Anno 38°/La Fidas-Adas abbraccia i suoi donatori

Tradizionale festa del donatore domenica per la Fidas-Adas Gela e un nuovo appuntamento con chi, con grande senso di responsabilità, condivide una parte di sé con il prossimo e regala vita. Sorrisi e strette di mano, medaglie, targhe, anche se il vero spettacolo è offerto dai volti di tutti i donatori e volontari che anche per questa trentottesima edizione accorreranno numerosi per ribadire ancora una volta che chi dona sangue, dona vita. Uno slogan sempre attuale, per nulla banale, che andrebbe ripetuto ogni giorno quasi come un mantra. Come l’anno scorso anche questa volta centinaia di donatori insieme alle loro famiglie si ritroveranno al teatro “Antidoto” di Macchitella. 

Una giornata all’in

segna della solidarietà, per ringraziare tutti i donatori che con generosità e impegno, compiono periodicamente questo bellissimo e indispensabile gesto. Un lungo evento che inizierà già di buon mattino, dall’Unità di Raccolta presente in via degli Appenini che come ogni domenica accoglierà tutti quelli che vorranno fare una donazione di sangue o avvicinarsi al mondo del dono, con un prelievo pre-donazione. Alle 10,30 consueta messa del donatore nella parrocchia Regina Pacis e infine come detto tutti al cine-teatro “Antidoto” dove, a partire dalle 16,30, il presidente della Fidas-Adas della città del Golfo, Enzo Emmanuello, insieme a tutto il consiglio direttivo e ai volontari dell’associazione accoglieranno i presenti con la premiazione dei donatori benemeriti e il sorteggio dei premi. Monica Bevelacqua e Giacomo Giurato presenteranno la serata che sarà ovviamente all’insegna dello stare insieme e dell’allegria e che vedrà, tra l’altro, l'esibizione del comico siciliano Antonio Pandolfo il quale porterà in scena il suo spettacolo dal titolo “Pandemonio”. 

 

Una giornata, per l’appunto, che servirà ad abbracciare chi è già donatore e chi, magari, intende diventarlo ma ancora non conosce bene questo “pazzo” mondo della donazione! 

Un mondo fatto di tanti sorrisi, di piccoli documenti da compilare, da una bella poltrona comoda, una tv, un giornale, pochi minuti del nostro tempo e poche gocce del nostro sangue e infine una bella colazione offerta dai volontari dell’associazione. Piccoli gesti che non costano nulla. Sicuri, indolori. Gesti che possono salvare delle vite umane. Che possono mettere in salvo la vita dei più piccoli. Di chi ha una malattia, dei talassemici, di chi deve sottoporsi ad un trapianto, o chi ha subito un incidente grave. Sacche del nostro sangue che contengono vita. Sacche per le quali nessuno ci dirà grazie ma che abbiamo messo in conto perché è proprio questa la vera essenza della donazione: lasciare andare una piccola parte di se stessi verso chi ne ha bisogno, chiunque esso sia. 

 

Per questo, per tutto questo, ogni giorno la Fidas-Adas di Gela si impegna. Perché tra i pilastri del sistema trasfusionale moderno ci sono le istituzioni pubbliche, i tecnici del sistema trasfusionale e le associazioni dei donatori di sangue come la Fidas che a Gela opera oramai da tantissimi anni.  Attività che grazie alle associazioni di volontariato sono garanzia di continuità e di quel valore etico, proprio delle associazioni di volontariato che promuovono la cultura della solidarietà, del dono, per il bene degli ammalati. Le istituzioni legiferano e le associazioni di volontariato danno quel valore aggiunto promuovendo sul territorio, non solo la donazione quale atto singolo, ma un concetto più ampio di disponibilità per gli altri, di cittadinanza partecipata e di solidarietà. Infine, per i gruppi donatori di Butera e Mazzarino le giornate saranno replicate il prossimo 18 dicembre e l'otto gennaio del nuovo anno. 

 

La Fidas-Adas conferma la solidità del sistema di raccolta, anche se c’è sempre bisogno di nuovi donatori e di tanto lavoro per sensibilizzare quanti non hanno ancora avuto modo di accostarsi al nobile gesto della donazione di sangue. Un’attività incessante svolta alacremente dal personale volontario dell’associazione presieduta da Enzo Emmanuello.

 

– Presidente alla vigilia della 38ma Giornata del Donatore, qual è il consuntivo dell’anno che lasciamo?

«Se fermiamo la nostra attenzione esclusivamente ai freddi numeri, posso ritenermi più che soddisfatto. Il numero delle donazioni a Gela cresce in modo sensibile, ma le criticità legate alla mancata apertura dei punti di raccolta di Butera e Mazzarino, non ci consentono di sorridere. In questi due anni abbiamo dato all’Asp di competenza tutta la nostra disponibilità, non risparmiando tempo, competenze e buona volontà. Ma dobbiamo arrenderci alla lentezza della macchina amministrativa. Speriamo solo di risolvere la questione entro il 2017».

 

– Qual ile attività che coinvolgono la Fidas-Adas?

«Molteplici. Nel momento in cui abbiamo deciso di fornire un ulteriore supporto all’Ente Ospedaliero con l’apertura di una nostra Unità di Raccolta, abbiamo abbracciato una serie di competenze che da un lato ci obbliga ad avere grosse responsabilità nei confronti dei donatori, ma dall’altro ci consente di venire incontro a tutte le loro esigenze che, giustamente, devono essere soddisfatte nel migliore dei modi. Dobbiamo comunicare in maniera efficace con la cittadinanza, anche se non sempre è facile. Il mondo va veloce e noi stiamo cercando di stargli dietro, adeguandoci alla sua velocità, provando ad utilizzare tutti gli strumenti per stare al passo con i tempi». 

– Quali strumenti?

 

«I social network, ad esempio, rappresentano un modo idoneo per comunicare. Stiamo cercando di formare il nostro personale volontario per rispondere alle esigenze del nostro tempo, attraverso ben precisi corsi di formazione. Ma alla base di tutto, dopo la professionalità e la competenza del personale, ritengo che sia imprescindibile il calore umano. La nostra deve essere un’associazione che, prima di ogni cosa, deve mettere il donatore al centro di ogni interesse e attività. Un sorriso ed una buona parola, a mio parere, vale molto di più di qualsiasi altra cosa».

 

– Cosa vuole augurare alle migliaia di donatori della Fidas-Adas?

«Auguro loro ogni bene, è ovvio. Mi auguro che il loro gesto d’amore e di responsabilità possa essere valorizzato sempre più. E’ impossibile dare la misura dell’importanza di un gesto così nobile, quale quello di riuscire a dare una speranza di vita, così come fanno ogni volta che stendono il proprio braccio con il sorriso. Li abbraccio e li ringrazio proprio tutti».

 


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