La Piana di Gela, con i suoi 42.000 ettari, rappresenta uno dei territori agricoli più estesi e fertili della Sicilia.
Le sue coltivazioni (cereali, ortaggi, foraggi e frutteti) e le attività di allevamento rappresentano un comparto fondamentale per l’economia locale. Ma nell’attuale contesto climatico mediterraneo, segnato da lunghi periodi di siccità, precipitazioni irregolari e frequenti ondate di calore, la disponibilità di acqua stabile diventa un fattore decisivo per la produttività.
Le recenti indagini del WWF hanno evidenziato come, nel periodo compreso tra settembre 2023 e agosto 2024, la Sicilia ha vissuto una condizione di siccità severa che in alcune aree è sfociata addirittura in una vera e propria siccità estrema. Le precipitazioni sono state nettamente inferiori alla media con effetti immediati sulla disponibilità di acqua negli invasi già in sofferenza sin dall’inizio della stagione irrigua. Non si tratta però di un fenomeno isolato: già nel 2022 il deficit di risorsa idrica aveva fatto registrare il dato peggiore d’Italia, con un –81,7% rispetto al trentennio climatologico 1991–2020.
La siccità non è solo la conseguenza dell’assenza di pioggia, neve o umidità del suolo ma un fenomeno strettamente connesso alle azioni umane. Il cambiamento climatico di origine antropica e la cattiva gestione delle risorse idriche e del territorio hanno aggravato la fragilità del sistema. Per questo motivo, accanto alle infrastrutture, diventa indispensabile promuovere pratiche di consumo e produzione più sostenibili, capaci di proteggere e valorizzare il territorio, così da affrontare con maggiore resilienza le sfide imposte dalle crisi idriche future.
Con il mutamento climatico che aumenta le probabilità di siccità estreme, diventa fondamentale un approvvigionamento costante e sicuro di acqua per evitare il rischio di compromettere le produzioni. Per fronteggiare queste sfide, nel corso dei decenni sono stati costruiti alcuni invasi strategici nei dintorni di Gela: la diga Comunelli (sita in contrada “Moddemesi” nel comune di Butera) la diga Disueri (in contrada “Disueri” in territorio comunale di Mazzarino) e la diga Cimia (in contrada “Passo del Cerasaro” Niscemi).
Queste opere, nate con l’obiettivo di garantire risorse idriche per l’irrigazione e per l’allevamento, dovrebbero costituire una vera e propria “cassaforte d’acqua” a servizio delle campagne. In teoria la loro capacità di accumulo, in condizioni ottimali, di oltre 40 milioni di metri cubi complessivi d’acqua permetterebbe di irrigare migliaia di ettari e di assicurare un supporto stabile alle aziende agricole del territorio.
Tuttavia, la realtà è più complessa. Nonostante la presenza di questi bacini, gli invasi non riescono a essere sfruttati al massimo della loro portata. Problemi strutturali, manutentivi e gestionali ne limitano fortemente la capacità reale, vanificando buona parte del loro potenziale con ovvie conseguenze sull’agricoltura: campi non irrigati, pozzi privati sovrasfruttati, costi extra, riduzione delle rese produttive e rischio di perdita dei raccolti. Il bacino della diga “Comunelli” risulta in gran parte colmato da sedimenti e fango, la diga “Disueri” presenta problemi di stabilità, la diga “Cimia” mancanza di gestione e manutenzione adeguata.
In questo scenario appare chiaro che per garantire un futuro all’agricoltura della piana di Gela sono necessari diversi interventi di bonifica e dragaggio dei bacini per recuperare volume d’acqua e ridurre l’intasamento del fondo; di rinforzo strutturale, per ridurre il rischio di cedimenti, tracimazioni o crolli; di messa in sicurezza, di gestione e manutenzione ordinaria e straordinaria, reti di interconnessione tra invasi per trasferire l’acqua fra bacini a seconda del livello di riempimento e delle necessità irrigue.
Negli ultimi mesi, l’amministrazione comunale di Gela ha impresso un’accelerazione importante in questa direzione e, pur tra le difficoltà, iniziano ad emergere segnali di incoraggiamento.
L'Assessorato regionale dell'energia e dei servizi di pubblica utilità, retto da Francesco Colianni, ha finanziato il progetto per la nuova interconnessione delle dighe “Disueri” e “Cimia” ed il progetto per lo sfangamento delle valvole di fondo e dello scarico di superficie della diga “Comunelli”. Si tratta di opere fondamentali non solo per migliorare l’efficienza dei bacini, ma anche per recuperare capacità utile.
Il sindaco di Gela Terenziano Di Stefano, ha commentato: «Oggi possiamo guardare al futuro con maggiore fiducia. Per troppo tempo le nostre campagne hanno sofferto la mancanza d’acqua costringendo agricoltori e allevatori a fronteggiare enormi sacrifici. Con questi interventi stiamo dimostrando che, con la collaborazione tra istituzioni, è possibile cambiare rotta.
Non si tratta solo di restituire funzionalità a delle infrastrutture ma di ridare vita a un territorio che da sempre vive di agricoltura e lavoro nei campi. L’acqua è la nostra risorsa più preziosa, custodirla e gestirla con responsabilità significa difendere il futuro della Piana di Gela e delle nuove generazioni. Questo è solo l’inizio di un percorso che intendiamo portare avanti con determinazione e con il coinvolgimento di tutta la comunità».
Questi interventi rappresentano un primo passo concreto verso il rilancio delle infrastrutture idriche della Piana di Gela. Se affiancati da adeguati meccanismi di governance e controllo, potranno garantire una gestione più efficace, capace di evitare sprechi e dispersioni.
La sfida è ambiziosa ma necessaria, trasformare un territorio che per anni ha subito i limiti di strutture inefficienti in un modello virtuoso di utilizzo sostenibile delle risorse idriche, restituendo così fiducia e prospettive al comparto agricolo. Senza acqua non c’è agricoltura e senza agricoltura la Piana di Gela perderebbe la sua identità e il suo ruolo economico.