Natalia Ginzburg, ritratto della scrittrice da giovane

Di pochissimi scrittori posso vantarmi d’aver letto tutto quello ch’è disponibile in libreria, nelle biblioteche o che, magari ancora inedito, sta riposto in qualche archivio.

Natalia Ginzburg (nella foto) appartiene invece a quel gruppo, ahimè ben più ampio, di cui conosco solamente ciò ch’è in volume, sapendo per certo che ancora molto mi manca, perché in luoghi privati e inaccessibili o perché rimane sparso in riviste e giornali d’annate lontane e ormai irrecuperabili se non nei fondi della Biblioteca Centrale. Una piccola parte di queste lacune – probabilmente con la buona scusa del centenario (Natalia Levi, maritata Ginzburg, nacque a Palermo cent’anni fa) – viene ora colmata grazie a due pubblicazioni. Mi riferisco ai Tre testi ritrovati (Per chi scriviamo, 1946; Educazione infantile, 1945; e la recensione al romanzo di Roth La madre di Portnoy, 1970) riproposti nel fascicolo di ottobre de «L’Indice dei libri del mese»; e, soprattutto, al corposo volume Un’assenza, curato, come ormai di consuetudine, in modo amorevole e puntuale da Domenico Scarpa. Le ottime Notizie ai testi vanno difatti intese non solo come strumento utile alla comprensione delle carte, ma come «un ulteriore atipico racconto a puntate (p. IX). 

 

L’antologia einaudiana è messa insieme da scritti che non superano le 20 pagine – la brevità è uno dei criterî di scelta – e si può spartire in due blocchi: quello che raccoglie i racconti, e l’altro, come anticipa il sottotitolo, le memorie e le cronache. Dei 15 racconti, Tradimento, del ’34, era tuttora inedito, mentre quello che dà il titolo all’opera era stato pubblicato l’anno prima; gli altri furono scritti nel periodo immediatamente seguente e fino al ’48; eccezione è l’ultimo, Domenica, che riporta la data 1978. Si tratta di prose che hanno rappresentato la fucina della giovane scrittrice, tant’è che si sente in alcune parti una certa asprezza; ciononostante la voce sommessa, ironica, dal registro mediano, è già inequivocabilmente quella di Natalia Ginzburg: riconoscibile nel timbro, nel ritmo, nell’andatura e nel tono (sempre) malinconico.

 

Tra questi racconti il mio preferito è Inverno in Abruzzo (1944; che poi verrà posto come proemio alle Piccole virtù, 1962) che narra dell’esilio dei giovani coniugi in quella regione, allora, lontana e isolata. Le ristrettezze, la doppia paura della persecuzioni (verso gli ebrei e gli antifascisti), la malattia, la fame e il freddo, insomma, tutto ciò che rende la vita un incubo, paiono a Natalia sopportabili, a volte perfino leggere, tanto da farle rammentare quell’anno come «il tempo migliore della mia vita» (p. 121). Queste frasi, lapidarie e piene di grazia, sono una lezione di virtù e non poche volte mi hanno fatto vergognare della mia stoltezza. 

 

Ancora più struggente è la poesia Mio marito (1941), una sorta di cerniera per la seconda parte, e che pone in relazione il tempo ‘felice’ dell’esilio con il dopo, ovvero l’esperienza del terrore nazista e della morte di Leone Ginzburg. In questa sezione di 22 componimenti si trovano anche riflessioni e note su temi più attuali e cogenti in una miscela, misteriosamente sempre riuscita, di narrativa e di saggismo – caratteristica della scrittura ginzburghiana – di Storia collettiva (per esempio, Passaggio di tedeschi a Erra, 1945) e di biografia, di serietà estrema e di una certa comicità come in La mia psicanalisi (1969). Leggere e rileggere queste pagine non ha dunque solo lo scopo di colmare certi vuoti bibliografici – come per i ragazzi d’una volta era la raccolta delle figurine – ma quello più nobile e necessario di ‘ritrovare il tempo perduto’ di uno dei grandi scrittori del Novecento.

 

 

Dopo ben 47 recensioni ho deciso, a malincuore, d’interrompere la rubrica del «Libro del mese». Desidero ringraziare il direttore per questa opportunità e soprattutto i lettori che negli anni mi hanno seguito, scritto, incoraggiato. Arrivederci. (g. c.)

 

Siamo noi a ringraziare Gandolfo Cascio, che per quattro anni, da Utrecht (Olanda) – presso la cui Università insegna Letteratura italiana e Traduzione – ci ha fatto pervenire mensilmente la sua preziosa e costante collaborazione. Le sue recensioni hanno arricchito e impreziosito in tutti questi anni la nostra pagina culturale e il nostro giornale. Lo ringrazio personalmente, certo di interpretare la gratitudine dei nostri e suoi lettori, con la speranza di poterlo di tanto in tanto rileggere. (r. c.).


Commenti   

0 #91 Ethan brodie_stonham@yahoo.de 2017-01-21 13:12
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