All’alba di sabato 6 settembre, quando il centro storico di Gela si è tinto di luce dorata e le strade erano ancora silenziose, una trentina di persone si sono ritrovate per partecipare a “Alba Trekking in Centro”.
L’iniziativa, promossa dal comitato locale della Via Francigena Fabària e inserita nel programma del Festival Ué Eventi Urbani, ha trasformato una semplice camminata in un viaggio collettivo tra storia, paesaggio e memoria urbana.
Il percorso ha seguito il tracciato geolocalizzato della Via Fabaria, antico asse viario che attraversava il territorio gelese collegando aree agricole, luoghi di culto e insediamenti. Un filo invisibile che ancora oggi consente di leggere la città attraverso le sue stratificazioni storiche.
Tra le tappe più significative della passeggiata c’è stata la Necropoli dei Bambini di via Di Bartolo, un piccolo ma prezioso sito archeologico che risale al VI secolo a.C. Qui sono state individuate sedici sepolture disposte su due livelli, la maggior parte appartenenti a individui in tenera età. Molti dei piccoli venivano sepolti con il rito “a enchytrismós”: i corpi erano adagiati all’interno di grandi anfore, poi collocate nel terreno. Fra i ritrovamenti spicca una trottola in ceramica, sorprendentemente simile a quelle moderne.
Un’altra tappa del percorso è stato il museo civico all’aperto di via Buscemi, nato dall’impegno diretto dei cittadini. Non è un museo tradizionale, racchiuso tra mura ed espositori: i reperti e le testimonianze trovano spazio lungo la strada e all’interno di una casa diroccata, che si è trasformata in un luogo di memoria condivisa. È il segno concreto di come la comunità sappia farsi custode della propria storia, restituendola alla città in una forma accessibile e partecipata.
Ad accompagnare i partecipanti è stato Franco Gurzeni, presidente del Gruppo Archeologico Geloi. Le sue spiegazioni hanno reso l’itinerario un vero racconto a più voci, capace di intrecciare luoghi, memorie e vicende storiche. Non è stata una semplice escursione, ma un’esperienza condivisa che ha trasformato il cammino lento in strumento di conoscenza e dialogo. Molti cittadini hanno così scoperto curiosità rimaste nell’ombra, come lo slargo che un tempo si apriva accanto al Palazzo Tedeschi, oggi occupato da un edificio, o la chiesa situata all’angolo tra via Marconi e Corso Vittorio Emanuele, in seguito trasformata in abitazione.
«Camminare all’alba e scoprire che dietro le case che vedo ogni giorno si nascondono pezzi di storia è stato sorprendente», ha raccontato una partecipante, entusiasta nonostante la levataccia.
La risposta del pubblico ha superato le aspettative del comitato organizzatore: una trentina di persone si sono alzate prima del sole per partecipare all’iniziativa. Un segnale chiaro di come i gelesi stiano riscoprendo il valore del muoversi insieme, del rallentare i ritmi e del guardare con maggiore attenzione il paesaggio urbano. La partecipazione conferma l’interesse crescente verso le attività del comitato di Gela della Via Francigena Fabària, impegnato non solo nell’organizzazione di eventi, ma anche nella cura costante della tradizione dei cammini.
Il cuore del lavoro del comitato è infatti l’accoglienza dei pellegrini e dei viandanti che percorrono i tracciati siciliani legati alla rete francigena. Un impegno che significa presidio culturale e tutela del paesaggio: dalla manutenzione della segnaletica, al recupero delle antiche regie trazzere, le vie battute nei secoli da contadini, mercanti e viaggiatori. Ogni intervento contribuisce a restituire valore a percorsi che rischierebbero l’abbandono, trasformandoli invece in risorsa turistica e identitaria.
Negli ultimi anni, la dimensione del “cammino” ha assunto un valore nuovo. In un’epoca segnata da velocità e consumo, riscoprire il passo lento è diventato una scelta culturale e sociale. Significa ritrovare il legame con il territorio e con gli altri, recuperare un senso di comunità. “Alba Trekking in Centro” si inserisce in questa prospettiva, come laboratorio di cittadinanza attiva e come occasione per riscoprire radici comuni.
La luce del mattino ha reso l’esperienza ancora più suggestiva. Non solo un contesto scenico, ma un simbolo: osservare la città in trasformazione, coglierne i dettagli spesso trascurati, ascoltarne i silenzi prima che il frastuono quotidiano torni a riempire le strade. In quell’ora sospesa, i partecipanti hanno percepito il legame profondo tra memoria e paesaggio, tra natura e stratificazioni urbane.
«Abbiamo organizzato altre escursioni in passato – ha ricordato Giuseppe Tandurella, referente del comitato – e siamo stati accolti anche da amministratori locali al termine delle nostre camminate. Altre uscite sono già in programma per far conoscere le bellezze naturali, storiche e archeologiche del nostro territorio. Il nostro è un gruppo forte, con me collaborano Giuseppe Morselli, Simona Culora ed Emilio Quintiliano. È grazie a loro che il comitato riesce a lavorare in sinergia».







