Il «libro bianco» del Coordinamento donne per il Territorio

Sono state ricevute a Palermo dal presidente della Camera Laura Boldrini. Hanno chiesto ed ottenuto anche un incontro con l’amministratore delegato dell’Eni, Carlo Descalzi e ad entrambi hanno esposto il “caso Gela”.

Sono le componenti del Coordinamento donne per il Territorio di Gela, capeggiate da Luciana Carfì (nella foto), presidente dell’Arci, cresciuta tra politica attiva ed associazionismo.

Il Coordinamento, nato dall'esigenza delle donne e cittadine gelesi di partecipare al dibattito sul destino del territorio gelese, si è costituito in concomitanza del lancio della campagna "Vertenza Gela" e si propone come contenitore inclusivo di proposte e attività, intenzionato ad accogliere tutti i temi cari alla cittadinanza e si qualifica quale luogo di dibattito, riflessione, elaborazione e sensibilizzazione.

– Chi sono le donne che ne fanno parte?

«Provengono dalle associazioni di volontariato, sia laico che cattolico, dal mondo della scuola, sono precarie, operaie, dipendenti Eni e mogli di quelli che vi lavorano, a Gela o all’estero, giovani studentesse universitarie che vivono fuori ma sono il valore aggiunto in quanto suggeriscono i temi da trattare, come la cura dell’ambiente o la salute e descrivono come i giovani si sentono rappresentati in questo momento di grande incertezza».

 

– Come si è giunti alla costituzione del gruppo?

«Le istanze di molte donne sono state raccolte all’interno di un apposito sportello istituito presso la sede dell’Arci. Ci siamo chieste in che modo potevamo dare il nostro contributo e abbiamo pensato di scrivere una lettera alla presidente della Camera, Laura Boldrini, in quanto donna e terza carica dello Stato. Abbiamo raccontato cosa viviamo in quanto cittadine, donne e mamme in un territorio che ha subìto e subisce molti danni e dove vi sono troppi bimbi che nascono con un tumore o si ammalano presto. Ha risposto dopo pochi giorni e a marzo siamo state convocate a Palermo al teatro Massimo in occasione della presentazione del suo libro. Un lungo incontro di quasi due ore durante il quale abbiamo avuto la possibilità di fare richieste importanti ad una donna molto attenta, determinata a starci vicino. Abbiamo percepito rispetto e riconoscimento nei confronti di questa città troppo spesso offesa e maltrattata. Siamo state anche ufficialmente invitate a Montecitorio dove abbiamo incontrato la vice ministro del Mise, l’onorevole Bellanova insieme al presidente della commissione ambiente della Camera Realacci e a loro abbiamo chiesto l’attivazione del Feg, fondo di adeguamento alla globalizzazione per i lavoratori in esubero che avrebbe dovuto essere richiesto ufficialmente dalla Regione ma è rimasto lettera morta.  Pur sapendo che non tocca a noi risolvere i problemi ma certamente fare la nostra parte di cittadine attive, indipendentemente dal percorso istituzionale, abbiamo chiesto degli incontri per portare sui tavoli romani la “questione Gela” e abbiamo raccontato il dramma di questo territorio, dramma di cui nessuno era a conoscenza, convinti com’erano che la firma del protocollo fosse la risoluzione a tutti i problemi. Abbiamo incontrato anche l’onorevole Cesare Damiano, presidente della Commissione Lavoro, l’onorevole Teresa Piccione della Commissione Sanità, Giovanna Martelli della Commissione Lavoro che è venuta a Gela per attivare misure a sostegno dei lavoratori. Siamo state ricevute con attenzione e rispetto anche da diversi parlamentari. Il presidente della Fondazione per il Sud, Carlo Borgomeo, si è messo a disposizione del coordinamento e delle associazioni per capire come aiutare il territorio. Nell’incontro con l’Ad di Eni, Claudio Descalzi, l’8 settembre, abbiamo chiesto di accelerare l’iter di attivazione del protocollo, che partano i cantieri e gli interventi eco-sostenibili e le bonifiche che riguardano il sottosuolo, l’attivazione di borse di studio per tutti quei ragazzi che a causa delle condizioni economiche disagiate delle famiglie non possono studiare e le prime 20 sono adesso una realtà.  Abbiamo chiesto di avere un ruolo sociale, non solo economico, di superare le lungaggini burocratiche che non rispettano i tempi delle persone».

 

– Venerdì è stata firmata l’adesione simbolica ad un patto, un impegno a elaborare progetti da proporre all’amministrazione. Come intendete proseguire?

«Quello che ci rimproverano è la mancanza di un’idea progettuale per fare ripartire la città. Noi abbiamo incontrato la prefetta, il Vescovo e quindi le parrocchie, le scuole, l’amministrazione, le associazioni di volontariato e quelle di categoria. Tutti concordano sulla drammaticità della situazione e si è deciso di partire dal basso per tentare la ripresa. Più di 86 tra comitati di quartiere, scuole, associazioni hanno aderito a questo patto che prevede la creazione di appositi tavoli tematici. Elaborato il progetto ci confronteremo con le istituzioni e sarà il progetto della città, elaborato dai cittadini. La nostra ambizione consiste nel dimostrare a questo territorio che se stiamo insieme ce la possiamo fare. Noi ci siamo assunte un pezzetto di responsabilità, dialoghiamo con tutti ma rivendichiamo fortemente la nostra autonomia. Scegliamo di difendere qualcosa che amiamo, come tutte le donne e madri ci abbiamo messo un po’ del nostro cuore, della nostra voglia di riscattare il territorio e sono sicura che ce la faremo».

 

– Quali sono i prossimi appuntamenti?

«Il 14 gennaio si terrà una riunione operativa aperta a tutti. Il 28 dicembre invece ci sarà il tavolo operativo dei giovani. Alcuni di essi sono in movimento già all’interno delle scuole. Occorre lavorare insieme per ripensare al futuro di questa città». 


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