Per i 90 anni di Andrea Camilleri gli auguri di un vecchio amico

Il prossimo 6 settembre Andrea Camilleri(nella foto) sarà un novantenne. Un traguardo per tanti umani, invidiabile, ma non impossibile. Io, caro Andrea, sono un ottuagenario già da cinque anni, il prossimo novembre di quest’anno.

Se ti fermi e mi aspetti, fra cinque anni ti raggiungerò e, se Dio vuole, possiamo ancora proseguire, forti di questi due aggettivi.

Ma già, fin da adesso, possediamo uno scrigno pieno di ricordi. Ricordi lieti, di piccoli e grandi eventi trascorsi nella nostra età giovanile, là nella nostra nativa Porto Empedocle. Ed oggi, in vista dei tuoi prossimi novant’anni, questi ricordi riaffiorano: erano stati, fortunatamente, chiusi in una valigia di cartone; ma il tempo non è riuscito a cancellarli, né a sbiadirli.

Uno fra tanti, fra i tantissimi, è certamente un pezzo di musica jazz che ci piaceva immensamente. Il suo refrain lo fischiavo per chiamarti da sotto casa, o vedendoti da lontano per strada.

 

Con la fine della seconda guerra mondiale abbiamo importato  dall’America tante cose che mancavano all’italianetta fascistoide. La musica dei neri d’America era una di queste. Benedetta sia la radio di quegli anni nostri, giovanili, e dei 78 giri dei dischi: belli, grossi e pesanti, in vinile. Quelli che se cadevano a terra era la loro fine; e magari a noi spuntava una lacrima genuina, non da cipolla tagliata.

Quel pezzo di jazz che aveva colpito la nostra sensibilità musicale s’intitolava (io l’ho scoperto dopo moltissimi anni) Tiger Rag. Tu, Andrea, lo ricordi nel libro “I racconti di Nenè”, raccolti per le edizioni Feltrinelli del 2014, da Francesco Anzalone e Giorgio Santelli.

 

Scrivi che fu un certo Nick La Rocca, di origine sicilianam nato nel 1889 e morto a New Orleans nel1961, a comporre il nostro Tiger Reg.

Il “siciliano” La Rocca, oltre che compositore, si divertiva a suonare la cornetta, dirigere la sua orchestra alla quale diede il nome di Original Dixieland Jazz Band.

Ma fu soltanto nel 1917 a New York che La Rocca incise il suo primo disco, che comprendeva anche Dixieland Jazz One Step e l’altrettanto famoso Livery Stable Blues.

Per la sua carriera fu molto importante suonare in Canadà per la festa della ricorrenza del Trattato di Verseilles.

Io, di contro, Tiger Reg e il suo autore (che sia originario di Villarosa, in provincia di Enna, con quel cognome?) li ho scoperti rileggendo attentamente, dopo molti anni, La storia del jazz del mio amico Walter Mauro, scrittore e critico musicale, nonché autore della voce jazz nell’enciclopedia Treccani.

 

Per Mauro, a proposito di Tiger Rag, si trattava di una vecchia quadriglia che si ballava a New Orleans e sulle chiatte che solcavano il Missisipi.

Erano anche i tempi dei siciliani d’America Leon Roppolo, Eddie Lang che, in verità, si chiamava Salvatore Massaro e del violinista Joe Venuti.

Erano noti, per fare soltanto  tre nomi, come Louis Amstrong, Duke Ellington e la dolcissima Ella Fitgerald.

Per il tuo novantesimo compleanno, carissimo Andrea, ti farò un fischio; questa volta da qua, da Gela.

 

Lo percepirai, inevitabilmente; si tratta dello stesso pezzo musicale della nostra gioventù empedoclina, fra le scogliere di levante e di ponente, dove si secchia, sempre, il caos pirandelliano. Forse un alito di scirocco, proveniente dal Sahara, si mescolerà al nostro fischio di matrice americana.

La globalizzazione è in atto, fra un fischio e l’altro. Sono ricordi soltanto nostri, racchiusi e custoditi come tesori preziosi.