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Il poliziotto gelese Giovanni Lorefice, medaglia d’oro come vittima del terrorismo

di Nuccio Mulè 21 Aprile 2024

All’istituzione Comune di Gela nel 2016 è passata inosservata, senza una giusta e doverosa evidenziazione, la concessione di una medaglia d’oro del Presidente della Repubblica Mattarella al poliziotto Giovanni Lorefice originario di Gela;

una medaglia d’oro, che si aggiunge alle precedenti cinque dei conterranei Giovanni Guccione, Emanuele Guttadauro, Giulio Cesare Siragusa, Giuseppe Valenti e Sebastiano D’Immè.

Riportiamo qui il perché di tale meritevole concessione concessa a Giovanni Lorefice, uomo della Polizia di Stato. E lo facciamo traendo notizie dal quotidiano romano Il Messaggero del 19 febbraio 2024, il quale riportò la scomparsa del Lorefice con un articolo dal titolo: “Addio al poliziotto Lorefice, unico sopravvissuto all’attentato fatale a Serpico”.

Ecco come si svolsero i fatti. Il 28 maggio 1980, davanti al liceo romano “Giulio Cesare” fu perpetrato un agguato ad un’auto di pattuglia della Polizia di Stato che era in via Trieste per seguire e controllare un corteo. Verso le ore 8,00 mentre i giovani liceali stavano per entrare a scuola, un commando di quattro terroristi dei NAR (Nuclei Armati Rivoluzionari, un’organizzazione terroristica italiana di orientamento neofascista e neonazista d’estrema destra), Valerio Fioravanti, Francesco Mambro, Giorgio Vale e Luigi Ciavardini, arrivati in sella a due vesponi, uccisero con sette colpi d’arma da fuoco il super-poliziotto di quartiere Francesco Evangelista, conosciuto allora come “Serpico”, un personaggio a cui si ispirò nel 1973 l’omonimo film di Sidney Lumet interpretato da Al Pacino. 

Assieme a Francesco Evangelista vi erano anche due suoi colleghi, Antonio Manfreda ed il nostro Giovanni Lorefice quest’ultimo allora in servizio al Commissariato romano di Porta Pia; nell’attentato, anche questi ultimi due poliziotti colleghi di “Serpico” subirono delle gravi ferite, in particolare il nostro Lorefice colpito in varie parti del corpo ed alla testa, tant’è che, a seguito delle gravi lesioni riportate, rimase invalido al cento per cento.

E per tale motivo e soprattutto come vittima di terrorismo, ricevette la suddetta prestigiosa onorificenza. Anche il poliziotto Manfreda risentì delle ferite le cui conseguenze dopo diversi anni furono causa della sua scomparsa.

Oggi il nome del poliziotto Giovanni Lorefice, nonostante le gravi dimenticanze dell’Istituzione, compare impresso tra le sei medaglie d’oro gelesi sulla stele in Piazza Martiri della Libertà a ricordo imperituro.

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