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Consiglio senza attributi e la mozione s’infrange al primo… ritiro

Consiglio senza attributi e la mozione s’infrange al primo… ritiro

Errare è umano, perseverare è diabolico. Dopo una prima mozione di sfiducia firmata da 12 consiglieri comunali

e nemmeno discussa, per mancata convocazione del civico consesso causa ritiro della firma della consigliere Maria Pingo, a distanza di un mese e mezzo viene convocata una nuova seduta monotematica con all'ordine del giorno una seconda mozione di sfiducia, ancora una volta firmata dal numero minimo di sottoscrittori richiesti, 12, nonché ancora una volta nemmeno discussa nel merito. Presentata immediatamente una pregiudiziale di legittimità per vizio procedurale, i consiglieri Angela Di Modica e Giovanni Panebianco hanno infatti ritirato la loro sottoscrizione, facendo mancare di nuovo il numero minimo di firme richieste dalla legge regionale.

A presentare la pregiudiziale è stato proprio il consigliere di “Diventerà Bellissima”, Panebianco, che nel prendere subito parola ha evidenziato un vizio procedurale relativo ai tempi, chiedendo un parere al segretario generale, il quale ha invece risposto che la mozione di sfiducia non è un atto recettizio, né la legge prescrive tempi “a difesa”, lasciando chiaramente intendere che si poteva proseguire. A quel punto il consigliere Casano (Mdp-Art.1) e la consigliera Pingo (indipendente) hanno chiesto garanzie addirittura sulla non impugnabilità dell'atto.

 

Il consigliere Scerra (Forza Italia) ha ribadito la volontà del centrodestra di andare al voto comunque, mentre il consigliere Gallo (Pd) ha raccolto la provocazione replicando senza troppi fronzoli che il Partito Democratico ed il centrosinistra non si sarebbero certo tirati indietro. Stesso dicasi per il consigliere indipendente, tra i 12 firmatari, Cirignotta. Intanto la consigliere Sandra Bennici (Sicilia Futura) invita il centrodestra che ha firmato in blocco e blindato la mozione a ritirare l'atto, confermando però la disponibilità a votare la sfiducia se si fosse andato al voto per appello nominale.

 

E' allora la consigliere Di Modica che invita i 12 firmatari a riunirsi e decidere se ritirare l'atto o meno, chiedendo una sospensione per una decina di minuti, accolta dalla Presidente Ascia. Al ritorno in aula, incassato il no sul ritiro collettivo della mozione, la Di Modica ha annunciato il suo, personale, ritiro della firma ed a lei si è accodato giusto il consigliere Panebianco. Sicché a calare è il sipario, che è peraltro lo stesso della prima mozione di sfiducia. Ce ne sarà una terza? Chissà.

 

Ciò che al momento possiamo osservare è con tutta franchezza la fragilità dell'obiezione di ordine procedurale sconfessata “de visu” dal segretario generale, sollecitato ed interpellato appositamente in tal senso. Insomma la firma è stata ritirata per un vizio procedurale solo presunto e sul quale il neo segretario generale del Comune, il dott. Pignatello, aveva rassicurato tutta l'assise civica, in un dibattito che ha visto giorni addietro persino il vescovo della diocesi di Piazza Armerina monsignor Gisana dichiarare apertamente di essere contrario alla sfiducia.

 

Ma ciò che si è rivoltato contro il centrodestra locale, un boomerang devastante, è stata la volontà di non allargare ai 4 consiglieri grillini la disponibilità ad apporre le proprie firme, mettendo al riparo la mozione da quell'eventualità, puntualmente e di fatto verificatasi e già consumata nella precedente mozione. Un autentico suicidio. Ed in città c'è già chi pensa che fosse tutto concordato, perché tutti non vogliono rinunciare alla poltrona e molti consiglieri che si dicevano disposti a votare la sfiducia che mandava tutti a casa, in fondo con la sfiducia che salta di nuovo hanno tirato un sospiro di sollievo. Male lingue? Congetture da bar? Chiacchiere da cortile?   

 

Sarà, ma la classe politica e la sua immagine agli occhi della città non ne esce certo rafforzata. Un'altra pagina triste è stata scritta, in diretta televisiva e streaming, da quella che abbiamo già battezzato come la classe politica locale più scarsa mai nella storia repubblicana di Gela. Anche lo stesso primo cittadino, Domenico Messinese, nel salvarsi di nuovo, sopravvivendo ancora una volta, senza infamia e senza lode, ad una mozione che non viene manco discussa, figuriamoci votata, non ci fa una gran figura a continuare senza trarre le dovute conclusioni. Se i consiglieri sono aggrappati alla poltrona perché oltre a minacciare la mozione di sfiducia non vanno, cosa dire di un sindaco che non ha un consigliere comunale di riferimento e non arriva nemmeno a minacciare di dimettersi