Tremate, tremate i maschi son tornati

In questo afoso pomeriggio di metà luglio, bruciato dal sole della campagna di Cinzia, fra una pausa e l'altra nella preparazione delle bottiglie di salsa, vengo a sapere che l'Espresso di questa settimana ha dedicato la copertina, e una serie di articoli all'interno, ai maschi, meglio ai maschi maschilisti, definiti autoritari, violenti, stupratori, possessivi, dominatori, etc. etc.,  la solita solfa, tanto per intenderci, trita e ritrita, da uno stuolo niente male di donnine titolate, a volte un po' attempate a volte no, ma tutte convinte del pericolo che si sta profilando in Italia con la riapparizione sulla scena di un omuncolo troglodita che si pensava ormai estinto: il maschio maschilista. 

E dai allora, da parte della Aspesi, della Saraceno, della Parrella, della Bianchi,  e tante altre prestigiose firme sinistrese e/o femministe, e/o compagne comuniste, affondiamo  il coltello verbale nella carne del maschio cavernicolo, gridiamo tutto lo sdegno per i tempi miseri che stiamo attraversando, ah! quanto era bello il tempo in cui l'Espresso pubblicava, una settimana si ed una settimana sempre, fisicacci di giovinette in costume adamitico senza riguardo alcuno per la dignità della donna, resa di volta in volta oggetto, bambola, gallinella. 

 

Forse l'Espresso, con questi argomenti, pensa di ritornare ai fasti del passato, quando a metà degli anni '70 la tiratura  era davvero impressionante? 

Sta di fatto che partendo dal postulato che la società è maschilista, che il maschilismo è frutto della cultura del possesso, che la donna è una povera vittima indifesa,  si sentono autorizzate a denunciare, parlare, sparlare, fare conferenze, fare bella mostra di sè e dulcis in fundo, zucchero non guasta bevanda,  gestire fondi dedicati alla lotta contro il femminicidio. 

 

E quindi puntualmente, periodicamente, la donna manager, giornalista,  attrice, scrittrice, cantante, presentatrice, filosofa, sociologa, psicologa psicoterapeuta, sessuologa, deve esibirsi in uno spettacolino narcisista e autoreferenziale allo scopo di legittimare la gestione dei fondi sul femminicidio. 

Ma se la cultura è donna, come dicono Loro, allora la cultura del possesso , se ancora esistesse, da dove viene? Dalle mamme e  dalle sorelle, insomma sempre dalle donne.

 

Ma queste donne dimenticano, o fanno finta di dimenticare, che il comportamento, umano e non solo umano, è anche influenzato dalla biologia e dalla psicologia, non solo dalla cultura, cito uno fra tutti gli studi della scuola di Palo Alto in California, fra cui  Gregory Bateson Paul Watzlawick, Don Jackson e Jay Haley sulle inter-relazioni , sulla sistemica, sui doppi legami etc. tanto per dire che l'uomo è anche il frutto di relazioni  e mai solo ed unicamente frutto di una cultura individuale. 

Ma andiamo ai numeri. 150 l'anno, in media, le donne uccise negli ultimi 5 anni dai maschi. Un femminicidio ogni due giorni, che da solo senza altri parametri di riferimento, è un numero che non dice nulla, ma che viene presentato dai mass media, 24 ore su 24, come un numero impressionante,  enorme, insopportabile, segno di una società maschilista, di una cultura del possesso ancora radicata e che invece bisogna sradicare del tutto perché una società possa dirsi autenticamente civile e democratica. 

 

Ragioniamo un pò, in Italia su una popolazione di circa sessanta milioni di abitanti, abbiamo all'incirca trenta milioni di donne e trenta milioni di uomini.  Vogliamo eliminare dal calcolo i bambini ed i giovani sino a 18 anni? E magari scendiamo a 15 milioni di maschi potenziali assassini? Se il fenomeno femminicidio riguarda 150 persone l'anno,  esso corrisponde allo 0,0000001 % dei maschi. E se andiamo ad analizzare la struttura di personalità di questi maschi spesse volte troviamo paranoici, alcolisti, tossicodipendenti, e tanti altri che sicuramente il DSM-V  non farebbe fatica a classificare come affetti da una qualche forma di disturbo mentale, e solo in sparuti casi non faremmo nessuna diagnosi. La percentuale di maschi assassini non affetti da una qualche forma di disturbo mentale si riduce ancora di più.

 

Ma allora come è possibile che un fenomeno così minoritario, statisticamente e sociologicamente insignificante, possa essere spacciato per un fenomeno allarmante, pericoloso, insopportabile, degno di una società di cavernicoli? Perché ci dobbiamo sorbire, anche noi maschi che non uccideremmo una mosca nemmeno se ci cagasse sopra il naso,  ore ed ore di rituali spettacolari e tediosi di romanzine da parte di espertologhe e tuttologhe che fanno, a pagamento si intente,  bella mostra di sé in televisione? 

 

Perché viviamo in una società a dominanza femminile, a prepotenza femminile, a dittatura femminile, che oscilla fra il matriarcato ed il femminismo, una società dove l'essere maschi è cosa ormai cosa vintage, demodè, dove di maschi non se ne vedono nemmeno a cercarli con il lanternino, e dove questi 150 poveri disgraziati maschi assassini servono allo scopo di diffondere la sensazione di vivere in un mondo violentemente maschilista. 

 

In realtà la violenza, psicologica e verbale,  è tutta al femminile che se non uccide in maniera improvvisa e spettacolare come quella maschile che è tutta fisica, uccide lentamente i maschi ormai sottomessi, li femminilizza, li annienta, e dopo anni e anni di educazione alla sottomissione ed alla soggezione  nelle famiglie,  nelle scuole, e davanti alla televisione, i maschi non sanno nemmeno che cosa vuol dire essere maschi, vivere da maschi.

Tutti femmine, o femminelle, o effeminati o edulcorati, o dolcini, così noi maschi siamo diventati.  D'altronde non lo diceva anche quella povera pazza visionaria di Oriana Fallaci che l'Europa è fatta di femminelle? 

 

Non lo diceva anche Ida Magli che l'Europa, andando avanti  di questo passo, verrà conquistata dai musulmani? 

Se l'Europa si femminilizza diventa un boccone appetitoso per l'Islam maschio,  e veramente maschilista. Ma Loro, le intellettuali sinistrese,  sono convinte di farcela anche con l'Islam, li femminilizzeranno. E se non ci riescono? 

 

Cazzi loro o delle donnine che vivranno nei prossimi anni, rispedite fra i fornelli, in casa, a cucinare per i loro uomini, magari avvolte in uno chador, o in un burka,  a 40 gradi all'ombra.