Il Procuratore capo di Gela Asaro: «E’ cambiata la percezione dello Stato»

Di origini palermitane, il dott. Fernando Asaro (nella foto), ha la passione per il calcio e la lettura, soprattutto libri di storia e quegli aspetti che riguardano profili sociali di una determinata epoca e contesto.

Scrittori preferiti, il brasiliano Jorge Amado e Leonardo Sciascia, che sono stati dei punti di riferimento. Ascolta musica. Gli piace molto Franco Battiato.

È entrato in magistratura nel 1992, anno delle stragi, momento apicale della guerra civile. È stato in quello stesso anno Uditore Giudiziario a Palermo; sei anni alla Procura di Caltanissetta come Sostituto in primo grado. Nel 2000 è tornato a Palermo e per undici anni, è stato in Direzione Distrettuale Antimafia. Cinque anni in Procura generale a Caltanissetta come Sostituto e dal 4 luglio 2016 Procuratore capo a Gela. 

 

Per trovare e spiegare le ragioni di questa passione e la decisione di intraprendere questo percorso, bisognerebbe fare un salto indietro, ai tempi in cui Palermo venne sfigurata dalla violenza mafiosa.

 

«Palermo – afferma il procuratore Asaro – viveva questa forma di violenza anche contraddittoria. C’era una Palermo che viveva e operava nell’illegalità, che era connivente con questa illegalità e poi c’era un’altra Palermo che non aveva niente a che fare con questa realtà, che si indignava nel vedere la propria città, la propria terra, il proprio ambito di formazione, devastato da questa violenza». 

Proprio in quegli anni, viene fuori la voglia di provare a dare un contributo alla propria Sicilia, non solo Palermo. Da qui, la decisione di iscriversi alla facoltà di giurisprudenza e poi il concorso in magistratura.

 

«È stata la spinta determinante – ha proseguito – emblematicamente rappresentata da queste frasi che mi accompagnano nel mio ufficio. Sono le frasi di alcuni dei nostri martiri, di coloro che sono stati uccisi soltanto perché svolgevano il proprio dovere, il proprio lavoro. Ci sono frasi di Rosario Livatino, Antonino Saetta, Giorgio Boris Giuliano, Carlo Alberto Dalla Chiesa. Queste frasi sono ciò che hanno inspirato il mio servizio e che mi ritrovo adesso a cercare di portare avanti. Oggi – ha aggiunto – siamo in una autostrada di legalità grazie a coloro che ci hanno preceduto: Terranova, Chinnici, Falcone, Borsellino e che hanno svolto una vera e propria rivoluzione culturale, un ruolo fondamentale nella lotta alla mafia. Negli anni ʹ70 -ʹ80 di mafia non si poteva parlare e qualcuno si girava dall’altro lato per non occuparsene».

 

Con Asaro, ovviamente abbiamo parlato anche di Gela, del suo tessuto sociale, delle tematiche legate all’ordine pubblico ed alla percezione dello Stato da parte dei cittadini.

 

– Da un anno Procuratore della Repubblica di Gela. Un bilancio dell’attività svolta. Le difficoltà che ha dovuto affrontare, l’organizzazione dell’ufficio, se e quali sono le problematiche. Ci sono carenze di organico?

«C’è un bilancio umano e un bilancio professionale. Il bilancio umano è aver messo il proprio entusiasmo e dato il proprio contributo ad una realtà che mi ha sempre "affascinato" come sfida, Una sfida affascinante e di grande interesse. Dal punto di vista professionale, ho cercato sin da subito di sopperire alle carenze di organico significative per questa realtà. Qui, lo Stato dovrebbe investire in mezzi, risorse, risorse umane, personale amministrativo, forze di polizia e anche magistrati. Invece, in questo anno, sono sempre stato con tre sostituti, a cui devo dire grazie per l’impegno e la passione che hanno mostrato, svolgendo un eccellente lavoro, con un turnover impressionante. A novembre, finalmente, ci sarà il pieno organico di questa Procura. Arriveranno quattro sostituti procuratori che si aggiungeranno al sostituto che già abbiamo.

 

E dopo aver detto grazie a chi soltanto per sei mesi ha dato una mano nel portare avanti il peso e il lavoro quotidiano, finalmente potremo programmare e svolgere ulteriore attività. Sino ad ora, abbiamo vissuto una gravissima carenza di organico e personale amministrativo. Abbiamo una scopertura particolarmente significativa. È proprio di questi giorni la conclusione dell’ispezione ordinaria che viene fatta dal Ministero, in tutte le Procure, gli uffici giudiziari, ogni cinque anni. Siamo giustamente sottoposte a controlli (che riguardano i cinque anni precedenti) e questa ispezione ha avuto modo di verificare e constatare la situazione carente in cui si trova la Procura di Gela, pur avendo numeri statisticamente elevati di procedimenti penali già iscritti. Dal 2013, da quando Niscemi è stata aggregata al territorio di Gela, il flusso di lavoro è aumentato del 30% ma non vi è stato alcun aumento di organico di magistrati e dipendenti amministrativi».

 

– Di recente è stato siglato un protocollo d’intesa tra diverse procure. Oggetto: l’obbligo reciproco di scambi di atti ed informazioni per contrastare il dilagante fenomeno della corruzione. Ce ne vuol parlare?

«Questo protocollo è stato siglato con l’Anac e vede impegnate tutte e tre le procure del Distretto di Caltanissetta, Enna e Gela. Un proficuo rapporto di collaborazione, finalizzato ad uno scambio di informazioni, notizie utili, anche con l’Anac, per poter intervenire, inoltre, nella realtà della pubblica amministrazione del circondario di Gela, che comprende Butera, Niscemi e Mazzarino. Il protocollo è sicuramente un altro strumento significativo per incrementare l’attività di indagine per quanto riguarda il fenomeno della corruzione».

 

– Oggi, ci sono a disposizione più strumenti: attività anticorruzione, gli appalti sono più controllati, eppure c’è un filo che non si riesce a spezzare. Possiamo dire, che esiste un vuoto legislativo che andrebbe colmato con norme più efficaci e rigide?

«La concussione, la corruzione, sono reati dove vige una sorta di scambio di omertà tra chi subisce questa forma di reato e chi la pone in essere, l’autore. La normativa deve aiutarci a spezzare questo vincolo di omertà, questo collegamento. Quando c’è un rapporto a due, in un determinato reato, come avviene nei reati contro la pubblica amministrazione, dove c’è una parte più forte rispetto all’altra, vi è una grossa difficoltà a denunciare determinati episodi, purché, ovviamente, siano concreti, mirati e specifici. Si dice "in Italia c’è la corruzione". Questi sono slogan che non servono a fornire alcun contributo all’attività di una Procura; una normativa più efficace, sì. Noi siamo qua, perché vogliamo anche sotto questo profilo intervenire in maniera chiara, precisa, rigida, senza alcuna confusione di ruolo».

 

– Recentemente, nel corso di una conferenza stampa sull’Operazione "Praesidium", ha affermato che questo è ‟un territorio devastato dall’illegalità”. Si riferisce alla criminalità comune?

«La realtà di Gela è devastata da aspetti di criminalità comune. Pensiamo allo spaccio per strada di sostanze stupefacenti, droghe pesanti quali, eroina e cocaina. Negli ultimi due interventi che sono stati effettuati, lo spaccio avveniva alla luce del sole. Lo abbiamo scoperto grazie all’intervento delle forze dell’ordine, all’attività di intercettazioni, ma mai dalla dichiarazione, denuncia di qualcuno che ha visto qualcosa di sospetto e concretamente significativo. È una realtà dove avvengono ancora parecchi furti, dove avviene un tipico reato che è difficile da trovare da altre parti, che è l’incendio di autovetture o il danneggiamento seguito da incendio di autovetture. Una piaga, un tipo di reato "democratico" che tocca tutte le categorie, le fasce sociali, indifferentemente: il delinquente, il professionista, l’incensurato.

 

Non soltanto l’atto intimidatorio tipico delle organizzazioni mafiose per ottenere soldi; l’incendio di autovettura viene fatto per un debito di poco conto non adempiuto, per un litigio familiare. Avvengono tutta una serie di episodi che nulla hanno a che vedere con l’atto intimidatorio. Credo che la città dovrebbe affrancarsi da certe realtà e dire basta. Questo è un fenomeno oltre che penale, di arretratezza culturale. Andare a parlare attraverso l’incendio di una autovettura, è un po’ barbaro come modo di intervenire. Noi siamo qui a presidiare il territorio. E quella parte di Gela, tanta, capace di respirare aria di legalità, di sentire il profumo della legalità, deve essere prevalente rispetto a quella parte che tiene in scacco, a volte, certi quartieri e realtà della città solo perché agisce con violenza, minacce e prevaricazione. L’omertà è presente. Mi spaventa, mi inquieta, mi terrorizza umanamente più il silenzio di chi ha appena subito l’incendio della propria autovettura, piuttosto che l’incendio in sé, il fatto in sé.

 

C’è questa incapacità di reagire e prendere le distanze chiaramente, attraverso interventi mirati da parte di tutti. Non c’è solo la magistratura, la polizia, i carabinieri, ma tutte le forze dello Stato, le varie articolazioni dello Stato presenti sul territorio. Mi riferisco al cittadino, che attraverso il proprio esempio, interviene, promuove azioni di legalità su questo territorio. Facciamo vedere una Gela diversa: un territorio affascinante alle porte con l’Africa; la Gela dei reperti archeologici che ritroviamo; il lungomare; le dune; la macchia mediterranea che è unica nella nostra realtà; il mare. Facciamo conoscere la storia di questa città. Non c’è solo la Gela negativa della mafia, della criminalità. Bisogna lavorare tanto non solo nelle scuole, anche in quella fascia di borghesia, quella realtà di adulti, giovani, non più ragazzini e non più alunni».

 

– Nel corso di questo suo primo anno, ha avuto modo di analizzare attentamente il territorio e le sue dinamiche. Oltre a quanto già detto, quali sono i mali di cui soffre Gela oggi?

«Credo siano mali comuni che attengono al fenomeno della disoccupazione. Gela è stata una realtà produttiva negli anni passati, che ha generato anche i suoi mali: troppo denaro in giro all’improvviso. Per quello che mi riguarda, che sono le mie competenze, le problematiche che ho detto pima, quali l’omertà, una diffusa rassegnazione di fronte al crimine in ogni sua forma, realizzato in questo territorio, va superato, affrontato. Qui c’è un palazzo di Giustizia, una Procura, che nonostante le enormi difficoltà, è pronta a sostenere e far crescere germogli di legalità. Siamo qui proprio perché questo è il nostro servizio, la nostra funzione. Lo vogliamo fare anche con un sorriso che non è paradossale, ma vuole accompagnare e vivere una determinata realtà sociale, gustare e valorizzare la legalità, perché la legalità è un bene comune, è una risorsa».

 

– Ordine pubblico e tessuto sociale.

«È un rapporto che deve essere, a mio avviso, non una sfida, uno contro l’altro armato, ma un rapporto in simbiosi. Deve esserci sinergia. Se si vede qualcosa in giro che non va, scambio di stupefacente per strada, qualcosa che ci insospettisce, il tessuto sociale deve segnalare. Dall’altro lato, le forze dell’ordine, sono qui a presidiare il territorio e lo fanno con tanti sacrifici, passione e senso del dovere. In quest’ultimo periodo, sono più frequenti i controlli effettuati. Il tessuto sociale, le forze dell’ordine e l’ordine pubblico, possono trovare un impulso anche da semplici azioni di legalità. Mi riferisco, ad esempio, ad una rivisitazione del sistema di videosorveglianza della città, sui cui c’è un impegno forte da parte della Prefettura, delle forze dell’ordine, per cercare di rivitalizzare e rafforzare questo sistema che sarebbe uno strumento utile per reprimere e prevenire, soprattutto, determinate fattispecie di reato. Ci si aspetta da questo tipo di intervento tempestività ed efficacia».

 

– Dagli anni ’90 ad oggi, molte cose sono cambiate. Cosa permane?

«È cambiato tanto, anche il modo di percepire lo Stato. Sotto certi profili, le organizzazioni criminali, come Cosa nostra, hanno subito una profonda attenzione investigativa da parte dello Stato e molti di quelli che imperversavano per queste strade, a Gela, ma in generale, in Sicilia, oggi si trovano detenuti in carcere. Alcuni di loro sono divenuti collaboratori di giustizia. Si è così ridotto l’ambito di illegalità che prima era veramente diffuso e diffondeva anche omertà all’interno del territorio per paura. Cosa si può fare? Insisto su questi temi: tessuto sociale, imprenditoriale, risorse che possono essere utili per ripristinare la legalità in un determinato territorio.

 

Scrivere una sentenza, in una realtà come quella di Gela,  non sulla base di intercettazioni telefoniche ambientali o collaboratori di giustizia, ma sulla base di testimonianze, è un sogno. E questo è un discorso che possiamo fare sotto ogni profilo. Testimonianze da parte di imprenditori che subiscono estorsioni, da parte di cittadini. Testimonianze reali, concrete, non slogan o altro. Dal nostro punto di vista c’è la necessità di intensificare l’azione di contrasto all’illegalità in tutte le sue forme: in materia di reati ambientali, corruzione, criminalità comune, nel mondo del lavoro, nella pubblica amministrazione a 360°».

 

– Rapporto mafia-politica. Esiste, è forte e presente. Questi interessi/relazioni sussistono e la recente operazione "Polis" a Niscemi ha messo in luce il tentativo della criminalità di svolgere un ruolo attivo nella sfera politica.

«In generale, il rapporto mafia-politica è un rapporto che è esistito, è stato accertato. È un rapporto che trova in determinate sentenze di condanna definitive, un perverso rapporto tra le organizzazioni mafiose che hanno la necessità e l’interesse ad avere un politico, un pubblico amministratore di riferimento per raggiungere gli obiettivi della organizzazione criminale. È un rapporto che abbiamo verificato negli anni, assolutamente paritario in taluni casi, dove c’è uno scambio tra il politico e il mafioso».

 

– Mafia e terrorismo nel nostro territorio, se e in che misura sono presenti?

«Mafia sì. Il terrorismo è un fenomeno che non ha attecchito, laddove per terrorismo intendiamo la nozione comune. Qui non avvengono sbarchi e non ci sono centri, come quello di Mineo. Gela non ha una sua peculiarità, almeno per ora, sotto questo profilo. Questa è una realtà che merita il servizio/contributo da parte di tutti per elevarsi. C’è tanta passione che va valorizzata e non mortificata attraverso azioni di legalità e questa passione va incanalata verso prospettive di legalità da realizzare in questo territorio».