Pd, referendum amaro e prove tecniche di elezioni

Sulla scia della sconfitta del 4 dicembre, sembra che Renzi voglia aprire una nuova stagione nel partito, una fase Dem che potrebbe passare per un allargamento della segreteria.

Alla direzione nazionale Pd, cui hanno partecipato alcuni politici gelesi, il tema  maggiormente focalizzato è stato quello della legge elettorale. Si è parlato di un ritorno al Mattarellum, ma ci si è anche concentrati sull’analisi del voto referendario, giudicato fallimentare. Ed a proposito di voto i renziani non fanno mistero di quando si dovrebbe andare a votare: primavera, al massimo nei primi di giugno.

 Il 14 scorso si è riunita la direzione provinciale del Pd per fare l’analisi del voto referendario.

 

Tutti i dirigenti del Pd hanno espresso un giudizio implacabile ed unanime rispetto all’innegabile evidenza che ci si sia trovati dinanzi ad un voto politico sul governo a guida Pd che ha probabilmente prevalso su una valutazione nel merito della proposta di riforma costituzionale.

 E’ stato riconosciuto che il Pd, a tutti i livelli, ha perso il contatto con una parte significativa del proprio elettorato storico, ma anche con quel tessuto sociale di cui, fisiologicamente ed ideologicamente, dovrebbe rappresentare le istanze così tradendo, di fatto, le aspettative e le speranze che nel 2006 erano state riposte nel nuovo Pd. C’è la necessità di ricostruire un partito ripartendo dai problemi della gente, non perdendo di vista la tradizionale area di centro sinistra.

E’ stato detto che è forte la necessità di rinvigorire l’iniziativa politica innanzi attraverso l’affermazione di linee politiche chiare e coerenti con i bisogni della città che devono trovare, innanzi tutto nelle strutture territoriali di base, quali i Circoli, il primo luogo di ricezione, di ascolto e di elaborazione di soluzioni concrete e tangibili. Obiettivi prioritari:

 

• lotta alla povertà diffusa con gesti concreti e continui;

• riaffermazione della legalità e di metodologie trasparenti e legalitarie a tutti i livelli istituzionali e politici attraverso una selezione delle nuove classi dirigenziali

• opportunità formative ed imprenditoriali per i giovani;

Anche a livello locale si è tenuta un assemblea che qualcuno ha definito direzione locale nel corso della quale il segretario Peppe Di Cristina ha preso la parola per dire la sua sul risultato referendario ma andando anche al di là. Abbiamo voluto anche ascoltare anche altri responsabili del Pd, alcuni dei quali pur non avendo partecipato alla direzione provinciale o all’assemblea cittadina hanno voluto esprimere la propria opinione sul risultato referendario a Gela e su quale strada debba incamminarsi adesso il Pd. Il coro è unanime: occorre ripartire dai bisogni della gente.

Qui di seguito le dichiarazioni raccolte.

 

Peppe Di Cristina (Segretario cittadino Pd)

– Anche il Pd provinciale e locale si è chiesto il perché della disfatta referendaria. A quali conclusioni si è arrivati segretario Di Crsitina?

«Abbiamo effettuato una direzione provinciale per l’analisi del voto e il giorno dopo una direzione locale, un’assemblea dove abbiamo deciso di non fare il congresso anticipato, ma nel frattempo ristabilire un rapporto forte tra i circoli e le città per ricominciare a fare iniziativa politica.  Ci sono stati vari interventi dove ciascuno ha spiegato le proprie ragioni. Anch’io sono intervenuto sostenendo che in Sicilia c’è uno scarto maggiore rispetto al resto del Paese perché la politica trasformista di alcune forze politiche ha diminuito l’impatto l’impatto d’innovazione che Renzi ha portato avanti. Per me bisogna partire più che alla ricerca di ceto politico, bisogna cercare il consenso elettorale che è un’altra cosa».

– Vi siete chiesti a quale livello sia sceso nei vostri riguardi questo livello a Gela. Non sono state rose e fiori? I due segretari, le spaccature in consiglio comunale, i transfughi verso altri partiti?

«Si tratta ormai di discorsi superati perché si trattava solo di pretesti. Chi li faceva ha scelto di stare in un altro partito che non mi par brillare per essere una forza riformista. Il Partito democratico di Gela è un Pd che c’è e che è ascoltato a livello provinciale  e regionale, tanto che il 20 gennaio prossimo avremo un’iniziativa regionale a Gela, lo Svimez e la deputazione nazionale». 

– Quali i temi che avete affrontato?

«Ferma restando la presenza dell’industria nel nostro territorio, c’è l’esigenza di costruire dei percorsi alternativi. L’agricoltura ed il turismo sono un elemento importante. E questo lo sosteniamo con forza da sempre tanto che abbiamo avuto qui la presenza dell’assessore regionale al turismo ed all’agricoltura. Se guardiamo le iniziative politiche messe  in campo dal Partito democratico in questi ultimi dieci mesi, in questa città sono giunti almeno una trentina di parlamentari regionali e nazionali.  Abbiamo fatto una quindicina di manifestazioni pubbliche. Mi pare che ci si trovi dinanzi ad un partito che si è rimesso a lavorare sulle cose concrete. La demagogia, il trasformismo ed il populismo li lasciamo ad altri».

– Il vostro partito ha perso dei cocci strada facendo e mi riferisco ai vari Biundo, Ventura, Malluzzo. Si è trattato di contrasto insanabile?

«Il problema è un altro. Loro non portano alcun voto. Alla gente non importa nulla del consigliere che se ne va. Alla gente importa se un partito è all’altezza di risolvere i problemi  e che sia lo specchio trasparente delle sue azioni. Il problema è che loro non hanno alcuna proposta politica».

– Mi pare che il Pd con l’avvento di Renzi sua diventato più un partito di centro che di sinistra. A Gela nel passato il Pd si è caratterizzato più un partito di sinistra o di centro sinistra, ed ora cosa è?

«Intanto noi  ci riconosciamo nel nostro segretario nazionale che ha fatto bene a non dimettersi da segretario. Invece ha dimostrato lealtà a dimettersi da presidente del consiglio. Su come si configuri il partito democratico, le dico il primo atto di Renzi segretario è stato quello di iscrivere il partito democratico al partito socialista europeo che è di sinistra».

– Possiamo parlare di un ritorno all’Ulivo?

«Io credo che il perimetro su cui lavorare sia quello del centro sinistra. Io immagino un nuovo ulivo con il Partito democratico al centro e alla sua sinistra una grande forza che riesca a mettere insieme le forze ambientaliste e progressiste del Paese per tornare a vincere le elezioni tornando ad un sistema più proporzionalista».

– A livello consiliare con chi si rapporterà il Pd per portare avanti le istanze provenienti dalla città?

«La cosa è molto semplice: il Pd di Gela è all’opposizione di questa giunta. Noi proporremo un’alternativa che costruiremo con chi ci sta. Riteniamo che la responsabilità del disastro sia il Movimento 5 stelle. Noi siamo pronti a costruire l’alternativa».

Hanno detto:

Alessandra Ascia (presidente  consiglio comunale, Pd)

«Io non ho partecipato alla direzione provinciale per miei motivi familiari. Ma a prescindere da ciò, ritengo che sia necessario riprendere il dialogo con i cittadini. La politica è per unire».

Peppe Arancio (parlamentare gelese all’Ars)

«La situazione che si è venuta a creare in Italia si innesta sulla stessa scia di Brexit e delle stesse elezioni negli Stati Uniti. La gente non è entrata nello spirito del referendum ma si è espressa se voleva o meno Renzi. Il risultato referendario che si è presentato a Gela è un problema nazionale. Io sono stato sempre del parere che la politica è lo strumento a disposizione dei nostri territori per migliorarli».

Miguel Donegani (ex deputato all’Ars)

«Sul referendum ho sempre avuto delle perplessità e l’ho detto in tempi già lontani. L’ho ritenuto inopportuno e intempestivo. Inoltre non lo ritenevo di interesse per il Paese visto il momemtno di difficoltà che l’Italia sta vivendo.  Io avrei evitato la personalizzazione eccessiva. Il no degli italiani è chiaramente un voto contro Renzi e contro le politiche che ha messo in campo soprattutto nelle regioni, in Sicilia ed il caso Gela parla chiaro. Dobbiamo anche chiaramente dire che il No in Sicilia è un voto contro il gruppo dirigente che contro la legge costituzionale. Il Pd di Gela è un partito di impronta nuova che sta facendo un buon lavoro. Io personalmente sono soddisfatto del ruolo che sta svolgendo il segretario, il presidente e tutto il direttivo. Il partito c’è a Gela. E’ un partito dinamico  che dirà la sua nei prossimi mesi».

Enzo Cirignotta (Capogruppo consiliare Pd)

«Non avendo partecipato alla direzione provinciale né a quella regionale non saprei che dire. Appena faremo un’analisi del voto a livello locale allora dirò la mia e ci confronteremo al nostro interno. La batosta avuta nel sud non è stato un fatto localistico ma nazionale. A Gela era logico che ci fosse questa batosta  dopo quello che c’è stato: la città inquinata, le elezioni perse, il partito spaccato, il fatto che Renzi non fosse ben visto. I voti di Gela hanno ricalcato quelli nazionali. Abbiamo preso il 28%. Per me l’idea è di ricostruire il centro sinistra. In questo momento c’è tanta confusione anche in consiglio comunale. Per esempio ora ci sono alcuni gruppi che si muoveranno in funzione dell’amministrazione. Non dimentichiamoci  che ad aprile scade il termine per la mozione di sfiducia. Oggi posso dire che il Pd resta all’opposizione e cercheremo di ricostruire il centro sinistra e poi alla scadenza dei 24 mesi valuteremo il da farsi».

Romina Morselli (consigliere comunale Pd)

«Non sono stata né alla direzione provinciale né a quella regionale. Quindi non poso esprimere alcun giudizio. Mi sento comunque di poter fare un commento personale sul voto referendario. Il nostro Paese è come se fosse annichilito per via della crisi economica e non mi pare che abbia guardato al merito del referendum, ma ad una voglia di punire la classe politica in generale. Il voto negativo è stato l’espressione di un malcontento generale che si registra in tutta Europa e non è legato  alle dinamiche interne del partito democratico, ma al senso di rabbia del cittadino che ha voluto manifestare».

Angelo Fasulo (ex sindaco di Gela)

«So di una direzione provinciale del Pd che si è tenuta nei primi di dicembre, no so se c’è stata anche una direzione comunale,  ma io sono andato alla direzione nazionale del Pd a Roma che ritengo molto più importante. So che tutti i congressi sono stati rinviati e che andranno quindi a scadenza naturale. Ovviamente questo referendum era politico contro Renzi e le conseguenze sono state evidenti. Il Partito democratico da tempo anziché organizzare un partito e una proposta politica  va sempre allo scontro. Pertanto finché si andrà avanti così si andrà sempre più indietro. Non basta dire solo che si è contro l’attuale amministrazione i cui danni sono evidenti, ma sarebbe necessario una riorganizzazione ed una ripresa dell’iniziativa del Pd che resta l’unica certezza e l’unico riferimento per fare ripartire non solo l’Italia ma anche questa nostra città. Purtroppo ancora una proposta alternativa del Pd, una proposta vera non la vedo. Prima ero più fiducioso, ora molto meno».


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