Quel fantomatico registro dei tumori che forse non esiste

E’ la prima volta che accade a Gela, dove tutti noi siamo solo capaci di strapparci i capelli e piangere sui nostri guai.

Né d’altro c’è stato e c’è uno straccio di politico che sappia guardare al di là del proprio naso per il bene comune.  Mai una volta in cui siamo stati capaci di passare dalle lagne all’azione. Ma questa volta il dado è tratto.

 

Ebbene, Gela è la capitale (sic!) delle malformazioni, delle neoplasie in misura doppia rispetto al resto d’Italia, città dichiarata ad alto rischio ambientale? Dicono che queste sono solo parole non suffragate da dati certi in virtù dei quali la nostra città possa vantare servizi sanitari d’eccellenza. 

 

E allora, visto che quel fantomatico registro dei tumori da cui attingere dati non è ancora aggiornato e ammesso che esista, e che l’unico dato ufficiale registra 1.500 casi di tumore nella nostra città, dato veramente ridicolo, e ben poca cosa perché Gela divenga un polo oncologico d’eccellenza, ecco spuntare un’idea che è una sorta di fai-da-te, suscettibile di successo perché fondato sulla partecipazione dei cittadini. «Perché non coinvolgere i cittadini – si è chiesta l’associazione Farc &C (Fondere Assistenza Ricerca Cancro & cultura) diretta da Angela Lo Bello (nella foto a sinistra) – con un censimento dei casi di tumore che hanno coinvolto e coinvolgono familiari e parenti? ». Ecco in un  baleno,  passare dall’idea all’azione. 

 

«Ci teniamo moltissimo a questo progetto – afferma Virginia Farruggia (nella foto a destra), consigliere comunale e presidente della commissione sanità – e dobbiamo parlarne sempre anche ora che andremo in vacanza. Bisogna capire che per ottenere delle cose e raggiungere degli obiettivi, bisogna autodeterminarsi. Oggi è il momento che Gela si autodetermini e che cominci a contarsi perché noi solo con i numeri alla mano potremo dire di cosa abbia bisogno Gela.

 

Tutti lo sappiamo che i casi di neoplasie a Gela sono tanti, ma nessuno lo può dimostrare perché in questo  le istituzioni non ci vengono in  aiuto. La politica men che meno e possiamo pure capire perché negli ultimi trent’anni si è presa una strada come questa. Ossia non abbiamo la possibilità di Avere strutture a livello ospedaliero di un certo livello. Dobbiamo capire che all’interno del piano aziendale noi non partecipiamo né come densità di popolazione ma neanche come numero di utenze, perché purtroppo i malati di tumore li spalmiamo per l’Italia. Di fatto non abbiamo un registro tumori che ci dia la contezza del danno». 

 

Ecco che con un semplicissimo questionario, strutturato e compilato su base volontaria con semplici campi da riempire e campi a risposta multipla, tutti i residenti del comune di Gela potranno fornire il proprio contributo in modo da mappare il più realisticamente possibile la diffusione di patologie oncologiche su tutto il territorio cittadino. Ecco che nel giro di pochi giorni a macchia di leopardo ne parlano tutti i mass media ed oltre all’associazione Farc viene coinvolta anche la commissione comunale sanità del Comune di Gela, presidente Virginia Farruggia che sposa subito il progetto coinvolgendo anche la presidenza del consiglio comunale nella persona di Alessandra Ascia. 

 

Nei dettagli è presto detto in  cosa consiste questo progetto salute. Va premesso comunque che oltre al progetto virtuale che si avvale di un modulo rintracciabile su tutti i social, il modulo stesso può essere ritirato anche presso Punti che hanno dato disponibilità   alla distribuzione e raccolta del modulo censimento :Via Buscemi  n. 160 Patronato Inapi di Grazia Caci; Corso Vittorio Emanuele  n. 363 Giorgia & Johns; Via Francesco Crispi n. 31 Clinica iPhone Gela; Via Francia n. 14 Samot Onlus.

 

    «Il modulo dovrà essere compilato in ogni sua parte – ci informa Angela Lo Bello quale presidente della “Farc & C” - per consentire l’analisi dei dati contenuti. Sulla base dei dati raccolti in forma aggregata ed anonima  e degli elementi statistici e loro valutazioni verranno presentate istanze e proposte presso i vari enti allo scopo di favorire il miglioramento dello stato di salute del cittadino del comprensorio gelese».  Si tratta di un semplicissimo questionario, strutturato e compilato su base volontaria con semplici campi da riempire e campi a risposta multipla, che tutti i residenti del comune di Gela potranno compilare in modo da mappare il più realisticamente possibile la diffusione di patologie oncologiche su tutto il territorio cittadino.

 

«Se riusciamo a raccogliere dei dati significativi attraverso la partecipazione volontaria dei cittadini, certamente dieci-quindici persone non possono ottenere un servizio di eccellenza, possono essere chiesti servizi maggiori. L’unico obiettivo è proprio questo: contarci. Non andiamo contro i politici precedenti o politiche future ed amministrazioni varie. Vogliamo solo dimostrare che siamo tot malati a Gela per cui vantiamo di ottenere dei servizi in più all’ospedale di Gela”. 

 

     «Se vogliamo ottenere risultati – continua la presidente Farc – dobbiamo essere tutti uniti, pazienti, familiari, amici, pazienti deceduti ecc. Dopo che ci siamo censiti e il censimento finirà solo quando abbiamo raggiunto un numero significativo o quando è rimasto fermo su cifre irrisorie rinunciando ad andare oltre, caso possibile perché dipende tutto da noi. Amaramente in questo caso mi resterebbe da dire che è inutile lamentarsi. Non ci siamo dati i tempi. L’importante è che siamo partiti. Ma voglio essere ottimista come sono per mia natura e pensare di centrare l’obiettivo, senza alcun altro fine».

Da cosa nasce l’idea di questo censimento? «Tutto nasce dal fatto che il popolo gelese tende sempre a lamentarsi e siccome questa lamentela non ha mai portato profitti, allora ho pensato che se tutte queste lamentele diventeranno un dato scritto ossia un censimento, daranno dei risultati. Spero che la cittadinanza gelese finalmente possa uscire allo scoperto per dire che il marito, la sorella, la moglie, mio figlio, mio zio, ecc.. hanno avuto il tumore e divenire oggetto di censimento».

 

Dieci anni fa – come ci riferisce Virginia Farruggia – se ne occupò la Lega ambiente da lei presieduta, coinvolgendo anche Pino Federico, allora presidente della provincia regionale di Caltanissetta. Furono approntati strumenti statistici, dati, registri, ecc. Ci fu solo un tentativo iniziale e pare che Eni avrebbe finanziato  il tutto. Poi quei dati, quella conta sparirono e non se ne seppe più nulla.  «Oggi – continua Virginia Farruggia – la commissione sanità indaga, ma senza arrivare da nessuna parte. Poco tempo siamo partiti con una ricerca all’Asp utilizzando i dati del codice 048, ma anche quella iniziativa non ha portato a nulla. Da quella ricerca è venuto fuori che a Gela ci sono circa 1.500 malati di neoplasie.

 

Quindi parliamo del nulla. Quindi capiamo perché siamo al quindicesimo posto, le strutture di eccellenza le fanno altrove. Siamo ridotti ad oggi in questo modo perché la politica negli anni passati non si poteva permettere di avere a Gela strutture di eccellenza perché avrebbe significato contarsi in un momento in cui non si poteva fare perché ci sarebbe stato il ricatto occupazionale. Credo che oggi la gente abbia capito cosa abbiamo perso. Oggi moriamo di fame e di tumore. E’ stato più comodo per tutti spalmarci per l’Italia. Oggi è venuto il momento che il gelese si autodetermini». 

 

  Intanto il censimento è partito. Non ci sarà dispersione di dati sensibili in alcun modo. Alla Farruggia che è anche una “politica” facendo parte del gruppo consiliare M5S, abbiamo chiesto se la politica si sta muovendo e se sta sostenendo l’iniziativa nata dalla collaborazione tra Farc e commissione sanità del Comune.  «Noi vorremmo che ci fosse una collaborazione – ci risponde in merito – da parte di tutti i politici. Però ancora ci sono delle resistenze. Noi non abbiamo avuto alcun tipo di riscontro se non dall’ufficio di presidenza del consiglio comunale. Altri riscontri da parte di nessun’altra istituzione.  Non hanno senso le battaglie solitarie ed il populismo di bassa lega. Dobbiamo spingere sull’autodeterminazione dei cittadini. Punto»