«Cara Meloni, senza royalties, stop al gas di Argo Cassiopea» F.to Di Stefano

«Cara Meloni, senza royalties, stop al gas di Argo Cassiopea» F.to Di Stefano

Ormai è deciso! Se nessuno interverrà per ripristinare il pagamento delle royalties destinate ai comuni di Gela, Licata e Butera per lo sfruttamento dei giacimenti off-shore Argo e Cassiopea, il sindaco di Gela, Terenziano Di Stefano (nella foto), è pronto a firmare un’ordinanza che farà tremare Roma, Palermo e anche i vertici di Eni.

L’impianto di trattamento del gas, realizzato dentro la bioraffineria gelese, verrebbe infatti bloccato a tempo indeterminato, con conseguente stop all’estrazione del metano dai quattro pozzi sottomarini collegati alla costa tramite una condotta di 60 chilometri.

La minaccia non è una voce di corridoio. È scritta nero su bianco in una lettera inviata direttamente alla presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, con la quale Di Stefano chiede un intervento politico immediato per sbloccare lo stallo creatosi con la Regione Sicilia.

A innescare la crisi è stata la decisione dell’assessorato regionale all’Energia, guidato da Francesco Colianni (Mpa), di sospendere il pagamento delle royalties ai tre comuni. Una scelta (a dire di Palazzo d'Orleans) imposta da Roma, che avrebbe chiesto di verificare nuovamente se i giacimenti ricadano entro o oltre le 12 miglia delle acque territoriali. Se fossero più lontani, e quindi in acque internazionali, il diritto alle royalties spetterebbe solo allo Stato.

La Regione, in attesa di concludere gli accertamenti, teme di incorrere nella Corte dei conti qualora le somme fossero assegnate ai comuni e poi non recuperabili. Da qui l’idea suggerita da Roma di istituire un “capitolo di salvaguardia” in cui parcheggiare le risorse in attesa degli accertamenti.  Ma i tempi, denunciano gli enti locali, sono biblici, come spesso accade quando si parla di controlli marittimi in Sicilia.

Per Gela (comune che sta cercando di uscire dal dissesto economico) il blocco delle royalties è un colpo durissimo. L’ammontare complessivo dei fondi è di circa 15 milioni di euro l’anno, ripartiti in quote differenti: 43,5% (6,4 milioni) a Gela, 43,5% (6,4 milioni) a Licata, e il restante 13% (2,2 milioni) a Butera. Una cifra che tende a raddoppiare nel 2026 e che rappresenta una grossa boccata d’ossigeno, tanto più ora che le royalties petrolifere si sono drasticamente ridotte perchè i giacimenti sulla terraferma vanno a esaurirsi.

«Giorgia Meloni intervenga – esorta il sindaco Di Stefano. – Noi non ci piegheremo a nessun diktat». 

«Ho scritto a lei per comunicarle che sono pronto a chiudere l’impianto di trattamento del gas proveniente dai giacimenti Argo e Cassiopea», afferma al nostro giornale. E non nasconde la sua esasperazione mista ad amarezza e a una certa delusione per come la città viene trattata malgrado gli sforzi compiuti per uscire in questi anni da una crisi lunga e difficile.

«Ci riconoscano almeno – rivendica Di Stefano – il ruolo impegnativo svolto dalla nostra gente nel rendere possibile lo sfruttamento dei giacimenti, nel 2022 in piena pandemia e in un contesto internazionale segnato dalla guerra in Ucraina. Abbiamo accelerato gli investimenti, non abbiamo posto ne' condizioni ne' ostacoli. Ogni giorno qui si lavorano milioni di metri cubi di gas. E adesso che tocca raccogliere i frutti, la Regione che fa? Blocca tutto senza motivo».

A chi attribuire la responsabilità? Di Stefano indica l’assessore Colianni come riferimento politico, ma precisa: «Non è stato lui a bloccare i pagamenti. È stato il direttore generale, che ha disposto ulteriori verifiche nonostante esista già un documento firmato da Regione, Eni e governo nazionale che stabilisce come il 56% del giacimento ricada entro le 12 miglia».

Il piano del sindaco prevede di fermare tutto ma concede responsabilmente tempi tecnici più che sufficienti per farlo.

Di Stefano spiega come intende procedere. «Interverremo sull’impianto a terra, in raffineria. Darò 60 giorni affinché Eni smaltisca il metano in lavorazione e metta in sicurezza gli impianti. Chiuderemo così l’estrazione e la raffinazione del gas. Con rammarico, ma non abbiamo alternative». Una mossa senza precedenti, destinata a creare un terremoto anche a livello nazionale, dato che i giacimenti di Argo e Cassiopea (che custodiscono circa 10 miliardi di metri cubi di gas) nel 2025 stanno garantendo un incremento della produzione energetica italiana di oltre il 50% rispetto al 2024.

Ma non tutti condividono pienamente l'iniziativa del sindaco Di Stefano. I sindacati chimici e dell'energia, ad esempio, lamentano una certa distanza, uno spiacevole distacco dall'amministrazione comunale. «Il sindaco non ci ha coinvolto», dicono delusi.

La reazione del fronte sindacale è, per ora, di freddezza mista a preoccupazione.

Rosario Catalano, segretario provinciale Filctem-Cgil, puntualizza: «Abbiamo difficoltà a capire quali autorizzazioni il sindaco voglia revocare. In mare aperto non ha competenze e i decreti di perforazione e allaccio sono ministeriali».

Informato del fatto che l’intervento avverrà sull’impianto di terra, Catalano non nasconde i suoi timori.

«Siamo molto preoccupati. Questo che significa che ogni accordo, ogni progetto industriale si puo' revocare? Un’azione simile potrebbe avere ripercussioni sulle attività produttive di Enimed e, soprattutto, sui lavoratori. Questa vertenza nasce da un percorso politico che aveva già portato a un accordo sulle royalties. Perché tornare indietro?».

Il sindacalista lamenta anche il metodo.

«Né Eni né noi siamo stati coinvolti. Proprio adesso che con l’azienda avevamo aperto un tavolo di confronto sul comparto gas. Stiamo preparando un documento ufficiale con richieste precise».

La politica riflette e si divide. E Di Stefano rischia l’isolamento. Il sindaco pur avendo un fronte solido e unito nella maggioranza deve fare i conti con forze politiche ed esponenti di spicco che non condividono la sua strategia. Tra gli oppositori persino uno dei suoi interlocutori più frequenti, il deputato regionale Totò Scuvera (Fratelli d’Italia, che a Palermo è maggioranza), mantiene le distanze: «Conosco la vicenda solo dai giornali – dice. «Di Stefano questa volta non mi ha informato. Mi sono sempre battuto per Gela, e lo farei ancora, ma nessuno mi ha coinvolto».

Scuvera ricorda inoltre perché la Regione ha congelato i fondi:

«La richiesta arriva dallo Stato. Senza certezze sulla collocazione geografica dei pozzi, la Regione rischia gli strali della Corte dei conti».

«L’accordo sembrava avere superato ogni ostacolo - aggiunge in deputato regionale - quand'ecco che si riapre il dilemma delle 12 miglia». «Io sono qui. Se mi chiamano sono pronto ad attivarmi e a difendere gli interessi della città come ho sempre fatto».

Sono in tanti a dire che il sindaco avrebbe avviato una battaglia solitaria, senza costruire quel fronte ampio (politico, sociale, economico e sindacale) che servirebbe a trasformare questa lotta in una mobilitazione territoriale condivisa.

Lo scontro arriva mentre il Paese punta sul gas nazionale per mitigare le tensioni geopolitiche e ridurre la dipendenza dall’estero. Argo e Cassiopea sono considerati giacimenti strategici. La loro produzione, pur contenuta rispetto alla domanda italiana, garantisce stabilità all’isola e contribuisce a invertire un trend produttivo in calo da anni.

Un eventuale stop avrebbe ripercussioni che vanno oltre il perimetro gelese. Per questo, da Roma e Palermo, tutti guardano con crescente attenzione a una vicenda che intreccia autonomia locale, sicurezza energetica e responsabilità istituzionale.

Giusta o sbagliata che sia la sua scelta, Di Stefano sicuramente ha acceso con coraggio un faro su una vicenda che da mesi ristagna tra uffici regionali e ministeriali. Sembra una sfida impossibile, uno scontro Davide contro Golia.

Molti stanno ancora a guardare mentre è ora di schierarsi e scegliere con chi stare. Non c'è più ne' tempo ne' spazio per gli ignavi, i codardi e men che meno per gli ascari e i doppiogiochisti.