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Benvenuti a Gela, città videosorvegliata

Benvenuti a Gela, città videosorvegliata

Piccolo indovinello: qual è la prima cosa che il visitatore nota arrivando a Gela? No, non è ‘a munnizza.

E neanche il traffico, che volendo scorre in molti punti per buona parte della giornata. Ma c’è una terza e più grave piaga…come direbbe l’avvocato di Johnny Stecchino.  Il cartello! Che si arrivi da Licata, da Catania o da Vittoria, troverete quel cartello. C’è su scritto “Gela”, e fin qui niente di strano. Ora, e vengo finalmente al dunque, tradizione vuole che il nome del luogo sia sovente accompagnato da altre informazioni come “Frazione di…”, o anche in chiave promozionale, tipo “Patria del Carciofo” (Niscemi), o addirittura “Città del Tombolo” (Mirabella Imbaccari, definizione talmente arzigogolata che ho dovuto fare una ricerca su internet per colmare la mia ignoranza in materia).

 

E allora, a costo di fare la figura del fesso ormai dimentico di come funziona l’universo paese, voglio mettere alla prova la mia e la vostra intelligenza sollevando il quesito: come è che sotto la scritta “Gela” dice “Città Videosorvegliata”? Sorvegliata come, e perché? L’amministrazione cittadina ha dei complessi di persecuzione? Ci sponsorizza qualche azienda che produce appunto sistemi di videosorveglianza? È “merito” del populismo di sceriffi alla Salvini?

 

Così come le scarpe secondo alcuni forniscono una prima, veritiera impressione di una persona, così il cartello che annuncia la città è un’importante occasione per dare un segnale al mondo. Non potevamo scrivere “Città del Mare?”. Come? Esiste già e la denominazione è registrata a termini di legge? Allora… “Città amata da Quasimodo”? Anche qui problemi di copyright? Ma io dicevo il poeta, non il personaggio di Disney! Oppure, se vogliamo evitare grane legali,  “Città della Colonna Dorica”?. Ci facciamo brutta figura con i vicini di Agrigento, che di colonne e templi ne hanno a bizzeffe? Mah!

 

Chiudo tentando una spiegazione di quel delirante “Città videosorvegliata”. Siccome a Gela, partendo dai tiranni siracusani e continuando con gli altri forestieri arrivati pieni di buone intenzioni e ripartiti con le saccocce gonfie, si sono sgraffignati “case e turrena”, tante volte quel “città videosorvegliata” sta a dire: “Guardate che la cuccagna è finita. Siete benvenuti a Gela, ma noi vi terremo d’occhio, we are watching you!”. Welcome in Gela!