Chi si ricorda del “nuovo Rinascimento” di Gela, quello strombazzato ai quattro venti dal sindaco Crocetta nei sei anni in cui ha retto le sorti del Comune di Gela?
E chi, oggi, è in grado di elencare gli effetti positivi, le grandi opere, i grandi cambiamenti che si sono verificati in quei sei anni? Cosa è rimasto, al di là degli annunci mediatici?
A distanza di otto anni ci risiamo, perché la Giunta comunale di Gela ha approvato il piano triennale delle opere pubbliche 2017/2019. Centocinquanta milioni di euro da spendere in opere grandi e piccole, dei quali ventisei milioni apportati da privati. Il solito libro dei sogni? No, assolutamente, dice il sindaco Messinese (nella foto) , anzi “un imponente piano di opere pubbliche che Gela non conosceva dai tempi della ricostruzione sveva”.
Ma i soldi ci sono? Certo, perché buona parte di essi provengono dal Patto per la Sicilia, stipulato tra il governo del “pinocchietto” Renzi e la Regione Siciliana. Quindi, se il governo nazionale trasferirà quanto pattuito e la Regione non dirotterà i fondi per pagare forestali, disabili o precari, qualcosa nelle casse comunali dovrebbe arrivare.
Quindi allegria, perché abbiamo dovuto attendere ottocento anni, ma alla fine abbiamo trovato l’erede di Federico II, ossia Domenico I di Svevia. E la parola d’ordine non è più “rinascimento”, ma “ricostruzione”.
In attesa delle grandi opere, i servizi ai cittadini spesso difettano. Dispiace doversi occupare ancora una volta dell’Agenzia delle Entrate, dove un manipolo di impiegati e funzionari di buona volontà riesce ancora, con gran fatica, ad assicurare i servizi minimi (ma proprio minimi…). L’Ufficio di Gela, tra pensionamenti e anche una tragica scomparsa, è ormai ridotto alla sopravvivenza, anche perché il personale che fuoriesce non viene sostituito. Si rischia seriamente al chiusura dell’Ufficio, che sarebbe causa di gravissimi danni per i cittadini, costretti a rivolgersi agli uffici di Caltanissetta.
Da parte dei vertici provinciali e regionali dell’Agenzia c’è un sano e costante disinteresse per i problemi del presidio di Gela, ma dispiace che quegli esponenti della politica che dovrebbero difendere il territorio, cioè i deputati regionali (ma anche l’amministrazione comunale) non siano capaci di fare ferro e fuoco a Caltanissetta e Palermo per riportare a standard accettabili l’Ufficio di Gela.
Sicuramente saranno più attivi quando, fra tre o quattro mesi, in compagnia di cortigiani, lecchini e portaborse, gireranno casa per casa a chiedere il voto per la riconferma. Ma dovranno anche presentare il bilancio di cinque anni di “attività” in difesa del territorio, difesa che, attenzione, non si dimostra con qualche sterile interrogazione, ma con risultati concreti (che stento a riconoscere).
In questi giorni il Comune ha fatto recapitare i bollettini per pagare la tassa sulla raccolta rifiuti per il 2017. Nel frontespizio, sotto la dicitura “Comune di Gela”, c’è scritto “Libero Consorzio di Caltanissetta”. Ho avuto un tuffo al cuore: ma cosa c’entra il Consorzio di Caltanissetta con la tassa del comune di Gela? Dovremo ricordarcelo tutti, il 5 novembre, quando andremo a votare per le Regionali. Dovremo ricordarci di chi ha svenduto la città per gli interessi del partito e della politica, permettendo lo sfregio della volontà popolare, che era ed è quella di abbandonare Caltanissetta.
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