Il Piano regolatore visto dall'assessore all'Urbanistica Salinitro

Nella scorsa seduta consiliare si è parlato di piano regolatore generale.

Una seduta molto importante  perché ha votato all’unanimità le osservazioni che avevano ottenuto il parere favorevole dei tecnici e le controdeduzioni che l’assessore Salinitro presenterà alla Regione. In sostanza viene proposto di eliminare una serie di criticità, la più importante delle quali è quella riguardante le prescrizioni esecutive che avrebbero di fatto bloccato il territorio.

 

Nel corso della seduta in cui si è parlato di Prg qualche distinguo è provenuto da parte del consigliere dem Guido Siragusa, ma alla fine della votazione Cirignotta che presiedeva l’assemblea ha voluto ringraziare i consiglieri per avere consentito di deliberare rimanendo  in aula.

 

Adesso si attende il 17 ottobre, data in cui dovrebbe venir fuori il decreto regionale che darà la parola definitiva al piano. Certo, non è un piano cum grano salis, ma rimane un punto di arrivo da cui si dovrà subito cominciare a ragionare per rifare il vero piano regolatore generale.  Per saperne di più abbiamo chiesto all’assessore Francesco Salinitro (nella foto) di rispondere ad alcune nostre domande.  Questo il suo ultimo desiderio: riaprire una nuova fase dove «finalmente stiamo ragionando su come immaginiamo la nostra città nel futuro ma con strumenti che le consentono anche di operare nell’immediato».

 

– Assessore Salinitro vuole farci il punto della situazione?

«Siamo ormai alla conclusione. Adesso l’ultimo giorno buono scade il 17 ottobre. Entro tale data dovrà essere emesso il decreto definitivo dalla Regione».

 

– Ci sono stati vari percorsi che non hanno mai portato ad una conclusione.

«Purtroppo il Prg parte da troppi decenni. L’ultimo risale al 1971, anch’esso superato dagli eventi. Anche quest’ultimo che andrà all’approvazione definitiva è già obsoleto. Buona parte dell’urbanizzazione è già avvenuta e senza regolamentazione».

 

– Nella recente seduta consiliare, il Consiglio comunale cosa ha approvato?

«Prima dell’approvazione definitiva la Regione ha dato mandato al Cru (Comitato urbanistico regionale) di valutare il nostro piano. Abbiamo avuto diversi incontri con la dirigenza, e gli uffici della Regione dove abbiamo illustrato le nostre valutazioni sul piano avendo anche la possibilità di interrompere il percorso. La scelta che abbiamo fatto è stata quella di dire alcune cose che alleviassero i disagi. Il risultato è un piano che non ha nulla da dire. Però da  una parte avremo uno strumento con delle regole cui far sottostare le costruzioni e dall’altra finalmente si mette la parola fine a questo piano per cominciare a programmarne un altro».

 

– Alla luce della sua esperienza, guardando ai prossimi venti-trent’anni,  quali sono i punti di forza e di debolezza di questo nuovo strumento che sarà approvato definitivamente?

«I limiti sono quelli di avere ragionato con la testa all’aria. E sono le destinazioni urbanistiche, aree residenziali, ma senza una vision strategica del nostro territorio. Partendo senza un  piano  della mobilità significa avere un Prg già monco.  Se io non dico qual è lo sbocco naturale di questo territorio dal punto di vista economico, trasportistico, dei servizi, il tutto non ha senso. Tra l’altro il piano non contiene neppure il calcolo degli standard urbanistici . Devo affermare che questo piano non lo riconosco. Adesso c’è un altro elemento che è andato ad inserirsi ed è la raffineria che diventerà una multi-fabbrica. Le  aziende che si inseriranno avranno delle esigenze trasportistiche differenziate. Addirittura questo piano ha eleminato la previsione di un aeroporto.  Noi invece dovremmo prevedere due aeroporti: Comiso considerandolo il nostro aeroporto e un altro a Gela».

 

– Queste caratteristiche dovrebbero far parte del nuovo piano?

«Sia come assessore che come cittadino domani riterrei che questi sono gli elementi fondamentali che il nostro piano deve avere dal punto di vista strategico e trasportistico».

 

– Lei parla di metodo e di proposta. Che significa?

«Il metodo che dovrebbe partire è quello delle consultazioni. Spero di consultare tutta la città e reperire i bisogni rispetto alle prospettive. Ma ci sono anche i servizi e il fatto che noi dobbiamo andare a Caltanissetta per ogni servizio, diventa un problema pesantissimo. Di qui la necessità di agganciarci a Catania perché lì c’è la possibilità di collegamento economico. Esiste una reciprocità. Noi diamo a Catania la possibilità di collegarsi col Mediterraneo e Catania dà a noi la possibilità che questo sbocco abbia un valore ».

 

– Ma quali sono i punti di forza di questo piano?

«Faccio fatica a individuarli. Nel momento in cui il 17 prossimo il piano sarà approvato,  cominceremo a ragionare sul nuovo piano».

 

– Le prossime tappe quali saranno?

«Entro domani partono i documenti approvati in consiglio. Uno dei punti che stiamo chiedendo alla Regione è di eliminare le prescrizioni esecutive che avrebbero bloccato ogni iniziativa. Eliminare i vincoli che debbono esserci,  ma fatti con studi preliminari e coinvolgendo la città.  Il fatto che ci sia stato il voto unanime del consiglio mi fa sperare che la Regione ne tenga conto in maniera seria»

 

– Concludendo, quali sono le sue aspettative?

«La mia speranza è che veramente si ponga fine a questa fase e se ne riapra un’altra dove finalmente stiamo ragionando su come immaginiamo la nostra città nel futuro ma con strumenti che le consentono anche di operare nell’immediato».