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I musei polmoni della cultura, chiuderli è un impoverimento

I musei polmoni della cultura, chiuderli è un impoverimento

Soltanto una settimana fa il Capo dello Stato Sergio Mattarella durante un incontro al Quirinale  ha parlato di quanto sia importante il mecenatismo culturale,  un puntiglioso intervento a favore della cultura, in tutte le sue manifestazioni e i suoi aspetti, che rimane una risorsa trainante dell’animo umano.

Un bisogno, un’esigenza per vivere una esistenza migliore, che non sia solamente legata al più bieco materialismo. Di conseguenza la salvaguardia dei luoghi deputati alla cultura: la scuola innanzitutto, ma poi anche le gallerie d’arte, le accademie musicali, i teatri, i siti archeologici, i musei dovrebbero essere una priorità dello Stato e delle istituzioni sia centrali che periferiche.

 

Soffermiamoci allora un attimo sui musei, dicendo che un museo non è solamente uno scrigno prezioso di memorie passate, ma anche un luogo dove partendo dalle proprie radici e dalla propria storia si può riflettere sul futuro. Il museo, quali che siano i reperti che conserva, è un polmone vivo di civiltà e di cultura.

 

Di conseguenza, chiudere, sopprimere un museo è quanto di più grave possa accadere ad una società civile ed evoluta. Così, calandoci nella nostra realtà locale, sapere che oggi due musei “gelesi”, quello del Cinema e quello delle Tradizioni Popolari, nati tre anni fa, rischiano la morte per mancanza di locali adeguati, non solo è triste ma anche drammatico.

 

Se infatti il Museo della Cinematografia, il terzo della Sicilia, dovesse scomparire sarebbe una ulteriore prova di come non ci possa essere speranza per questa nostra città, dove le cose buone non ottengono mai riconoscimenti e sono destinati a morire fra l’indifferenza generale. Il Museo “Pina Menichelli”, che ha come presidente onorario il grande cineasta Pupi Avati, e che ha rapporti di collaborazione con il Museo Nazionale del Cinema di Torino, la Cineteca del Comune di Bologna e con l’Associazione Italiana per le Ricerche di Storia del Cinema, a breve – voci insistenti dicono – dovrà lasciare, insieme al Museo delle tradizioni Popolari, Palazzo Pignatelli.

 

 

Quali siano le ragioni che portano l’Amministrazione Comunale a lasciare il Convitto Pignatelli, al di là di contratti in scadenza o scaduti o altri contenziosi aperti, è una cosa che non ci riguarda. Ci interessa invece sapere se il Comune intende provvedere a trovare locali idonei dove alloggiare i musei che, in mancanza di una nuova collocazione, moriranno, rendendo più povera questa città dove tutti predicano il rilancio del turismo, spendono parole in difesa del nostro patrimonio storico, rivendicano la ricchezza culturale della città,  ma poi nei fatti nessuno muove un dito per cambiare lo stato delle cose.  

 

Personalmente, in quanto fondatore e direttore del Museo del Cinema, avendo subdorato la situazione già da tempo, a giugno avevo inviato al sindaco Messinese una lettera dove manifestavo la mia preoccupazione per il futuro della struttura museale e ribadivo la necessità di trovare spazi idonei ad accogliere il museo. Ad oggi però non ci sono novità,  e già a gennaio pare che i musei allocati al Pignatelli dovranno andarsene. Dove?

 

Il loro destino potrebbe essere l’ammasso di tanti preziosi reperti in un garage o in un deposito, quindi l’oblio e la fine di una stagione felice, breve ma intensa, durante i quali presso al “Menichelli” si sono svolti seminari di cinematografia, presentazione di libri, mostre e rassegne. Comunque è ancora lecito sperare che prima del fatidico sgombero accada qualcosa. D’altronde, il Comune dispone di molti locali anche nel centro storico della città, e quindi non dovrebbe essere impresa impossibile trovare una nuova sede al Museo del Cinema.