A18 Siracusa-Gela l’autostrada fantasma della Sicilia orientale

A18 Siracusa-Gela l’autostrada fantasma della Sicilia orientale

Doveva essere il simbolo del riscatto infrastrutturale della Sicilia, la spina dorsale che avrebbe collegato i due grandi poli industriali di Priolo e Gela, favorendo sviluppo e occupazione in una delle aree più strategiche del Mezzogiorno. E invece, sessant’anni dopo, l’autostrada Siracusa-Gela resta un’incompiuta.

Solo 59 dei 133 chilometri previsti sono oggi percorribili, meno della metà del tracciato ideato negli anni Sessanta e previsto in origine per essere completato nel 1973.

Per l’Europa si tratta del percorso terminale della E45, 5.190 km, una delle arterie continentali più lunghe e più importanti, che dall'estremo nord della Norvegia (da Alta, nella contea di Finnmark) attraversando Finlandia, Svezia, Danimarca, Germania, ed Austria, arriva fino a Gela. 

Per l’Italia è la prosecuzione naturale dell’A18 Messina-Catania, infrastruttura che avrebbe dovuto garantire continuità alla rete autostradale siciliana. Ma la realtà è ben diversa, cioè un cantiere eterno, sospeso tra burocrazia, mancanza di fondi e scelte politiche discutibili.

Nel frattempo, sono passati sessant’anni per costruire appena 59 chilometri di strada.

La storia dell’A18 Siracusa-Gela è costellata di ritardi, stop e ripartenze a singhiozzo. Tredici i lotti in cui era stata suddivisa l’opera, ma solo sette sono stati portati a termine. La media dei lavori? Appena 1,4 chilometri all’anno. Un paradosso inaccettabile per un’infrastruttura strategica, costata già miliardi e ancora lontana dall’essere completata.

Il punto morto attuale si chiama svincolo di Modica. Qui finisce il settimo lotto e, almeno per ora, anche la speranza di veder completata la tratta. Il successivo segmento, Modica-Scicli, era pronto a partire. Un finanziamento di 350 milioni di euro stanziato nel 2022 dal Cipess (Comitato interministeriale per la programmazione economica e lo sviluppo sostenibile) avrebbe dovuto dare il via ai lavori. Ma nel 2023, tutto si è fermato. A Roma, il ministero per le infrastrutture guidato dal leader leghista Matteo Salvini, ha deciso di sottrarre fondi allo sviluppo della Sicilia per dirottarli altrove.

A sollevare il caso è stato il deputato siciliano del Movimento 5 Stelle Filippo Scerra, siracusano, che alla Camera ha parlato apertamente di "scandalo della SR-Gela" e di "ennesimo scippo del centrodestra ai danni della Sicilia".

«Il ministro Salvini con la complicità del governo regionale, si prende 1,3 miliardi di fondi per lo sviluppo destinati alla Sicilia e li dirotta sul fantasmagorico e mai realizzabile ponte sullo Stretto - ha tuonato Scerra. 

«Con questi soldi – ha spiegato –spariscono anche i 350 milioni già finanziati per il tratto Modica-Scicli della Siracusa-Gela. Per una fantasia leghista, ai siciliani sono stati tolti i soldi per un’opera reale e attesa da decenni». «Il Mezzogiorno non è il bancomat del Nord - ha detto Scerra, protestando verso il governo. Dovete restituire i soldi al Sud, dovete completare le autostrade e le infrastrutture necessarie, invece di speculare sull’impossibile».

La dura denuncia del deputato ha fatto il giro dei giornali, delle tv e del web, riaccendendo i riflettori su un’infrastruttura che sembra condannata all’abbandono.

Oggi, oltre al danno c’è la beffa. La Corte dei Conti ha bloccato il progetto del ponte sullo Stretto di Messina, chiedendo ulteriori chiarimenti e sospendendo le procedure. E mentre il ponte rimane un’ipotesi, la Siracusa-Gela rischia di diventare un miraggio perchè nel frattempo, i costi lievitano. 

Per completare il tratto Modica-Scicli servirebbero almeno 640 milioni di euro, quasi il doppio della cifra originaria. Lo ha ammesso lo stesso direttore generale del Consorzio Autostrade Siciliane (CAS), Franco Calogero Fazio, sottolineando che «il progetto esecutivo va aggiornato con i nuovi prezziari Anas» e che «andranno rivisti i nulla osta, rivalutate le interferenze e aggiornati i vincoli di esproprio».

E se non si interverrà in tempi brevi, anche quei vincoli rischiano di scadere, rendendo necessario ricominciare tutto da capo.

Intanto c'è chi parla di complotti e ipotizza l'esistenza di nemici della SR-Gela. Ma chi può avere interesse a non far partire i cantieri? Esistono davvero poteri contrari alla realizzazione della Siracusa-Gela? 

L'abbiamo chiesto a Rosario Faraci, dottore commercialista gelese, ex presidente del Consorzio autostrade ai tempi del governo Crocetta.

«È inutile fare dietrologia o parlare di complotti» - chiarisce Faraci. «La verità è molto più semplice e, se vogliamo, ancora più grave: manca la volontà politica. Quando ero al CAS, mi sono reso conto che la maggior parte dei ritardi non nasceva da oscuri disegni, ma da pura e semplice incompetenza. Funzionari impreparati, politici distratti e una macchina amministrativa regionale assolutamente inadeguata alle necessità della Sicilia».

Una diagnosi impietosa, ma condivisa da molti amministratori locali, che ogni giorno si trovano a fare i conti con una burocrazia paralizzante.

Tra i comuni più penalizzati dallo stallo dell’autostrada ci sono Comiso e Gela, due poli cruciali per la mobilità e lo sviluppo del sud-est siciliano, due città dimenticate.

La sindaca di Comiso, Maria Rita Schembari (Fratelli d’Italia), ricorda le riunioni e i tavoli tecnici cui ha partecipato già durante la presidenza di Nello Musumeci. 

«Abbiamo chiesto non solo la conclusione dei lotti in corso - ci illustra con fervore - ma anche l’anticipazione dei lotti 12 e 13, quelli finali, in progetto, che da Gela arrivano all’aeroporto di Comiso. Se fossero completati, si potrebbe percorrere la tratta in meno di un quarto d'ora. Sarebbe una svolta per tutto il territorio».

Schembari, pur essendo del partito del premier Meloni, non nasconde la delusione per la gestione delle risorse.

«Sono a favore del ponte sullo Stretto, credo che non ostante tutto si farà e porterà sviluppo - dice con fermezza - ma non possiamo dimenticarci di questo ultimo angolo di Sicilia. Non si deve scegliere, bisogna realizzare sia il ponte sia l’autostrada. Non o l'uno o l'altra».

Sulla stessa linea anche Terenziano Di Stefano, sindaco di Gela, che invita a superare le polemiche per puntare su un dialogo istituzionale costruttivo.

«Lavoriamo in sinergia con gli altri comuni per portare avanti la realizzazione dell’autostrada e il rilancio dell’aeroporto di Comiso. Purtroppo oggi il governo nazionale e quello regionale sembrano avere occhi solo per il ponte, che tra l’altro è fermo. La Regione Sicilia è passiva, deve svegliarsi. L’Anas deve rendere esecutivo il progetto e avviare i lavori a partire da Gela».

Per il sindaco, le risorse europee potrebbero rappresentare la chiave per sbloccare la situazione.

«Le linee di finanziamento esistono – spiega Di Stefano – ma servono volontà e impegno. E serve che i nostri deputati, a Roma, si battano perché l’opera venga finalmente completata». L’asse Siracusa-Gela-Comiso non è solo una questione di viabilità. È una direttrice vitale per il futuro economico del sud-est siciliano. L’aeroporto "Pio La Torre" di Comiso, oggi sottoutilizzato, potrebbe diventare il terminal principale di un bacino di oltre 500 mila abitanti, da Gela a Caltanissetta, da Agrigento a Ragusa, da Vittoria fino ad Acate. Lo scalo potrà funzionare a regime solo se sarà collegato con una rete autostradale efficiente», ribadisce Di Stefano. «Autostrada e aeroporto sono due obiettivi interconnessi. Senza collegamenti rapidi, lo sviluppo resterà un miraggio».

La storia della Siracusa-Gela è lo specchio di un problema più ampio, il divario infrastrutturale che continua a separare il Nord dal Sud del Paese. Basti pensare alle mortificate potenzialità di sviluppo che questo territorio malgrado tutto continua a manifestare per la sua posizione logistica, le ricchezze del sottosuolo, lo sbocco sul Mediterraneo, le capacità professionali di tecnici e maestranze dopo oltre mezzo secolo di esperienza nell'industria energetica e nella petrolchimica. Così il Sud emarginato accumula i primati negativi delle occasioni perdute.

Gela, ad esempio, oltre all'autostrada, oggi è capolinea di una tratta ferroviaria (quella per Catania, chiusa da 14 anni per il crollo di un ponte mai ricostruito) e di tre strade statali: la 626 per Caltanissetta che però sbocca a 15 km dall'abitato gelese; la 117 bis con Enna e Santo Stefano di Camastra per la cosiddetta Sud-Nord Centrale Sicula, incompiuta e ferma da anni a Nicosia dove finalmente è caduto l'ultimo diaframma della galleria "Poggio Malgurno; la 417 per Catania detta a scorrimento veloce ma diventata lenta e pericolosa per i troppi accessi a raso e la presenza mezzi agricoli in carreggiata. Chiuso il porto rifugio, poco utilizzato il porto isola, crollato il pontile sbarcatoio. 

Gela è anche tappa intermedia assai importante della ferrovia Palermo-Modica e della strada statale 115, Trapani-Siracusa, con via Venezia che accoglie traffico urbano ed extraurbano in attesa che venga realizzata la tanto sollecitata tangenziale. Ci sono poi le provinciali n. 8 per Butera, la n. 10 per Niscemi e la n.51 per il lago Biviere e Scoglitti che versano nell'abbandono. Parlare di emergenza viabilità qui è pane quotidiano.

Ogni stop, ogni intervento rinviato, ogni bando di gara che scade senza vincitore contribuisce ad allargare la frattura col resto d'Italia. E ogni chilometro non realizzato non manutenzionato pesa come un macigno sulla nostra economia, sui tempi di percorrenza, sulla sicurezza e sulla fiducia dei cittadini. 

Perciò sessant’anni dopo la posa della prima pietra, la Siracusa-Gela resta sospesa tra la speranza che l'autostrada venga completata e il rischio che tutto finisca nell’oblio, nell'arretratezza, nell'abbandono.

16 POLITICA  A18 Siracusa-Gela, l’autostrada

fantasma della Sicilia orientale

Doveva essere il simbolo del riscatto infrastrutturale della Sicilia, la spina dorsale che avrebbe collegato i due grandi poli industriali di Priolo e Gela, favorendo sviluppo e occupazione in una delle aree più strategiche del Mezzogiorno. E invece, sessant’anni dopo, l’autostrada Siracusa-Gela resta un’incompiuta. Solo 59 dei 133 chilometri previsti sono oggi percorribili, meno della metà del tracciato ideato negli anni Sessanta e previsto in origine per essere completato nel 1973.

Per l’Europa si tratta del percorso terminale della E45, 5.190 km, una delle arterie continentali più lunghe e più importanti, che dall'estremo nord della Norvegia (da Alta, nella contea di Finnmark) attraversando Finlandia, Svezia, Danimarca, Germania, ed Austria, arriva fino a Gela. 

Per l’Italia è la prosecuzione naturale dell’A18 Messina-Catania, infrastruttura che avrebbe dovuto garantire continuità alla rete autostradale siciliana. Ma la realtà è ben diversa, cioè un cantiere eterno, sospeso tra burocrazia, mancanza di fondi e scelte politiche discutibili.

Nel frattempo, sono passati sessant’anni per costruire appena 59 chilometri di strada.

La storia dell’A18 Siracusa-Gela è costellata di ritardi, stop e ripartenze a singhiozzo. Tredici i lotti in cui era stata suddivisa l’opera, ma solo sette sono stati portati a termine. La media dei lavori? Appena 1,4 chilometri all’anno. Un paradosso inaccettabile per un’infrastruttura strategica, costata già miliardi e ancora lontana dall’essere completata.

Il punto morto attuale si chiama svincolo di Modica. Qui finisce il settimo lotto e, almeno per ora, anche la speranza di veder completata la tratta. Il successivo segmento, Modica-Scicli, era pronto a partire. Un finanziamento di 350 milioni di euro stanziato nel 2022 dal Cipess (Comitato interministeriale per la programmazione economica e lo sviluppo sostenibile) avrebbe dovuto dare il via ai lavori. Ma nel 2023, tutto si è fermato. A Roma, il ministero per le infrastrutture guidato dal leader leghista Matteo Salvini, ha deciso di sottrarre fondi allo sviluppo della Sicilia per dirottarli altrove.

A sollevare il caso è stato il deputato siciliano del Movimento 5 Stelle Filippo Scerra, siracusano, che alla Camera ha parlato apertamente di "scandalo della SR-Gela" e di "ennesimo scippo del centrodestra ai danni della Sicilia".

«Il ministro Salvini con la complicità del governo regionale, si prende 1,3 miliardi di fondi per lo sviluppo destinati alla Sicilia e li dirotta sul fantasmagorico e mai realizzabile ponte sullo Stretto - ha tuonato Scerra. 

«Con questi soldi - ha spiegato - spariscono anche i 350 milioni già finanziati per il tratto Modica-Scicli della Siracusa-Gela. Per una fantasia leghista, ai siciliani sono stati tolti i soldi per un’opera reale e attesa da decenni». «Il Mezzogiorno non è il bancomat del Nord - ha detto Scerra, protestando verso il governo. Dovete restituire i soldi al Sud, dovete completare le autostrade e le infrastrutture necessarie, invece di speculare sull’impossibile».

La dura denuncia del deputato ha fatto il giro dei giornali, delle tv e del web, riaccendendo i riflettori su un’infrastruttura che sembra condannata all’abbandono.

Oggi, oltre al danno c’è la beffa. La Corte dei Conti ha bloccato il progetto del ponte sullo Stretto di Messina, chiedendo ulteriori chiarimenti e sospendendo le procedure. E mentre il ponte rimane un’ipotesi, la Siracusa-Gela rischia di diventare un miraggio perchè nel frattempo, i costi lievitano. 

Per completare il tratto Modica-Scicli servirebbero almeno 640 milioni di euro, quasi il doppio della cifra originaria. Lo ha ammesso lo stesso direttore generale del Consorzio Autostrade Siciliane (CAS), Franco Calogero Fazio, sottolineando che «il progetto esecutivo va aggiornato con i nuovi prezziari Anas» e che «andranno rivisti i nulla osta, rivalutate le interferenze e aggiornati i vincoli di esproprio».

E se non si interverrà in tempi brevi, anche quei vincoli rischiano di scadere, rendendo necessario ricominciare tutto da capo.

Intanto c'è chi parla di complotti e ipotizza l'esistenza di nemici della SR-Gela. Ma chi può avere interesse a non far partire i cantieri? Esistono davvero poteri contrari alla realizzazione della Siracusa-Gela? 

L'abbiamo chiesto a Rosario Faraci, dottore commercialista gelese, ex presidente del Consorzio autostrade ai tempi del governo Crocetta.

«È inutile fare dietrologia o parlare di complotti» - chiarisce Faraci. «La verità è molto più semplice e, se vogliamo, ancora più grave: manca la volontà politica. Quando ero al CAS, mi sono reso conto che la maggior parte dei ritardi non nasceva da oscuri disegni, ma da pura e semplice incompetenza. Funzionari impreparati, politici distratti e una macchina amministrativa regionale assolutamente inadeguata alle necessità della Sicilia».

Una diagnosi impietosa, ma condivisa da molti amministratori locali, che ogni giorno si trovano a fare i conti con una burocrazia paralizzante.

Tra i comuni più penalizzati dallo stallo dell’autostrada ci sono Comiso e Gela, due poli cruciali per la mobilità e lo sviluppo del sud-est siciliano, due città dimenticate.

La sindaca di Comiso, Maria Rita Schembari (Fratelli d’Italia), ricorda le riunioni e i tavoli tecnici cui ha partecipato già durante la presidenza di Nello Musumeci. 

«Abbiamo chiesto non solo la conclusione dei lotti in corso - ci illustra con fervore - ma anche l’anticipazione dei lotti 12 e 13, quelli finali, in progetto, che da Gela arrivano all’aeroporto di Comiso. Se fossero completati, si potrebbe percorrere la tratta in meno di un quarto d'ora. Sarebbe una svolta per tutto il territorio».

Schembari, pur essendo del partito del premier Meloni, non nasconde la delusione per la gestione delle risorse.

«Sono a favore del ponte sullo Stretto, credo che non ostante tutto si farà e porterà sviluppo - dice con fermezza - ma non possiamo dimenticarci di questo ultimo angolo di Sicilia. Non si deve scegliere, bisogna realizzare sia il ponte sia l’autostrada. Non o l'uno o l'altra».

Sulla stessa linea anche Terenziano Di Stefano, sindaco di Gela, che invita a superare le polemiche per puntare su un dialogo istituzionale costruttivo.

«Lavoriamo in sinergia con gli altri comuni per portare avanti la realizzazione dell’autostrada e il rilancio dell’aeroporto di Comiso. Purtroppo oggi il governo nazionale e quello regionale sembrano avere occhi solo per il ponte, che tra l’altro è fermo. La Regione Sicilia è passiva, deve svegliarsi. L’Anas deve rendere esecutivo il progetto e avviare i lavori a partire da Gela».

Per il sindaco, le risorse europee potrebbero rappresentare la chiave per sbloccare la situazione.

«Le linee di finanziamento esistono – spiega Di Stefano – ma servono volontà e impegno. E serve che i nostri deputati, a Roma, si battano perché l’opera venga finalmente completata». L’asse Siracusa-Gela-Comiso non è solo una questione di viabilità. È una direttrice vitale per il futuro economico del sud-est siciliano.

L’aeroporto "Pio La Torre" di Comiso, oggi sottoutilizzato, potrebbe diventare il terminal principale di un bacino di oltre 500 mila abitanti, da Gela a Caltanissetta, da Agrigento a Ragusa, da Vittoria fino ad Acate. Lo scalo potrà funzionare a regime solo se sarà collegato con una rete autostradale efficiente», ribadisce Di Stefano. «Autostrada e aeroporto sono due obiettivi interconnessi. Senza collegamenti rapidi, lo sviluppo resterà un miraggio».

La storia della Siracusa-Gela è lo specchio di un problema più ampio, il divario infrastrutturale che continua a separare il Nord dal Sud del Paese. Basti pensare alle mortificate potenzialità di sviluppo che questo territorio malgrado tutto continua a manifestare per la sua posizione logistica, le ricchezze del sottosuolo, lo sbocco sul Mediterraneo, le capacità professionali di tecnici e maestranze dopo oltre mezzo secolo di esperienza nell'industria energetica e nella petrolchimica. Così il Sud emarginato accumula i primati negativi delle occasioni perdute.

Gela, ad esempio, oltre all'autostrada, oggi è capolinea di una tratta ferroviaria (quella per Catania, chiusa da 14 anni per il crollo di un ponte mai ricostruito) e di tre strade statali: la 626 per Caltanissetta che però sbocca a 15 km dall'abitato gelese; la 117 bis con Enna e Santo Stefano di Camastra per la cosiddetta Sud-Nord Centrale Sicula, incompiuta e ferma da anni a Nicosia dove finalmente è caduto l'ultimo diaframma della galleria "Poggio Malgurno; la 417 per Catania detta a scorrimento veloce ma diventata lenta e pericolosa per i troppi accessi a raso e la presenza mezzi agricoli in carreggiata. Chiuso il porto rifugio, poco utilizzato il porto isola, crollato il pontile sbarcatoio. 

Gela è anche tappa intermedia assai importante della ferrovia Palermo-Modica e della strada statale 115, Trapani-Siracusa, con via Venezia che accoglie traffico urbano ed extraurbano in attesa che venga realizzata la tanto sollecitata tangenziale. Ci sono poi le provinciali n. 8 per Butera, la n. 10 per Niscemi e la n.51 per il lago Biviere e Scoglitti che versano nell'abbandono. Parlare di emergenza viabilità qui è pane quotidiano.

Ogni stop, ogni intervento rinviato, ogni bando di gara che scade senza vincitore contribuisce ad allargare la frattura col resto d'Italia. E ogni chilometro non realizzato non manutenzionato pesa come un macigno sulla nostra economia, sui tempi di percorrenza, sulla sicurezza e sulla fiducia dei cittadini. 

Perciò sessant’anni dopo la posa della prima pietra, la Siracusa-Gela resta sospesa tra la speranza che l'autostrada venga completata e il rischio che tutto finisca nell’oblio, nell'arretratezza, nell'abbandono.