A volte ritornano. E meno male

Giorni di rientri in politica, quello del socialista, architetto Enzo Antonuccio (foto a sinistra), e quello dell’ avvocato Paolo Cafà (foto a destra).

L’uno e l’altro hanno un passato da amministratori. Antonuccio una trentina d’anni fa si occupò di servizi sociali al Comune di Gela, Cafà è stato assessore e presidente del Consiglio comunale. 

I due rientrano dopo anni di distacco, anche se non completamente fuori dalla politica. Possono dare ancora un buon contributo, visti i tempi (e gli uomini) che corrono. Alle ultime elezioni amministrative, Antonuccio ha sostenuto il candidato a sindaco Cosenza e da anni tiene in vita il vessillo dei socialisti; Cafà ha dato una mano all’avvocato Lucio Greco, e gli  è andata meglio che ad Antonuccio, avendo Greco sfiorato l’accesso al ballottaggio. Poco più di 600 voti in più e la storia sarebbe cambiata. In questi giorni, Antonuccio è stato rieletto segretario regionale del Nuovo Psi, Cafà diventa coordinatore provinciale di Sinistra Italiana.

 

Sinistra Italiana. Paolo Cafà, coordinatore provinciale

 

Celebrato a Caltanissetta il primo congresso provinciale di Sinistra Italiana con la partecipazione di Massimo Fundarò, del comitato nazionale. All’unanimità è stato eletto l’avvocato gelese Paolo Cafà,  con un passato politico di tutto rispetto e con al suo attivo presidenza del consiglio comunale, capogruppo consiliare del Pds, assessorato alla solidarietà sociale. Assieme ad Anna Bunetto, già segretaria cittadina dei Comunisti italiani,  a fine aprile andrà come uno dei sei delegati al congresso regionale a Palermo da dove verranno fuori gli organismi regionali. Oltre a Cafà e la Bunetto, questi  gli altri componenti del coordinamento provinciale: Antonella Rotella, Maria Spanò, Josette Carlino, Maria Lombardo, Dafnè Rimmaudo, Enzo Torregrossa, Andrea Grottadaurea, Lombardo Leonardo, Salvatore Pecoraro, Salvatore Tinnirello, Salvatore Divincenzo, Salvatore Falcone, Salvatore Guarino, David Catania, Massimo Gruttadauria, Maria Giuseppa Polara, Romeo Bonsignore, Giuseppe Iacono, Aldo Caramanna. 

 

«Serve giustizia sociale – è detto tra l’altro nel documento programmatico approvato al congresso -  redistribuzione del reddito e della ricchezza, combattere contro lo sfruttamento e la precarietà, tutelare i beni comuni e l’ambiente. Per questo ci impegneremo a costruire l’alternativa insieme a tutti i soggetti, a partire dagli uomini e le donne che vorranno condividere questo percorso insieme a noi, per ricostruire un rapporto nuovo tra politica e società. La politica deve essere lo strumento per la gestione del bene comune, redistribuire potere dall’alto verso il basso. Liberiamo la politica da chi la tiene in ostaggio al solo fine di tutelare interessi particolari a discapito della collettività. Una sinistra restituita al popolo, questa è la nostra sfida».

 

«Noi vogliamo ragionare assieme a  tutte quelle forze – ci dichiara il neo coordinatore di Si - che vogliono riconoscerci nell’ambito della sinistra. In primo piano poniamo gli interessi del lavoro, degli sfruttati e delle persone che stanno male. Noi non abbiamo rappresentanti in consiglio comunale, ma diciamo una cosa semplicissima: possiamo sperimentare il piccolo socialismo attraverso il bilancio di previsione. Quando ero assessore alla solidarietà sociale eravamo partiti da 3 milioni di euro giungendo a 16 milioni. Un balzo nell’investire nel sociale che portò benefici frutti per i bisognosi».

 

   Cafà è molto entusiasta e parla di un prossimo incontro a Gela con amministratori, movimenti politici come Dp, ex bersaniani, per una proposta consistente nell’inserimento nel bilancio di previsione del 10% del bilancio stesso,  da investire nel sociale per affrancare i momenti di crisi derivanti dalla chiusura dello stabilimento e che colpiscono quelle fasce sociali che non sono riuscite a trovare una collocazione lavorativa. Nella sua agenda anche iniziative che dovrebbero coinvolgere comitati e associazioni otre che movimenti di sinistra. «Abbiamo già preso contatti – continua Cafà – con segmenti di partiti affini come i bersaniani, i fuoriusciti dal Pd. Vogliamo anche vedere dove si collocherà Sicilia futura e se ci saranno le condizioni per un sereno confronto. Essere di sinistra non equivale ad un’autocelebrazione. Bisogna essere di sinistra o di destra nei fatti e nei comportamenti. Se Sicilia futura si colloca in un alveo in cui al primo posto ci sono gli interessi dei lavoratori, noi dialogheremo anche con Sicilia futura, ma dobbiamo capire tutto il loro divenire programmatico. In definitiva noi vogliamo portare avanti una piattaforma programmatica di diritti sociali e civili insieme al sindacato che contatteremo a breve, insieme ad articolo 1 (Mdp) ed agli ambientalisti, i veri ambientalisti naturalmente». 

 

   Fortemente critico nei riguardi dell’attuale amministrazione che a suo giudizio ha prodotto solo il vuoto assoluto. Non la ritiene all’altezza di fronteggiare le emergenze che Gela sta vivendo da alcuni anni a questa parte né la ritiene capace di assicurare l’ordinaria amministrazione.

 

Nuovo Psi. Enzo Antonuccio rieletto segretario regionale

 

 Sabato 8 Aprile scorso presso l’Hotel Universo, il Nuovo Psi ha chiuso il suo 6° Congresso a Roma con l'Assemblea Nazionale degli iscritti, dei quadri e dei  dirigenti, alla presenza del Presidente Nazionale on. Stefano Caldoro. Confermato il naturale posizionamento tra i "moderati riformisti" che rifiuta i massimalismi ed avventurismi per il Paese, in un epoca di incertezze internazionali e di guerre nell’area del Medio Oriente. L'Assemblea ha ribadito un nuovo modello di partito che sul piano della governance ha accolto la proposta proveniente dalla dirigenza siciliana.

 

L’architetto Enzo Antonuccio è stato confermato nella sua carica di Segretario Regionale della Sicilia, mentre ben 10 componenti del Nuovo Psi Sicilia sono stati eletti nel direttivo nazionale,  mentre 3 sono stati eletti nel coordinamento della Macro regione Sud. Tra di essi, l'ex sindaco di Gela, Giovanni Scaglione,  pure vice segretario. Anche il Movimento Giovani per le Riforme ha celebrato la 6° Assemblea Congressuale Nazionale  rinnovando tutti i quadri dirigenziali ed ha eletto i tre coordinatori nazionali, con il siciliano Eugenio De Cristofaro al fianco degli altri due esponenti rispettivamente della Regione Campania e della Regione Lazio.

 

   «Noi dovremmo essere no global – afferma Enzo Antonuccio - perché difendiamo interessi sociali. Non cerchiamo alleanze ma consensi. Mi sento molto gratificato per essere stato eletto dall’assemblea nazionale. Un conto è essere nominato, altro conto è essere eletto da una assemblea con le  tue tessere, la tua organizzazione, la tua struttura. Oggi siamo stati riconosciuti come partito modello da esportare. E’ una cosa che mi rende molto orgoglioso».

 

– Antonuccio, il Nuovo Psi, si configura come partito di centro destra?

«Noi ci dobbiamo classificare come un partito socialista riformista liberale.  Quindi un’idea craxiana da sempre. Il problema non esisteva nel 2005, oggi esiste il progetto di territorio. Ci stiamo muovendo da un anno in Sicilia dove tutte le realtà, compreso Niscemi, Palermo, Palma di Montechiaro, con un partito che si fa carico di conoscere tutte le istanze e quindi di proporre le soluzioni».

 

– Si dice in giro che vi state muovendo nell’ambito del territorio per ricompattare tutti i movimenti e partiti di centro destra per un’idea di progetto comune. Che c’è di vero?

«Noi stiamo facendo un ragionamento. Prima di tutto a Gela abbiamo seguito una linea: chi ha amministrato la città con gli esiti che sono dinanzi agli occhi di tutti, non si può ripresentare per riamministrare la città. Questa è una logica che io porto avanti da tempo. Noi stiamo proponendo l’idea di progetto di come rilanciare la città e il territorio. Se c’è qualcuno che ha queste capacità e condivide il  ostro progetto, bene. Se invece ragiona in termini di alleanza, di assessorati e di numeri secondo la vecchia logica, allora non se ne parla neppure e noi togliamo subito l’incomodo».

 

– Vuole essere più esplicito?

«Per esempio, si dice che si darà lavoro. Bene, ma la domanda è: come? Si dice: noi faremo i progetti. Domanda: con quali finanziamenti e dove li prendi? Chi fa i progetti? Chi ha la competenza? Chi ha il know how? Chi risponde a queste domande potrebbero esserci già i presupposti per consolidare un progetto di territorio. I partiti oggi hanno fallito perché non hanno conoscenza di come portare avanti la questione pubblica. Oggi si tratta di affrontare una gestione complessa che si chiama governance multilivello intersettoriale. Chi amministra deve possedere dei requisiti inimmaginabili. Oggi il fallimento è dato da una sottovalutazione del ruolo di amministratore, un ruolo talmente articolato che è prerogativa delle multinazionali. Oggi chi ha i soldi, la potenza, vince. I territori per vincere devono essere attrezzati con tutte le tecnologie».

 

– Avete in programma una qualche iniziativa politica imminente?

«Abbiamo già avviato delle trattative, ma ancora c’è un’accozzaglia di numeri e di voti, confusione  di idee. Non vediamo ancora in nessuno un progetto coeso e convinto».