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La disfatta degli Azzurri

La disfatta degli Azzurri

"Saremo la sorpresa del Mondiale e la favorita ad Euro 2020". Usò queste parole capitan S-Ventura il giorno della sua presentazione come Ct della Nazionale quattro volte Campione del Mondo.

Ebbene sì, non si sbagliava l’ex tecnico del Torino. In fondo siamo stati davvero una sorpresa, visto che non fallivamo una qualificazione ai Campionati del Mondo da quasi sessant’anni. Molti non lo ricorderanno. Io sì. Ventura e Tavecchio, in quegli anni c’erano già. E’ inutile girarci intorno, non possiamo farlo. Non adesso.

I principali colpevoli della disfatta. 

Ventura. Il suo esonero è arrivato nel tardo pomeriggio di mercoledì.

In un anno e mezzo di Nazionale non ha mostrato un briciolo di carattere. Non ha trovato un vestito a questa squadra. Ha cercato di emulare, con risultati penosi, il sarto precedente.

Che si giocò un quarto di finale degli Europei con Sturaro, Parolo, De Sciglio, Pellè…  Insigne lasciato in panchina, così come El Shaarawy, Bernardeschi, Eder. Contro i giganti svedesi, più alti e possenti degli armadi dell’Ikea, nessuna idea di gioco, nessun fraseggio, nessuna vera azione da gol, a parte il palo di Darmian all’andata.

 

E pensare che per Ventura eravamo quasi al livello della Spagna. Ma poi, perché dovevamo raggiungere il livello delle furie rosse se un anno prima li avevamo battuti con largo merito agli Europei? La colpa non è solo dell’allenatore. In fondo non è mica per causa sua se il miglior club che ha allenato è il Toro. 

 

Tavecchio. Quello delle “banane”, de “riportiamo il campionato a 18 squadre”, de “diamo spazio ai giovani”. Se avesse dato ascolto alle sue parole magari avrebbe scelto un tecnico sotto i settant’anni. Ma il problema non sta nell’età. Sta nel curriculum, nel carattere, nella bravura, nel carisma. Il dopo Conte non doveva essere Ventura. Serviva un altro bravo quanto lui o addirittura meglio: Ancelotti, Mancini, Allegri, Capello, solo per citarne alcuno. Vero, alcuni erano sotto contratto, altri liberi, altri ancora, come Allegri, ad un passo dall’addio al rispettivo club. 

 

Giocatori. Potevano dare di più, dovevano dare di più. Ma la qualità del nostro calcio è questa. Non ci sono più Cannavaro, Nesta, Maldini, Pirlo, Totti, Del Piero, Vieri, Toni. Candreva non sarebbe nemmeno convocato, Belotti e Immobile applaudirebbero i gol di quelli sopra citati, Verratti luciderebbe le scarpe a Pirlo. La qualità è questa, basti guardare i top-player delle migliori squadre italiane.

 

Il futuro è da scrivere, non in bozza ma in bella copia. Non ci si può permettere di sbagliare ancora. Via Tavecchio e Ventura. Ruoli federali ad ex calciatori: Buffon, Maldini, Totti, Albertini, Baggio, Del Piero. Ancelotti in panchina o Allegri se lascia la Juve. Torniamo ad essere l’Oxford del calcio, non una scuola dell’infanzia di provincia.