La polizia di Gela ha concluso la prima fase delle indagini, assicurando alla giustizia i due giovani che lo scorso 19 agosto hanno “spaccato” la vetrata di una gioielleria del centro, in pieno giorno, trafugando un bottino – orologi e monili in oro – per l’ammontare stimato intorno ai 40 mila euro.
Nuovi e più interessanti dettagli, comprese alcune riflessioni anche di natura sociologica, sono stati forniti nel corso di una conferenza tenuta mercoledì scorso nella sala stampa del Commissariato di Polizia dal Procuratore della Repubblica presso il Tribunale dei Minori, dott. Rocco Cosentino e dal dirigente del commissariato di Gela, dott. Emanuele Giunta.
Il dott. Giunta si è soffermato sulle indagini svolte, specificando che si continua ad indagare, sottolineando come sia doveroso da parte delle forze dell’ordine informare e tutelare l’opinione pubblica, specie quando si tratta di un fenomeno come la criminalità minorile e il suo impatto sulla comunità.
«Dalla prima ricostruzione dei fatti, eseguita da equipaggi della Polizia di Stato giunti sul posto, è emerso che due persone travisate, con volto coperto, indossanti tute da lavoro e guanti, dopo essere giunte velocemente a piedi nei pressi della gioielleria, sfondavano la vetrina con delle mazze da carpentiere, incuranti sia della presenza dei passanti sia del proprietario e dei clienti all’interno dell’esercizio commerciale.
I poliziotti del Commissariato di Pubblica Sicurezza, che nell’immediatezza hanno intrapreso le attività finalizzate all’individuazione dei responsabili, hanno sentito le persone presenti, le quali hanno riferito che i due rapinatori, dopo aver assestato diversi colpi violenti con due enormi mazze, riuscivano a sfondare il vetro blindato, arraffando orologi e monili in oro per un valore di circa 40mila euro, incuranti dei tentativi del gioielliere di bloccare la razzia, fuggendo poi a piedi.
L’attività investigativa condotta dalla Polizia di Stato, coordinata dalla Procura della Repubblica per i minorenni, ha consentito l’individuazione di macchie di sangue lasciate da uno dei malviventi, che si era ferito durante lo sfondamento della vetrata, nei pressi di un parcheggio limitrofo dove sono state trovate anche le tute e i guanti usate dai due rapinatori.
I poliziotti, attraverso la visione di immagini acquisite dai sistemi di videosorveglianza cittadina, hanno ricostruito tutte le fasi propedeutiche alla rapina individuando i due minori, un sedicenne e un diciassettenne, già noti agli investigatori. I due, infatti, si erano recati prima in alcuni esercizi commerciali della zona per acquistare le mazze utilizzate durante la rapina.
Gli agenti hanno ricostruito anche il percorso utilizzato dai due minori durante la fuga, notando che uno dei due aveva una ferita alla mano destra. Le indagini sono in corso e la responsabilità degli indagati, in virtù del principio di non colpevolezza, sarà accertata solo in seguito a sentenza definitiva».
«Da quattro anni in servizio alla Procura dei Minori del Tribunale di Caltanissetta, speravo che Gela si fosse lasciata alle spalle i fatti luttuosi vissuti a cavallo degli anni ottanta-novanta. Purtroppo, i tanti episodi di cronaca nera mi restituiscono una Gela dove due ragazzi comprano mazze, sfondano la vetrata di una gioielleria in pieno giorno e tornano tranquillamente a casa».
Questo il prologo dell’intervento del Procuratore dei minori di Caltanissetta dott. Cosentino, che ha proseguito citando per analogia due successi cinematografici che hanno fatto letteratura – Arancia meccanica e Mare fuori – laddove la città di Gela viene considerata lo zoccolo duro della criminalità minorile, attanagliata dal suo futuro distopico (altra citazione colta), ovvero – scrive Wikipedia – “la rappresentazione di una società futura indesiderabile e spaventosa, l’inverso di un’utopia, dove le tendenze negative attuali hanno portato a un mondo opprimente, ingiusto e terrificante, spesso dominato da tecnologie nefaste o sistemi autoritari”.
Cosentino ha infine chiamato in causa i genitori (la famiglia viene considerata la prima agenzia educativa), dal cui ruolo hanno abdicato a favore dei nonni (viva i nonni!). «Nessun minore va lasciato solo – ha detto ancora il procuratore dei minori –. I genitori smettano di litigare e stiano più vicini ai loro figli. Anche la comunità svolga il suo ruolo.
Ci vuole più senso civico e collaborazione. Non è concepibile che due ragazzi sfondino a colpi di mazza e in pieno giorno la vetrata di una gioielleria, arraffino il bottino che in parte viene perso per strada durante la fuga tra i passanti che non pensano ad altro che a recuperare i monili e gli oggetti preziosi che stavano perdendo i rapinatori in fuga».







