Emergenza sangue a Gela In fila per donare alla Fidas

Emergenza sangue a Gela In fila per donare alla Fidas

«La frigoemoteca del Centro Trasfusionale di Gela è quasi vuota – ha ammonito, preoccupato, martedì scorso, il dott. Nunzio Marletta, primario del Centro Trasfusionale dell’Ospedale “Vittorio Emanuele”. «Abbiamo poche sacche disponibili a fronte di tante richieste. Una situazione che mette a rischio chi ha bisogno di trasfusioni per vivere». 

È bastato questo breve ma accorato appello per accendere ancora una volta quella luce di grande generosità dei gelesi attraverso una sorta di rete invisibile che collega migliaia di donatori di questa città sorprendente. Una risposta civile, umana e solidale a quell'appello del primario, attento custode e gestore dell'emoteca cittadina. 

E mercoledì scorso, davanti al centro di raccolta Fidas di via degli Appennini, venti persone, soprattutto giovani, si sono presentate spontaneamente, una dopo l'altra, per donare sangue e plasma. Un piccolo grande segnale, un gesto silenzioso ma potente, che racconta meglio di qualsiasi parola la generosità di una comunità che non si tira mai indietro. La città, ancora una volta, ha risposto. 

«È la dimostrazione che il cuore dei gelesi batte forte - commenta Enzo Emmanuello, presidente di Fidas Gela, la più grande associazione di donatori di sangue del territorio.  Ogni volta che lanciamo un appello, la nostra gente non ci delude. Ma ora serve fare di più, dobbiamo trasformare l’emergenza in normalità, la solidarietà in abitudine. Donare deve diventare un gesto civico, naturale, come andare a scuola o a lavoro».

A mobilitare quei primi 20 giovani è stata anche l'azione di sensibilizzazione capillare della Fidas, il cui presidente, condividendo e facendosi portavoce delle preoccupazioni di Marletta ha detto: «Oggi serve ancora una volta il cuore della nostra gente. Il sangue sta finendo, mancano sacche di sangue Zero positivo e A positivo. Dietro ogni sacca c’è una persona che aspetta, un malato cronico che spera, un intervento che non può attendere. Donare non è un gesto qualsiasi, è un atto di vita». E proprio perchè è a rischio la vita, abbiamo chiesto al dott. Marletta il motivo di questa improvvisa emergenza.

«Ci sono più componenti che possono determinare una emergenza-sangue – ci ha spiegato il primario – casi particolari, come ad esempio quello di un paziente del nostro ospedale per il quale la settimana scorsa abbiamo dovuto usare 10 flaconi di sangue Zero Rh positivo per salvarlo. Episodi come questo ci svuotano le riserve. E se non vengono subito ripristinate con nuove donazioni sono problemi. Non sempre purtroppo si trova tanta disponibilità perchè a volte diventa assai difficile riuscire a capire perchè in determinati periodi certe persone si astengono dal donare sangue».

– Magari non possono, per ferro basso, o per problemi di pressione.

«Un donatore momentaneamente indisponibile alla donazione del sangue dovrebbe verificare se può procedere alla donazione del plasma che è meno restrittiva. Un separatore cellulare preleva il sangue intero e separa la parte liquida, che è il plasma, cioè la parte che a noi interessa, restituendo al donatore la parte corpuscolare. Dal plasma l'industria farmaceutica ci consegna poi i cosiddetti plasmaderivati (albumina, immunoglobuline, complessi protrombinici). Purtroppo in questo periodo (per motivi a noi sconosciuti) c'è stato un inaspettato calo delle donazioni che ha aggravato la situazione già precaria per il consumo di sacche di specifici gruppi sanguigni».

– Una volta c'erano le vecchie banche del sangue...

«No, non ci sono le banche del sangue. Però abbiamo i centri trasfusionali collegati in rete. In provincia di Caltanissetta abbiamo due SIMT (servizio di immunoematologia trasfusionale): il centro trasfusionale del capoluogo e quello di Gela, ovvero due emoteche tra le quali avviene un interscambio secondo le necessità del momento e in fase di programmazione per i pazienti cronici. Ci interfacciamo con i colleghi nisseni giorno per giorno. Generalmente siamo autosufficienti ma in caso di ulteriore carenze di emazie, la rete di interscambio diventa regionale e dunque si chiede il sangue necessario alle altre province. Oppure si dà a chi ha bisogno. Come stiamo facendo con la zona di Cefalù dove ogni due settimane riusciamo a dare qualcosa».

La fonte primaria e generosa di approvvigionamento di sangue, a Gela è l'associazione Fidas (ex Adas) fondata nel lontano 1978, che oggi può contare su oltre 2500 soci donatori. E' l'esercito della generosità e dell'altruismo. Nel centro di raccolta di via degli Appennini operano quotidianamente, cinque medici, una dozzina di infermieri, si alternano più di 50 volontari e 4 ragazzi del servizio civile universale danno una bella mano d'aiuto nella gestione di tutti i giorni. 

Da qui passa la Gela migliore, quella che dona il proprio sangue in modo anonimo, senza contropartita e senza chiedersi a chi con il suo dono garantisce la vita.

La Fidas di Gela ogni anno raccoglie dai suoi donatori oltre tremila sacche di sangue che trasferisce puntualmente al centro trasfusionale dell'ospedale Vittorio Emanuele.

«Eppure - dice rassegnato Emmanuello - le emergenze da noi si possono considerare all'ordine del giorno. La nostra è una città che richiede tante sacche di sangue per patologie ematiche e necessità ospedaliere. E comunque devo dire che Gela risponde veramente bene a queste esigenze. I donatori hanno un cuore grande. Noi però ci auguriamo che la donazione diventi routine perchè una persona che sta bene, che gode di buona salute e che può donare sangue regolarmente, dovrebbe farlo come gesto civico e  scongiurare così queste emergenze».

«Portiamo avanti tutto l'anno campagne di sensibilizzazione alla donazione nelle scuole, nei vari luoghi di aggregazione come le palestre, i palazzetti dello sport, lo stadio, le associazioni.

«Ne stiamo realizzando una con il Gela Calcio, l'abbiamo fatto già con il Gela Basket, ne abbiamo in programma una con l'Aiga, l'associazione dei giovani avvocati, i club service e svariate aggregazioni della città. La cosa più importante è che una persona che dona il sangue dovrebbe parlarne con gli amici per farlo diventare un gesto normale, naturale, e invogliare gli altri a imitarlo».

Le venti persone che mercoledì mattina si sono presentate al centro Fidas sono solo l’inizio. Altre hanno già prenotato per i prossimi giorni. È il segnale che Gela, ancora una volta, ha scelto la strada del cuore. E mentre le sacche tornano a riempire lentamente i frigoriferi del Centro Trasfusionale, in città resta un messaggio forte e chiaro che il presidente della Fidas Enzo Emmanuello ama sottolineare: «ogni donatore è un frammento di speranza, dietro ogni sacca c’è una storia, un volto, una vita che continua. Perchè donare sangue non è solo un atto di altruismo, è un atto d’amore per la nostra comunità».