Operazione antimafia, decimato il clan Rinzivillo

Nel corso della conferenza stampa svoltasi mercoledì presso la  Procura nazionale antimafia e antiterrorismo, alla presenza del procuratore nazionale antimafia e antiterrorismo, Franco Roberti, del procuratore capo di Roma, Giuseppe Pignatone, e del procuratore capo di Caltanissetta, Amedeo Bertone, sono stati resi noti i dettagli dell’operazione “Druso” e “Extra Fines” nei confronti dell’associazione mafiosa “Cosa Nostra”, segnatamente del clan Rinzivillo.

Le intercettazioni telefoniche, ambientali e accertamenti economico-patrimoniali, hanno permesso di documentare tutte le fasi dell’estorsione nei confronti della famiglia Berti, titolare del rinomato Cafè Veneto, sito in Via Veneto a Roma. 

 

Le indagini della Guardia di Finanza e dei Carabinieri di Roma hanno documentato come il boss Salvatore Rinzivillo, sollecitato dal co-mandante gelese Santo Valenti, assistito da un nutrito numero di compartecipi, abbia posto in essere minacce volte a condizionare la gestione di forniture nell’ambito del mercato ortofrutticolo di Roma. 

 

Anche giovandosi dei rapporti instaurati con due infedeli “uomini di Stato”, Marco Lazzari e Cristiano Petroni, impiegati dal boss per l’acquisizione illecita di notizie sulla vittima attraverso l’abusivo accesso alle banche dati in uso alle forze di polizia, nonché, il solo Lazzari, anche per l’effettuazione di sopralluoghi presso il Cafè Veneto, Salvatore Rinzivillo e Santo Valenti, coadiuvati da pregiudicati e non, gelesi e romani, individuati in Angelo Golino e Salvatore Iacona, pregiudicati romani, e Rosario Cattuto, pregiudicato gelese, hanno compiuto atti diretti ad ottenere dalla famiglia Berti, indebitamente, la somma di 180.000 euro.

 

La vittima dell’estorsione Aldo Berti, ha denunciato gli estortori e, nel contempo, al fine di dirimere la controversia, si è rivolto al pregiudicato mafioso palermitano Baldassare Ruvolo,  appartenente alla famiglia di “Cosa Nostra” dei Galatolo dell’Acqua Santa di Palermo.

 

Il Gip del Tribunale nisseno, su richiesta della Dda di Caltanissetta, a seguito delle indagini condotte dalla Squadra Mobile della Questura di Caltanissetta, con la collaborazione del Commissariato di Gela, e dal Gico della Guardia di Finanza di Roma ha disposto l’arresto di 31 soggetti, per associazione di stampo mafioso, plurimi episodi di estorsione e detenzione illegale di armi, riciclaggio e autoriciclaggio, intestazione fittizia di società.

 

Le attività investigative, hanno permesso di attestare che Salvatore Rinzivillo è stato richiamato in Sicilia dalla Capitale, al fine di riorganizzare le illecite attività della famiglia e riaffermare il predominio sul territorio; ha intrapreso rapporti con altri capi mafia palermitani, con mafiosi operativi nella provincia di Trapani e Catania, sia rispetto alla commissione di reati volti ad agevolare l’associazione mafiosa (estorsioni, altri traffici di droga, detenzione illecita di armi da fuoco), sia con riguardo alla diversificazione delle attività commerciali-imprenditoriali riconducibili alla famiglia, con conseguente infiltrazione nell’economia legale. 

 

Gli elementi acquisiti consentono di affermare come al vertice dell’associazione mafiosa continuino ad esservi, nonostante la detenzione al regime di cui all’art. 41 bis dell’Ordinamento penitenziario, i fratelli Antonio e Crocifisso Rinzivillo, assumendo Salvatore Rinzivillo, dopo la sua scarcerazione, avvenuta nel 2013, il ruolo di reggente. 

L’organizzazione è composta da un’ala criminale – che si occupa di traffico internazionale di sostanze stupefacenti, estorsioni, intestazioni fittizie e traffico di armi – e da un’ala imprenditoriale, che si occupa di edilizia, trasferimento fraudolento di beni e commercio di autoveicoli, alimenti in genere e prodotti ittici in particolare. Le indagini hanno chiarito l’esistenza di un accordo di spartizione territoriale per il commercio di prodotti ittici in Sicilia, con mire espansionistiche anche sui mercati romano, milanese e tedesco, e dimostrato come il clan abbia utilizzato le società ittiche per il reimpiego dei proventi illeciti derivanti dalle attività criminali del sodalizio mafioso.

 

Il “patto mafioso” sul commercio di pesce, ha consentito a Rinzivillo Salvatore di “infiltrarsi” nel mercato di settore per mezzo di imprese mafiose da lui controllate, riferibili ai gelesi Carmelo e Angelo Giannone, padre e figlio. Rinzivillo ha preso contatti con esponenti mafiosi di Mazara del Vallo, con pregiudicati messinesi e con un boss italo-americano Lorenzo De Vardo (appartenente alla “famiglia Bonanno - fazione Catalano di Cosa Nostra”), di stanza a New York, anche per l’avvio di importanti iniziative economico-commerciali.

 

Dalle indagini, sono emersi inoltre i rapporti di Salvatore Rinzivillo con clan mafiosi catanesi: appartenenti alla famiglia calatina di Francesco La Rocca, capomafia di San Michele di Ganzeria e al clan dei “Carcagnusi” (Mazzei), sodalizio criminale catanese con interessi anche nella Capitale e, per esso, indirettamente, con Sergio Giovanni Galdolfo, detenuto all’estero. Salvatore Rinzivillo si è attivato per affidare la tutela legale del Gandolfo all’avvocato romano Giandomenico D’Ambra, facendo da tramite tra quest’ultimo ed i familiari del primo.

 

Su richiesta e per conto di Salvatore Rinzivillo, l’avv. D’Ambra ha intessuto affari illeciti di interesse comune e incontrato altri affiliati del clan Rinzivillo operanti in Lombardia, come Rolando Parigi e Alfredo Salvatore Santamgelo. Inoltre, l’avv. D’Ambra raccoglieva notizie su indagini in corso, specie se relative a Salvatore Rinzivillo, per poter assumere le necessarie contromisure elusive delle investigazioni.

 

Ai medesimi fini, Rinzivillo fidelizzava i due pubblici ufficiali Cristiano Petrone e Marco Lazzari, quest’ultimo gestiva i contatti con altri affiliati del clan mafioso, tra cui Ivano Martorana, luogotenente di Salvatore Rinzivillo in Germania ed operante nel traffico illecito di sostanze stupefacenti.

 

Sia all’avv. D’Ambra che al Lazzari è stata contestata la condotta illecita di concorrenti esterni rispetto all’associazione mafiosa Cosa Nostra/clan Rinzivillo, avendo posto a disposizione del boss Salvatore Rinzivillo propri servigi, funzionali agli illeciti scopi. 

In Germania, Salvatore Rinzivillo ha rivitalizzato la cellula criminale, individuando nell’incensurato Ivano Martorana, di origini gelesi ma di stanza in Germania, il nuovo luogotenente, unitamente allo zio Paolo Rosa, altro gelese trasferitosi in Germania e collegato al capo famiglia Antonio Rinzivillo. 

 

Le attività investigative, svolte in collaborazione con la Polizia tedesca, hanno consentito di riscontrare l’operatività della cellula mafiosa, intenta a riattivare importanti traffici di droga in Germania e sull’asse Germania-Italia, avviando contatti con Antonio Strangio,  latitante, inteso “TT”. In Germania, Salvatore Rinzivillo, unitamente agli stiddari Angelo e Calogero Migliore, padre e figlio, e con la compartecipazione del pugliese domiciliato in Germania Michele Laveneziana, oltre a Ivano Martorana e Paolo Rosa, illecitamente hanno acquistato ed erano in possesso, (per la successiva vendita), di  3 Kg. di cocaina. 

 

La Dda di Caltanissetta ha ottenuto il sequestro preventivo di due compendi aziendali, di partecipazioni di tre società, denaro contante e un’autovettura di grossa cilindrata, per un ammontare complessivo di circa 11 milioni di euro. 

 

Questa operazione costituisce l’epilogo di un’eccezionale azione di contrasto alle organizzazioni mafiose sull’intero territorio nazionale e estero, che ha visto il coinvolgimento di più Autorità Giudiziarie, la Dda di Roma, la Dda di Caltanissetta, la Procura di Karlsruhe e di Colonia, di tutte le Forze di Polizia italiane e della Polizia Criminale di Colonia.