Donazione organi/L’atto di grande generosità della famiglia La Cognata

La solidarietà può esprimersi in modi diversi: con l’aiuto ai deboli, il soccorso ai bisognosi, il conforto a chi soffre… Ma la donazione degli organi rappresenta il più bel gesto che si possa fare. 

Donare gli organi è certamente il modo migliore di dare un senso alla vita: donando ad altri una nuova speranza di vita! Oggi trasferire gli organi da un corpo che muore ad uno che può continuare a vivere non è più un miracolo ma una straordinaria opportunità che la scienza offre all’uomo che muore: quella di accendere una speranza in un’altra famiglia, di alleviare il dolore di altre persone, di placare mille altre sofferenze.

Spesso la decisione di donare gli organi deve essere presa nel momento del massimo dolore, causato dalla perdita, spesso improvvisa, di un familiare a cui si era legati da profondi vincoli d'affetto. E’ un momento difficile e di grande tensione per chi deve decidere. Un consulto tra i familiari e poi la decisione liberatoria. Una vita se ne va, ma altre tornano a vivere per avere ricevuto quel dono. Carmelo La Cognata, un nostro lettore che ha perduto il padre di 68 anni, ci ha telefonato chiedendoci di essere ascoltato perché voleva ringraziare pubblicamente  quei medici di pronto soccorso e di rianimazione per la dedizione e la professionalità con cui hanno assistito suo padre salvandolo  e poi per la grande serenità che gli hanno trasmesso al momento in cui,  al precipitare degli eventi, ha deciso assieme ai familiari di donare gli organi, fegato e cornee.

Parole di grande rispetto per i medici del “Vittorio Emanuele” di Gela che con garbo e molto serenamente al momento cruciale lasciano capire a Melo che non c’è più nulla da fare.  La decisione è immediata: donare gli organi. “Sento il dovere di ringraziare tutti, medici ed infermieri  – ci racconta Melo (così lo chiamano a casa) – per quel che hanno fatto per mio padre, soprattutto quando è stato trasferito al reparto rianimazione. Ho toccato con mano la grande umanità e professionalità di quelle persone che gli sono state accanto per strapparlo alla morte. Quando è giunto al pronto soccorso gli hanno diagnosticato un principio di ischemia cerebrale. E’ stata subito una corsa di tutti i medici del pronto soccorso e degli infermieri. Subito dopo le pratiche mediche, papà era tornato lucido e così è rimasto per 4-5 giorni”.

 

Ci racconta di suo padre, che aveva compito appena 68 anni,  come  di persona umile e generosa, sempre votato al bene degli altri, al punto che durante il recente terremoto in Abruzzo, scoppiando in lacrime, aveva deciso di partire come volontario per offrire qualunque forma di soccorso. In famiglia però lo hanno convinto  a desistere.  Melo, ha 39 anni e convive con una compagna che gli ha regalato due figli (un maschietto ed una femminuccia).  Ha avuto momenti difficili sul piano esistenziale che, nonostante le tante vicissitudini familiari e di salute è riuscito a superare.

 

«Non smetto di lottare – continua a dirci – difronte alle avversità della vita e non mi voglio abbattere. Mi consenta l’ultima cosa. Si parla spesso di malasanità negli ospedali e l’ospedale di Gela alcune volte non è stato esente. Ma voi giornalisti dovete sottolineare il grande coraggio e la professionalità che esiste nel nostro ospedale, specie quando medici e infermieri sono costretti a lavorare più del dovuto». 

 

 Anche io sono stato paziente nel reparto di ortopedia diretto dal dottor Salvatore Loggia, per via di una brutta frattura all’omero sinistro. Primario, vice, medici del reparto ed infermieri, posso testimoniare che  non stanno neppure un minuto senza far niente. Il reparto scoppia. Sì, scoppia di malati. Sono tanti i pazienti ricoverati, ma anche quelli che ricorrono al day-hospital e chi come me da esterno è tornato 4 volte in un mese per controlli e radiografie. I tempi perché ciascuno possa essere “servito” sono lunghissimi. Basti pensare che per ottenere la terapia ho dovuto attendere dalle 8,30 fino alle 14,00. Motivo?

 

Il personale medico e paramedico è insufficiente rispetto alla quantità della richiesta di salute dei cittadini. Naturalmente si dà priorità ai degenti interni ricoverati e sono molti perché provenienti anche da altre località. Anche se si va a passo di lumaca, per fortuna il servizio ospedaliero è efficiente. Morale della favola: è necessario il potenziamento del reparto di ortopedia e di tanti altri reparti. La speranza è l’ultima a morire. Ci dicono che il manager vi sta provvedendo. 


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