Gela si salverà? Ogghiu frittu e baccalà

E’ opinione diffusa che a Gela, nella disastrosa e asfittica situazione del commercio, tra esercenti che chiudono bottega ed altri che riescono a malapena a sopravvivere, esista un’isola felice, ossia gli esercizi che vendono prodotti mangerecci. Pizzerie al tavolo, trattorie, pizzerie da asporto, paninerie, rosticcerie, sembrano resistere in qualche modo alla crisi.

Perché il “gelese medio” può facilmente risparmiare su abbigliamento, mobili, spettacoli, ma non rinuncerebbe mai facilmente alla “pizza del sabato sera” o ai vassoi di arancine, pizzette e calzoncini.

E’ il segno del futuro che avanza. Un futuro non più basato sulla raffinazione del petrolio, ma sulla prevista bioraffineria. Che non utilizzerà solo olio di palma proveniente dal sud est asiatico, dalla distruzione selvaggia di milioni di ettari di foresta, ma in piccola parte (circa il sei per cento) utilizzerà “l’ogghiu frittu” di tutta la regione, ma che dico?, di tutto il meridione.

 

E’ questo il senso dell’accordo stipulato tra l’Eni e il Consorzio per il recupero degli oli esausti: tutti gli oli raccolti e recuperati in Italia saranno equamente divisi tra le bioraffinerie di Marghera e Gela, con il consenso entusiasta del ministero dell’Ambiente.

Fin qui tutto bene, anche se il passaggio dal petrolio all’ogghiu frittu è tutto da verificare. Il problema è che l’accordo stipulato si propone di favorire la raccolta di oli esausti “prodotti dall’utenza domestica”, anche tramite accordi con le amministrazioni locali e le aziende di raccolta rifiuti.

 

Quindi,  presto anche l’olio di frittura di casa nostra dovrà essere conservato e smaltito come rifiuto speciale. ‘A zia Concetta, ‘a zia Carmela, ‘a zia Peppina e tutte le zie del territorio, dopo avere preparato le triglie fritte o la frittatina dovranno custodire gelosamente l’olio fritto, che sarà ritirato dall’azienda che si occupa dello smaltimento dei rifiuti. Non oso pensare a come sarà organizzato il servizio di raccolta: se tanto mi dà tanto, dopo avere visto quel che è successo con la raccolta differenziata, mi vengono i brividi.

 

Chi controllerà la regolare consegna dell’ogghiu frittu? I vigili urbani, una volta sistemate le controversie con l’Amministrazione comunale per il pagamento delle indennità, saranno inviati a girare nei quartieri per annusare gli odori di frittura ed assicurare i regolari adempimenti della zia Consolata? E se una famiglia, inguaribile affezionata del fritto misto, conferirà grandi quantità di ogghiu frittu, avrà riconosciuti dei benefici economici? E se no, continuerà a smaltire l’ogghiu nei normali impianti fognari?

 

Solo il tempo ci darà le risposte. Per ora prendiamo atto di questo accordo “storico” dell’ogghiu frittu, e speriamo che serva a qualcosa, magari a favorire qualche decina di occupati nella bioraffineria. Se poi la Regione Siciliana si deciderà, una volta per tutte, a finanziare i lavori per il ripristino del porto e la ripresa delle attività di pesca, potremo gridare tutti insieme, felici: “Gela si salverà, ogghiu frittu e baccalà”.