Don Franco Cavallo, che quest’anno avrebbe ricordato i suoi 40 anni di sacerdozio, diceva che la Casa Francescana di Manfria era un polmone che dava ossigeno al territorio e alle famiglie che in quelle contrade vivono.
E in effetti il servizio prestato dalla casa S. Antonio alla comunità è stato un lungo respiro di religiosità e solidarietà sociale, iniziato nell’agosto del 1995 e perpetuato sino ai giorni nostri. Un polmone che ha continuato a respirare sempre, senza fermarsi mai, anche negli anni difficili del Covid, per garantire la Messa ai vecchi e ai malati, e per dare conforto a chiunque volesse pregare o trovare una buona parola e una carezza.
«Questo impegno – dice Gianni Virgadaula – spesso sottovalutato, a volte disconosciuto, comunque mi ha impegnato dalla giovinezza alla maturità, insieme a decine e decine di laici, che hanno tenuto in questo luogo periferico di missione…una fiammella accesa di fede, ma soprattutto di umanità».
E in effetti all’oratorio pubblico di Manfria, il regista, scrittore e giornalista Virgadaula ha vissuto una seconda vita, silenziosa, modesta, senza vergognarsi di mostrarsi spesso la domenica con un vecchio saio sdrulcito addosso.
Fondata da lui insieme al missionario cappuccino padre Cherubino Valenti, Maria Terenzio e la moglie Gabriella, la Casa Francescana è giunta quindi al suo trentesimo anniversario, e si appresta a vivere questa ricorrenza con una stagione intensa di eventi religiosi e culturali, che vedranno il loro culmine con la Festa di S. Chiara e il Premio Laudato sì mi Signore, giunto in questo Anno Santo alla V Edizione.
«La storia dell’oratorio – continua Virgadaula – può sintetizzarsi nella presenza di presbiteri, frati, missionari e religiose che hanno raccontato nel silenzio, lontano dal chiasso e dall’apparenza, questa singolare esperienza di collaborazione fra laici e consacrati.
In tutto 100 sacerdoti, 5 vescovi e 5 ministri provinciali sono passati dalla Casa. L’ultima visita, quella di padre Pietro Giarracca (in foto), provinciale dei Cappuccini, che lo scorso 13 giugno ha celebrato la Messa per la Festa di S. Antonio di Padova, e in quell’occasione ha inaugurato la mostra “Antonio nell’iconografia e nella devozione popolare».
Una ricca esposizione sul Doctor Evangelicus che meriterebbe di essere visitata da tutti coloro che hanno devozione per il Santo dei Miracoli o più semplicemente vogliono arricchire i loro orizzonti culturali, credenti o meno che siano. D’altronde, proprio sant’Antonio è uno dei pochi santi della cristianità che insieme a san Francesco trova devozione anche nei paesi arabi fra i mussulmani, e che è passato alla storia anche per essere stato uno dei primi a battersi con estrema efficacia contro l’usura, convincendo i podestà (siamo agli inizi del XIII secolo) ad abolire la pena di morte per chi avesse contratto debiti con i Comuni o i principi e baroni del tempo.







