Dopo cinquant’anni di attesa, Gela compie un passo decisivo verso una forma di partecipazione civica più diretta e strutturata.
Il Comune ha infatti fissato per il 25 gennaio 2026 la data delle prime elezioni dei consigli di quartiere, organismi che daranno veste istituzionale ai comitati cittadini nati negli anni passati come realtà spontanee. Una svolta che segna la piena maturità della città sul fronte della democrazia partecipata.
Il percorso che porta a questo traguardo affonda le radici lontano nel tempo. L’idea di un decentramento amministrativo, volto a coinvolgere i cittadini nella vita pubblica e nella gestione dei servizi locali, ha una storia che risale ai primi anni Sessanta. È Bologna, nel 1963, a fare da apripista istituendo i primi consigli di quartiere, ben prima che una legge nazionale – approvata solo nel decennio successivo – ne riconoscesse la validità giuridica.
In seguito, nelle grandi città italiane, questi organismi si sono evoluti in consigli municipali o circoscrizioni, diventando parte integrante del tessuto democratico urbano.
A Gela, però, il cammino è stato più lungo. Per decenni la partecipazione popolare si è espressa attraverso comitati di quartiere molto attivi ma privi di un riconoscimento ufficiale. Solo di recente, grazie al lavoro congiunto di amministratori e cittadini, si è giunti a una definizione chiara dei confini delle cosiddette "aree urbane di quartiere", passo preliminare all’istituzione dei nuovi organismi elettivi.
Va ricordato che la legge nazionale prevede l’obbligo delle circoscrizioni solo per i Comuni oltre i 250 mila abitanti, mentre per quelli tra 100 e 250 mila si tratta di una facoltà, e per i centri più piccoli – come Gela, che conta poco più di 71 mila residenti - un’opzione consentita. Ciò nonostante, le varie amministrazioni che si sono succedute dal 1994 in poi hanno più volte tentato di dare forma stabile a quella che era una partecipazione di fatto, ma non di diritto.
Negli ultimi quattro anni, un gruppo di lavoro composto da funzionari comunali e rappresentanti dei comitati di quartiere ha portato a termine una mappatura dettagliata della città, individuando nove aree urbane, ciascuna con una popolazione media di circa ottomila abitanti. Un impegno tecnico e organizzativo di rilievo, portato avanti dall’ingegnere Rocco Ascia, con il sostegno politico del sindaco Terenziano Di Stefano e dell’assessore ai rapporti con i quartieri Peppe Di Cristina (Pd).
«Il lavoro di grande pregio che ha fatto con noi la commissione affari generali – ha detto l'assessore Di Cristina – ci permette finalmente di procedere all'elezione dei consigli di quartiere, di dare loro una veste giuridica, di allargare la base democratica della partecipazione attiva alla politica e alla vita amministrativa della nostra città. È un modo per avvicinare i cittadini all’amministrazione e l’amministrazione ai cittadini».
La macchina organizzativa è già in moto. Le liste dei candidati dovranno essere presentate entro le ore 12 del 15 dicembre 2025. Ogni lista potrà comprendere da sei a nove candidati. Niente quote rosa obbligatorie. Il più votato della lista vincente assumerà la carica di presidente dell’area urbana, mentre il secondo classificato diventerà vicepresidente. E' previsto solo un voto di preferenza. Se però in lista c'è una donna se ne potranno dare due: uno alla donna e uno all'uomo. Se si votano due uomini o due donne vale solo la prima preferenza.
Si voterà dalle 8 alle 22 di domenica 25 gennaio 2026, presso i gazebo allestiti dal Comune in prossimità dei nove "superquartieri". Tutto avverrà su base volontaria: i presidenti di seggio saranno consiglieri comunali estratti a sorte tra i disponibili; gli scrutatori saranno selezionati tra i cittadini dei rispettivi quartieri, e nessuno degli eletti riceverà compensi. Lo spoglio inizierà il giorno successivo, lunedì 26 gennaio, alle ore 9, nell’aula consiliare del municipio, dove saranno custodite le urne. Alla lista che riporterà il maggior numero di voti verrà attribuito il premio di maggioranza: almeno 5 seggi su 9 (compresi presidente e vice).
A spingere per questa svolta è anche la rete storica dei comitati, che da anni chiedono una formalizzazione del proprio ruolo. «Sto parlando con centinaia di persone del mio rione per invogliarle a partecipare – racconta Salvatore Terlati, memorabile presidente del comitato di Settefarine e coordinatore cittadino dei comitati di Gela –. Questa volta non si vota per un partito o per un politico, ma per noi stessi, per il nostro quartiere, per la nostra vita sociale e civile».
Un passaggio simbolico ma concreto, che intende rafforzare il legame tra istituzioni e comunità. La nascita dei consigli di quartiere rappresenta, per Gela, una scommessa sulla democrazia di prossimità, una forma di autogoverno locale che può restituire fiducia ai cittadini e rendere più efficiente la gestione dei servizi.