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Le alzate d'ingegno degli enti pubblici

Le alzate d'ingegno degli enti pubblici

Avere ingegno non è cosa da poco: spesso questa qualità fa la differenza nel raggiungimento di importanti traguardi,

rispetto a chi di ingegno ne ha poco (o niente). I guai cominciano a manifestarsi quando c’è chi pensa di “alzare l’ingegno”, cioè di mettere in atto una furbata che gli risolva il problema. Quando poi ad “alzare l’ingegno” sono le istituzioni o enti pubblici, di solito i guai aumentano.

 

Prima storiella. Con delibera del 15 dicembre scorso, la nuova giunta municipale di Gela, post azzeramento e post rimpinguamento,  ha affidato alla Lida, Lega italiana diritti dell’animale, una serie di servizi riguardanti non solo il controllo del randagismo e del benessere degli animali ( che fanno parte della “missione” dell’associazione), ma anche le violazioni amministrative in materia di rifiuti, con la possibilità anche di emettere verbali.  


Sono trascorsi ormai quindici anni da quando scherzavamo sui vigili urbani appostati dentro i trespoli dell’immondizia per multare chi gettava i rifiuti fuori orario. Oggi i trespoli non ci sono quasi più, c’è la raccolta porta a porta, quindi bisogna fare i conti col progresso. Vedremo quindi i volontari della Lida effettuare ronde cittadine col blocchetto dei verbali in mano, pronti a sanzionare chi non si comporta bene col deposito della “monnezza”, considerato quindi un “animale” buono ad essere multato dagli animalisti. I vigili urbani, invece, a cui competerebbero questi servizi, possono riposarsi tranquilli.

 

Seconda storiella. Dal 15 dicembre scorso la Direzione generale di Riscossione Sicilia (l’Ente sicuramente più antipatico nella nostra regione) ha alzato l’ingegno e ha istituito un nuovo balzello per ottenere la stampa di cartelle di pagamento o estratti di ruolo. Oltre ai costi di riproduzione (26 centesimi a facciata) hanno inventato i “diritti di ricerca e visura” con una tariffa minima di 5,16 euro per ogni richiesta, che raddoppia in caso di cartelle datate oltre cinque anni.


Questi miserabili e accattoni, al di fuori da ogni controllo della Regione, stanno perpetrando  un vero e proprio furto a danno dei contribuenti, pretendendo di farsi pagare dai cittadini quello che gli impiegati sono normalmente tenuti a fare: è chiaro che se devo stampare una lista di cartelle (che già il cittadino paga) dovrò guardare il computer, inserire il codice fiscale del contribuente, visionare l’elenco dei documenti e dare l’invio per la stampa; ma tutto questo, d’ora in poi, è a pagamento.


Se l’alzata d’ingegno dei ladri di Riscossione Sicilia dovesse essere applicata in altri settori, avremmo situazioni grottesche. Per chiedere un certificato al Comune l’impiegato deve fare una ricerca al computer, e ciò potrebbe essere soggetto a pagamento. Se entriamo in un negozio di abbigliamento, la commessa dovrà cercare in magazzino il capo che ci interessa e la misura richiesta: si potrebbero fare pagare i “diritti di ricerca”. Se in estate, al lido balneare, chiediamo un ombrellone e due lettini, il bagnino potrebbe chiederci il “diritto di ricerca” dell’ombrellone richiesto. E così via, giusdto per rimarcare l’assurdità dei comportamenti di Riscossione Sicilia sprezzanti nei confronti dei contribuenti.
Su questo, attendiamo che intervenga la Regione Siciliana, da cui Riscossione dipende e dalla quale è (o dovrebbe essere) controllata. Perché la misura è ormai colma.