Politicamente scorretto/ Gela, città sfiduciata

Il sentimento che prevale, in questo periodo, tra i gelesi, è quello della sfiducia. Sfiducia in ogni luogo, in ogni settore, in ogni istituzione.

Partiamo dalla politica locale, dove da mesi il Pd (con annessi e connessi) e il centrodestra si stanno preparando (così dicono) alla mozione di sfiducia nei confronti del sindaco Messinese: aspettano giugno, e scaldano i motori. Nel frattempo, per fare le prove generali, un nutrito gruppo di consiglieri sta firmando la mozione di sfiducia nei confronti del Presidente del Consiglio comunale Alessandra Ascia.

 

E se sono sfiduciati i consiglieri comunali, figuriamoci i cittadini! Che non possono avere fiducia dell’ENI, in netto ritardo su bonifiche e bioraffineria e assolutamente poco credibile sul numero dei lavoratori occupati e da occupare nel radioso futuro industriale.

Ma non pul esserci fiducia neanche verso la Regione Siciliana, ancorchè presieduta da un gelese, che pasticcia le carte sul Porto Rifugio e nega alla città il passaggio alla Città Metropolitana di Catania.

 

Fiducia nelle forze dell’ordine? Potrebbe esserci se il numero delle pattuglie in servizio di controllo fosse adeguato ai bisogni, e invece scopriamo che tra i frequentatori della “movida” diversi elementi girano armati di pistola, e le macchine bruciate tornano ad essere una o due ogni notte. E si agitano anche i Vigili Urbani, a cui sono spariti i soldi per gli straordinari e le indennità.

Fiducia nella Giustizia? Un po’ resiste, ma i tempi lunghissimi per arrivare a sentenza non aiutano.

La sanità? Ma figuriamoci, con la mancanza di anestesisti, medici, personale ausiliario, con reparti che funzionano a intermittenza e nuovi reparti che vengono annunciati ma solo nel libro dei sogni.

 

Fiducia nei servizi pubblici? Basta provare a frequentare gli uffici di Riscossione Sicilia, dove la fila inizia alle cinque del mattino nei due solo giorni settimanali di apertura, per perdere ogni speranza di dignità.

 

E ancora i furti a ripetizione negli appartamenti, le strade piene di buche, i viadotti in pericolo di crollo, i negozi che chiudono i battenti, le migliaia di persone che emigrano verso la speranza di un futuro migliore, i suicidi a ripetizione, un tessuto sociale che si sta disgregando.

Lo so, sono problemi comuni a tanti centri del Mezzogiorno, ma Gela, sesta città   della Sicilia, non era abituata a questo, e proprio per questo soffre anche più di altri.

 

Occorre resistere, stringere i denti, dare fondo ai residui scampoli di ottimismo del nostro cuore e del nostro cervello. Pensare che Gela può riprendersi. Ma soprattutto occorre capire, una volta per tutte, che è necessario abbandonare i venditori di fumo e operare scelte nuove e coraggiose.