La riforma sanitaria annnunciata penalizza Niscemi

Prima annunciata, poi immediatamente “sospesa” alle prime schermaglie, la bozza di riforma inviata dall’Assessore al ramo, Baldo Gucciardi, alla VI Commissione Ars (Sanità), ha fatto e fa molto discutere.

Innanzi tutto, continua l’ostinazione della Regione siciliana a non voler riconoscere che Gela, Piazza Armerina e Niscemi, hanno scelto un ente territoriale diverso dalle ex province di provenienza, quindi già nella suddivisione dei servizi Asp, compresi quelli ospedalieri, c’è un macroscopico errore. Una riforma dei servizi ospedalieri non può essere fatta in questo modo, sapendo che - anche se non è d’accordo la maggioranza del Parlamento Siciliano – non si può né impedire, né ignorare, che queste comunità cambieranno ente intermedio.

Quello appena citato, è un problema molto serio perché riguarda l’organizzazione ospedaliera di un’area molto estesa e popolata che, a sud della Città Metropolitana di Catania, conta circa 280.000 abitanti. In quest'area si deve necessariamente programmare un servizio ospedaliero che valorizzi i nosocomi presenti, differenziando l’offerta e garantendo un servizio efficiente a tutti i cittadini. 

 

Persiste inoltre un altro problema dettato dalla solita incertezza: allo stato dell'arte, cioè, non è ancora stabilito se quest'area farà capo all’Hub di Palermo (Arnas) o all’Hub di Catania (Cannizzaro). Il tutto, sempre a causa dell’ostilità della maggioranza parlamentare intenta a preservare i collegi elettorali, piuttosto che dare seguito alle volontà popolari. Perché la logica, la conformazione territoriale, le distanze, il bacino di influenza è più che chiaro: è l’Hub di Catania, già oggi, il riferimento ospedaliero dei comuni di Gela, Piazza Armerina e Niscemi.

 

E' proprio il caso di dirlo: si tratta di una bozza che mina pericolosamente la sicurezza dei servizi ospedalieri siciliani. Rischioso, anzi molto rischioso, sopprimere i Pronto soccorso di Niscemi (27.558 ab.) e Piazza Armerina (21.886 ab.), vale a dire di due centri molto popolosi, il primo di dei quali insediato all'interno dell’area di alto rischio ambientale, a causa della vicinanza alla Raffineria di Gela … e non solo (leggi Muos), quindi beneficiario insieme a Gela di normative speciali in materia di tutela sanitaria-ospedaliera dei propri cittadini; laddove il secondo ha notoriamente un flusso turistico di oltre 300.000 presenze annue, pertanto soggetto ad affrontare emergenze di ogni tipo.

 

Il Comitato per lo sviluppo dell'area gelese è accanto a queste comunità e siamo pronti a collaborare, nonché partecipare ad eventuali iniziative a sostegno di una sanità equa per tutti i cittadini. Già ieri sera, una delegazione del Csag ha assistito ai lavori del Consiglio Comunale straordinario tenutosi a Niscemi a difesa dell'ospedale “Suor Cecilia Basarocco”. Seduta peraltro svoltasi con la presenza di svariate centinaia di cittadini niscemesi.

 

In definitiva, ben vengano le riforme ma nel rispetto delle popolazioni e dei bisogni, rispettando anche l’appartenenza territoriale e le scelte di cambiamento già eseguite dai territori.

 

 


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