Franzone: «Il sistema non gradisce chi vuole cambiare la Sicilia»

Nella giornata di ieri ho avuto comunicazione, da parte del segretario regionale del Nuovo PSI, che il patto con l’Udc è saltato a causa della bega gelese protrattasi per troppo tempo, dove a fronte di un solo posto in lista riservato ad un gelese, c’erano ben tre pretendenti. Il Nuovo Psi a seguito di questa decisione, colloca i propri candidati in altri collegi, in prevalenza donne, nelle lista Popolari e Autonomisti-Idea Sicilia. Nel collegio di Caltanissetta, visto l’imminente scadenza della presentazione delle liste, nella lista sopra citata non c’è posto per un candidato maschile.

Come anticipato alcuni giorni fa, chi in Sicilia vuole cambiare le cose non deve trovare spazio, ancor più se si pensa agli antiquati confini provinciali e di conseguenza ai collegi elettorali: nel nostro caso, più specificatamente, determinante si è rivelata l'azione di forze nissene e di alcuni gelesi che troppo facilmente si prestano al loro potere.

 

Quello che è avvenuto in questa porzione di Sicilia non ha eguali nel mondo occidentale: tenere in bilico il volere di decine di migliaia di cittadini, dopo averli fatti pronunciare attraverso un referendum confermativo è spregevole. Impedire a chi, dopo anni in cui si è battuto per correggere errori storici sulla divisione territoriale dell’ente intermedio siciliano, di potersi candidare e, conseguentemente, di potersi misurare – anche e soprattutto su questo “scottante” argomento - con gli altri candidati dinanzi ai propri cittadini, è semplicemente antidemocratico.

 

In questi anni intensi abbiamo subito la pressione delle istituzioni regionali contro il volere cittadino, oggi subiamo la pressione dei partiti e dei soliti politicanti, al fine di disinnescare un candidato che potrebbe scompaginare i piani di “stabilità” ed immobilismo della politica siciliana: meglio eliminarlo sul nascere.

Rimangono tanti candidati gelesi, candidati politici, che dell’argomento riguardante l’adesione di Gela alla Città Metropolitana, non vogliono parlarne, né sentirne parlare. Sarà una campagna elettorale uguale alle precedenti, senza alcuna novità.

 

Il Csag tornerà presto a riunirsi, per decidere come gestire l’intera vicenda e quali iniziative promuovere per evitare che le decisioni prese dai cittadini  di questa area vengano soffocate nel silenzio.

 

Da questa vicenda abbiamo imparato una cosa: prima eravamo sottovalutati e siamo riusciti a gabbare il sistema più volte, oggi ci temono e non ci sottovalutano, anzi agiscono per evitare interferenze future. Nel neutralizzarci allo start della corsa elettorale hanno al contempo legittimato l'efficacia e le potenzialità della azione portata avanti in questi anni.