Dal 15 giugno al 29 agosto 2025, i Vigili del Fuoco italiani hanno effettuato oltre 55.000 interventi per incendi boschivi.
Un numero impressionante, superiore di quasi 7.000 unità rispetto allo stesso periodo del 2024. La Sicilia si conferma ancora una volta l’epicentro dell’emergenza. Solo nell’ultima settimana di agosto si sono registrati quasi mille interventi, con incendi che hanno devastato campagne, lambito centri abitati, costretto all’evacuazione famiglie e reso impraticabili molte strade. Duramente preso di mira il comprensorio di Gela, con le aree boschive della sughereta di Niscemi, di Mazzarino e di Butera.
La denuncia giunge dal senatore gelese Pietro Lorefice (M5S) segretario di presidenza del senato e capogruppo in «commissione bicamerale ecomafie», che ha presentato una sua interrogazione in parlamento.
Secondo il corpo forestale regionale siciliano, tra metà maggio e fine luglio, nella nostra isola si sono verificati 3.757 incendi. Una media inquietante di 50 roghi al giorno. Ad agosto ancora di più.
«Ai Vigili del Fuoco e al Corpo Forestale va tutta la mia gratitudine - ha dichiarato in una nota il senatore Lorefice - ma i ringraziamenti non bastano a spegnere i roghi. Serve un cambio di passo radicale, una prevenzione vera, mezzi adeguati e una regia istituzionale che non lasci soli comuni e sindaci. L’ho già chiesto con un’interrogazione parlamentare e continuerò a farlo ovunque. Il Governo deve intervenire subito, prima che sia troppo tardi».
Ormai il fenomeno degli incendi estivi in Italia ha assunto dimensioni allarmanti.
Dietro ogni intervento, infatti, si muove oggi una complessa e costosa macchina operativa. Il sistema antincendio italiano si fonda su due pilastri: la flotta statale (Canadair, gestiti da privati per conto della protezione civile) e le flotte regionali, affidate a società private tramite contratti e bandi.
I costi orari per i velivoli possono variare enormemente. L'uso di un Canadair può costare tra 4.600 e 6.000 euro all’ora, ma il costo complessivo di un intervento può raggiungere i 15.000 euro l’ora, considerando personale, logistica e numero di lanci. Così la spesa di un’operazione di 4 Canadair e un elicottero per 8 ore di lavoro può facilmente superare i 500.000 euro.
Ci sono poi i costi fissi annuali. In molte regioni, i contratti prevedono una disponibilità giornaliera pagata a prescindere dagli interventi effettivi. A questo poi si devono sommare le spese di manutenzione, vitto, alloggio e la gestione del personale.
Senza contare, perchè incalcolabili, i danni ambientali ed economici arrecati al patrimonio boschivo e all'ecosistema in generale in piena crisi climatica.
Secondo i dati aggiornati al mese di agosto, oltre 56.000 ettari sono andati in fumo nei primi otto mesi del 2025, con perdita della biodiversità animale e vegetale, habitat compromessi, rischio idrogeologico aumentato in territori divenuti vulnerabili a frane e alluvioni. I danni stimati superano il miliardo e mezzo di euro, tra agricoltura distrutta, strutture turistiche devastate, case evacuate e infrastrutture compromesse.
Dietro a quasi tutti i roghi si nasconde la mano dell’uomo. Incendi dolosi (qualcuno colposo) appiccati per speculazione, per interessi economici o per destabilizzare i territori. E se è vero che tanti uomini e donne combattono le fiamme con eroismo, non mancano interrogativi inquietanti sulla gestione del sistema.
Francesco Sannicandro, ex dirigente della Regione Puglia e consulente dell’Autorità di Bacino, in un intervento sul sito "Villaggio Globale", ha sollevato una questione spinosa: «chi ci guadagna dagli incendi». Non è una novità. Articoli, ipotesi e sospetti su questo tema scottante circolano da oltre 40 anni. Per ogni incendio si attivano interessi infiniti durante e dopo gli spegnimenti tra le società che gestiscono i velivoli, contratti di manutenzione, uso delle aree a pascolo, riforestazione dei territori devastati, progetti di insediamenti turistici.
Un intervento con quattro Canadair e un elicottero può costare fino a 60 mila euro l’ora. Per interventi di 5-10 ore e pure più di 10... fate voi i conti...».
E se è vero che la mafia uccide per molto meno, voi pensate che in un giro d'affari miliardario stiddra e cosa nostra non provino a ficcarci il loro naso...? Troppi inneschi ritardati sono stati trovati dai vigili del fuoco nei boschi bruciati. Incendi palesemente dolosi. Criminalità comune, mafia e di riflesso anche la politica.
Basta tenere presente che in estate, per domare gli incendi, sono circa 20 mila circa i forestali stagionali che vengono arruolati dalla Regione anche per spegnere i fuochi. Una testa almeno 4 voti. E la politica sa intrecciarsi bene con certi esponenti del malaffare.
Tra le regioni più colpite, Sicilia e Sardegna detengono il primato negativo. La Sicilia ha già visto andare in fumo quasi 17.000 ettari, mentre in Sardegna cresce la preoccupazione per l’impatto sul turismo. In entrambi i casi, la sostenibilità ambientale ed economica dei territori è a rischio.
Il grido d’allarme si fa sempre più forte, ma le risposte tardano ad arrivare. «Non possiamo affrontare ogni estate come fosse sempre una sorpresa» - avverte Lorefice. «Serve un piano nazionale di prevenzione, una cabina di regia centralizzata, mezzi adeguati e controlli sui contratti pubblici. Non è solo una questione ambientale, è una questione di sicurezza nazionale».