuristi. Al momento non sono a conoscenza di sanzioni immediate, efficaci ed efficienti che possano impedire questi atteggiamenti.
Lo scopo della Flotilla è quello di continuare a tenere acceso un faro, in un pezzo di mondo dove si stanno di fatto attuando degli abomini. Stiamo parlando di sterminio sistematico di un popolo. Lo volete chiamare genocidio? Io lo chiamo genocidio».
Giuseppe Di Cristina, assessore PD
«Di fronte a milioni di morti, a quello che non noi ma l’ONU ha definito un genocidio, di fronte alla strage ingiustificata di donne, uomini e bambini, e a una palese violazione del diritto internazionale, io penso che non ci sia una questione di chi c’è o chi non c’è.
Paolini diceva “il corpo nella lotta”: ecco, oggi siamo qui a presentare il nostro corpo, pochi o tanti, per dire che noi siamo da quella parte lì. Io penso che nella storia bisogna prendere delle posizioni. Tante volte la mia generazione si è chiesta cosa avrebbe fatto nel periodo del nazifascismo, da che parte si sarebbe schierata. Oggi noi ci stiamo schierando da quella parte, dalla parte che consideriamo giusta della storia».
Salvatore D’Arma, PCI
«I gelesi stanno dimostrando di avere a cuore le sorti di un popolo. Ciò che sta accadendo a Gaza è inaccettabile e quindi anche Gela si mobilita per dire no al massacro e sì alla Palestina.
Questa è una manifestazione politica, simbolica, perché ovviamente non può avere una valenza nazionale, ma tutti assieme, in questo momento, stiamo manifestando il dissenso. Certo, si tratta di manifestazioni che rientrano in una logica di appartenenza politica. Ma è chiaro che, in questo caso, la situazione è così grave e così estesa che anche chi solitamente non si interessa di politica ha sentito il dovere di esserci».
Giuseppe Montemagno, presidente Arci Sicilia
«È ovvio che in un territorio come il nostro, dove la gente vive diversi problemi di tipo sociale ed economico, ognuno guarda anche alla propria situazione. La manifestazione di oggi è stata organizzata in poco tempo, sulla scorta di quanto avvenuto in queste ore: non c’è stato modo di pubblicizzarla più di tanto.
Ciononostante cresce la partecipazione di persone che non hanno una collocazione politica e che hanno voglia di essere in piazza. Rispetto a questo tema ritengono importante dimostrare che c’è voglia di dire basta alla violenza che in questi anni è stata perpetrata. Quello che sta succedendo a Gaza potrebbe accadere, in futuro, anche altrove.
Per quanto riguarda l’Arci, ci siamo attivati per riportare al più presto in Italia gli attivisti fermati. Credo che sia irresponsabile attaccare queste persone e non attaccare invece chi, in questi due anni, ha massacrato migliaia di civili in una guerra che guerra non è, perché non si affrontano due eserciti: è un tiro al bersaglio sulla popolazione civile da parte di Israele. L’attentato di Hamas di due anni fa è un atto vergognoso e va condannato, ma oggi siamo di fronte a un genocidio».
Vincenzo Di Dio