Porto rifugio, la storia infinita

Porto rifugio, la storia infinita

Un vecchio proverbio dialettale gelese su certe situazioni controverse caratterizzate da incertezza e confusione recita così: «tra a mammana e a tinitura, squagghiau a criatura» ovvero per l'incomprensione tra l'ostetrica e la sua aiutante la neonata è morta.

La stessa cosa sta accadendo per il porto rifugio di Gela, strappato alle mani della inefficiente Regione Sicilia governata da Renato Schifani (Forza Italia)  e affidato all'autorità di sistema portuale di Palermo che dipende dal ministero delle infrastrutture, cioè da Matteo Salvini (Lega). I due esponenti del centro-destra si stanno comportando come «a mammana e a tinitura». 

Mentre l'autorità portuale dinamica e produttiva portava avanti i suoi progetti sui porti della Sicilia occidentale, tra cui quello di Gela, il ministro decideva di sostituire per fine mandato il presidente dell'ente marittimo, Pasqualino Monti, con una sua fedelissima, l'ex europarlamentare della Lega, Annalisa Tardino, avvocato, senza consultare Schifani, nè come governatore nè come alleato. E schifani, infuriato, presenta ricorso al Tar con richiesta di sospensione della nomina contestando alla Tardino la mancanza dei requisiti necessari a svolgere il suo nuovo compito.

Richiesta di sospensione che poi ritirerà in attesa dell'udienza del 13 gennaio 2026. Ma intanto tutte le pratiche in itinere si bloccano. Anche il progetto di miglioramento del porto rifugio gelese in attesa da 12 anni. Perchè la storia dell'insabbiamento del bacino portuale è molto più vecchia. Risale alla costruzione dell'allungamento del molo di levante, notoriamente sottoflutto, decisa in maniera scellerata anzichè allungare quello di ponente.

Il senatore Pietro Lorefice che segue da anni la problematica dei porti di Gela e che, grazie a una sua proposta di legge durante il governo "Monti 2" è riuscito a portare le competenze dalla Regione alla più efficiente autorità di sistema portuale, ci dice arrabbiato: «ho le prove che l'allungamento del molo di levante (di sottoflutto) al porto rifugio di Gela sia stata opera di una precisa volontà di causare l'insabbiamento dell'intero bacino con l'evidente scopo di favorire l'impresa di dragaggio di uno degli allora famosi cavalieri del lavoro siciliani. Perchè è impossibile che una società che faceva lavori marittimi da decenni con fior fiore di tecnici al suo interno abbia potuto compiere un errore così marchiano.

Loro avevano in appalto una draga fissa nel porto gelese, in esercizio 365 giorni l'anno, a spese della Regione che zitta zitta pagava sempre». Si era a cavallo tra gli anni '70 e '80. Poi, ristrettezze economiche e lotta alla mafia sconvolsero il quadro economico e politico siciliano. A Gela la draga a cucchiaio del cavaliere Graci sparì. Il porto lentamente si insabbiò in attesa che fra le tante idee un progetto di ripristino dei fondali e di ampliamento strutturale fosse approvato.

Ci son voluti più di 40 anni perchè la giunta regionale di governo (ottobre 2024) deliberasse positivamente. Si è dato infatti il via libera a un accordo attuativo tra la Regione, l'autorità portuale, il comune di Gela e l'Eni, e prevede un finanziamento di oltre 40 milioni di euro per riqualificare e potenziare l'infrastruttura.

Nel frattempo però i costi crescono mentre la disponibilità finanziaria preliminare, ottenuta dalle compensazioni Eni, si sono ridotte essendo passate nel frattempo da 5 milioni e 580 mila euro a circa 4 milioni di euro per le spese di 2 caratterizzazioni della sabbia e di scavo.

E mentre politica e burocrazia bloccano tanti progetti, «si fa pressante – scrive il sindaco Di Stefano – l'urgenza di rendere agibile questo piccolo ma importante scalo marittimo per la pesca, per le imbarcazioni da diporto e per i natanti della capitaneria e delle forze dell'ordine» che garantiscono vigilanza e soccorsi in mare e sicurezza di frontiera. Con l'autorità portuale e la stessa Regione si era concordato di dragare il fondale e di avviare l'iter per realizzare quantomeno un «pennello», cioè la posa in opera di una certa quantità di massi sulla linea dell'allungamento dell'attuale molo di ponente per fermare o quantomeno frenare il flusso di sabbia trasportata dalle correnti fin dentro il porto.

Ma burocrazia e controversie politiche hanno bloccato tutto. Figuratevi che stanno per scadere pure le autorizzazioni ambientali Via e Vas, per la costruzione del nuovo braccio, dato che hanno un loro periodo di validità e quel che è peggio pare che non sia possibile ottenere proroghe dal ministero per l'ambiente. Altra sabbia infatti è arrivata nel frattempo da tutte le parti e si è accumulata riducendo ulteriormente la navigabilità dello scalo marittimo.

Il comitato spontaneo per il porto, costituito da operatori marittimi, imprenditori e volontari, non rinuncia a lottare ma è deluso. Lamenta l'inesistenza di un coordinamento di forze locali che sappia affrontare questa emergenza e suggerire le soluzioni più idonee.

«L'unico nostro interlocutore è rimasto il sindaco - ci dice il presidente di questo comitato, Massimo Livoti. «Terenziano Di Stefano è ammirevole, vorrebbe fare tutto ma da solo non ce la può fare. Dobbiamo creare una cabina di regia, un tavolo di confronto, un gruppo di lavoro composto da operatori portuali, amministrazione comunale, parlamentari della zona, sia nazionali che regionali, per seguire costantemente l'iter burocratico del progetto e con verifiche periodiche nel corso di apposite riunioni.

A Gela, specie in campagna elettorale, per la questione del porto rifugio sono venuti assessori, ministri e rappresentanti di tutti i partiti e di tutti i governi da 12 anni a questa parte. Pure Toninelli (M5S), pure Matteo Salvini. Anche i giornali e certi programmi TV (vedi Striscia la Notizia) hanno raccontato più volte l'assurda situazione di questo porto. Ma tutto è rimasto come prima. Anzi. La situazione è peggiorata».

Livoti è sempre più convinto che «c'è qualcuno che lavora per impedire l'entrata in esercizio di questo porto». «Perchè non procedono all'escavo del porto? Se vogliono lo possono fare, così come hanno fatto con la banchina lato nord: si è voluta e si è fatta in tempi brevissimi! Sì, vero, è bella! Ma l'escavo dei fondali per noi risulta più urgente e più importante della banchina che oggi serve a poco dato che non si può nemmeno raggiungere con le barche».

– Chi potrebbe avere interesse a mantenere bloccato il porto-rifugio di Gela?

«Non sono un dietrologo, uno che crede ai complotti ma sono sempre più convinto che tutto dipenda dall'incapacità di chi dovrebbe risolvere il problema e non lo sa fare. Sì, per me è proprio una questione di incapacità».

E allora il sindaco a luglio sollecita un confronto urgente con l'autorità marittima di Pasqualino Monti e chiede di sapere a che punto sono i lavori di allungamento del molo e di dragaggio, perchè tutto è di nuovo bloccato.

La risposta, arrivata 4 giorni dopo, taglia perentoriamente ogni speranza e dice al sindaco di Gela che per il momento non è possibile incontrarlo. Monti infatti sta per andare via. Nel frattempo, a seguito del parere negativo di Arpa sul "ripascimento" cioè riguardo al deposito sulle spiagge della sabbia dragata in quanto area SIN, l'Autorità Marittima sta verificando se i conferimenti sabbiosi possono essere scaricati in mare aperto lontano dalla costa.

Contemporaneamente, l'impresa incaricata sta effettuando la verifica progettuale per la costruzione del "pennello intercettatore" del costo di due milioni di euro. Ma anche qui bisogna completare le procedure ambientali. Un incredibile groviglio di adempimenti che solo la burocrazia italiana è capace di inventare. E spesso è la paralisi.

Terenziano Di Stefano però non si arrende e pochi giorni fa è tornato alla carica. «Ho chiamato la Tardino che si è insediata pochi giorni fa coi pieni poteri e lei mi ha detto che si sarebbe fatta sentire presto per incontrarmi».

«Il rischio di perdere la caratterizzazione c'è – ammette, il sindaco – però è anche vero che sul porto, come abbiamo detto all'assessore regionale, Luca Sammartino, dobbiamo puntare tutto. Basterebbe iniziarli i lavori del braccio e del dragaggio. Perciò aspetto la convocazione. Spero che riescano a trovare un escamotage giuridico capace di fare bypassare questa scadenza».

«Dobbiamo essere più incisivi – sollecita Massimo Livoti. Dobbiamo creare una cabina di regia, un tavolo permanente con tutti i soggetti interessati, pubblici e privati e i parlamentari della zona, per seguire passo passo l'iter burocratico e rimuovere subito gli ostacoli. Se non facciamo così tutto finisce nel dimenticatoio».

L'assessore Peppe Di Cristina venutone a conoscenza ha subito condiviso e accolto la proposta del comitato per il porto e ha annunciato attraverso il Corriere di Gela che «nei prossimi giorni convocherò in municipio tutti i soggetti che potrebbero far parte proficuamente della cabina di regia per un confronto costruttivo che accorci i tempi e ci restituisca il porto nella sua completa funzionalità ed efficienza come da progetto».