Negli ultimi anni la Sicilia, come il resto del Paese, si è trovata a fare i conti con profondi cambiamenti demografici e sociali.
La popolazione complessiva è in calo, mentre cresce la quota di anziani soli e non autosufficienti. Parallelamente disuguaglianze economiche e precarietà lavorativa continuano a colpire soprattutto giovani e donne, privando intere famiglie di prospettive e futuro. In questo scenario le fasce più fragili – minori, persone con disabilità, immigrati, anziani – rischiano di restare ai margini se non sostenute da reti di protezione adeguate.
Le istituzioni locali hanno quindi una responsabilità cruciale: non limitarsi a gestire l’ordinario, ma costruire reti di protezione e di inclusione capaci di garantire dignità e pari opportunità a tutti i cittadini.
È qui che i servizi sociali assumono un ruolo centrale, non solo come strumento di assistenza immediata ma come leva strategica per promuovere coesione sociale e sviluppo. Gela, città dalle grandi potenzialità ma anche segnata da fragilità storiche, si trova dunque davanti a una sfida decisiva: riuscire a tradurre in azioni concrete quei valori di solidarietà e inclusione che sulla carta sono già riconosciuti dalle leggi, ma che nella vita quotidiana dei cittadini restano troppo spesso disattesi.
Ne abbiamo parlato con l’assessore ai Servizi Sociali e alle Pari Opportunità, Valeria Chiara Caci, che ci ha raccontato risultati, criticità e prospettive di un settore che guarda da vicino la vita quotidiana di migliaia di cittadini.
– Tracciamo un bilancio dei principali servizi sociali già avviati a Gela e quali sono quelli più richiesti dai cittadini?
«In questi primi dieci mesi di amministrazione, con il sindaco Terenziano Di Stefano, abbiamo messo in campo una rete di interventi economici e socio-assistenziali pensati per sostenere persone e famiglie in condizioni di bisogno, difficoltà o emarginazione con l’obiettivo di favorirne la piena inclusione sociale e lavorativa. Tra i servizi attivati in maniera continuativa figurano l’Adi (Assegno di Inclusione), l’Ada (Assistenza domiciliare anziani), l’Assegno civico e l’Asacom (Assistenza all’autonomia e alla comunicazione per alunni disabili). Sono inoltre in fase di attivazione ulteriori servizi rivolti a persone con disabilità gravi, sia minori che adulti. Nel 2025 abbiamo inaugurato, insieme alla pubblica Assistenza “Procivis”, il Banco della solidarietà, primo banco alimentare cittadino co-gestito dal settore Servizi Sociali e da un’associazione di volontariato. A breve sarà attivata anche la Stanza Snoezelen, uno spazio multisensoriale dedicato al benessere e alla stimolazione cognitiva, e non appena l’Osl (Organismo straordinario di liquidazione) sbloccherà i fondi vincolati, procederemo con l’apertura del primo centro diurno per disabili psichici. Questi rappresentano i servizi più richiesti e utilizzati dai cittadini, ma non sono gli unici. Il prossimo 7 ottobre 2025, alle ore 16.00, presso la Pinacoteca comunale “A. Occhipinti”, presenteremo ufficialmente alla cittadinanza la Carta dei Servizi del settore Servizi Sociali, un documento che raccoglie in modo organico tutte le prestazioni disponibili e le modalità di accesso».
– Qual è il budget annuale destinato ai servizi sociali? È sufficiente per coprire i bisogni reali della città?
«Sul budget destinato al settore Servizi Sociali è importante fare una precisazione: gran parte delle risorse di cui disponiamo proviene da fondi vincolati sia ministeriali che regionali. Grazie a questi finanziamenti riusciamo, ad oggi, a coprire i costi principali dei servizi. Per il biennio 2025/2026 parliamo di circa 10 milioni di euro, una parte dei quali sarà programmata all’interno del Pon Metro che entrerà pienamente in funzione nel 2026. Nonostante queste somme, restano comunque delle necessità aggiuntive: ad esempio, per garantire la continuità del servizio Asacom per l’anno 2025/2026 è stato necessario richiedere al settore Bilancio un incremento di 500 mila euro. Questo dimostra come, anche in presenza di finanziamenti consistenti, la gestione quotidiana dei servizi richieda grande attenzione e un costante lavoro di integrazione delle risorse».
– Negli ultimi anni la domanda di sostegno economico, abitativo e sanitario da parte dei cittadini di Gela è cresciuta o diminuita? Quali sono, secondo lei, i fattori che hanno determinato questa tendenza: la crisi economica, l’aumento della povertà, l’emergenza abitativa, oppure un miglioramento dell’accesso ai servizi?
«Negli ultimi anni la richiesta di sostegno abitativo ed economico è diminuita rispetto al passato. Questo anche grazie all’introduzione del servizio Adi, che oggi consente a molte famiglie di vivere in modo più dignitoso. Tuttavia, non possiamo ignorare un altro fenomeno: le richieste di contributi straordinari legati a situazioni di emergenza, come improvvise malattie o licenziamenti. Purtroppo, queste segnalazioni sono in crescita e rappresentano una nuova sfida per il settore».
– Esiste la figura del Disability Manager a Gela o si pensa di istituirla nel prossimo futuro? Ci sono tempi e modalità già stabiliti?
«È alla mia attenzione il percorso per l’istituzione della figura del Disability Manager a Gela. A breve il regolamento approderà alla dirigente del settore Servizi Sociali, la dottoressa Simonetta Guzzardi. Colgo l’occasione per ringraziare la Commissione Servizi Sociali per il lavoro svolto nella stesura del testo. L’obiettivo è di portare il regolamento in Consiglio comunale entro dicembre, così da poter istituire ufficialmente questa figura fondamentale».
– Sono previsti progetti specifici di inclusione lavorativa per persone con disabilità a livello comunale?
«Insieme al sindaco abbiamo avviato un dialogo con il mondo imprenditoriale della città. Alcuni imprenditori hanno già manifestato la loro disponibilità e presto li contatteremo per avviare un percorso di inclusione lavorativa rivolto alle persone con disabilità. È un primo passo importante per costruire opportunità concrete e favorire l’autonomia di chi oggi rischia di restare ai margini».
– Sul fronte delle pari opportunità di genere, quali sono le azioni già intraprese a Gela per l’occupazione femminile, il sostegno alla genitorialità, ecc?
«Sul fronte delle pari opportunità, nel marzo scorso il settore ha avviato una campagna di sensibilizzazione e promozione volta a favorire l’occupazione femminile e a ridurre il divario salariale ancora esistente tra uomini e donne. Guardando al futuro, per il 2026 l’impegno sarà quello di rafforzare i servizi per la prima infanzia: potenzieremo gli asili nido già attivi e apriremo il primo asilo nido comunale, così da garantire un migliore equilibrio tra vita lavorativa e familiare».
– Cosa si sta facendo per contrastare concretamente la violenza di genere, sia in termini di prevenzione, sia con supporto alle vittime?
«La violenza di genere è una delle priorità su cui stiamo lavorando con grande attenzione. A livello nazionale esistono già leggi specifiche, ma è sul territorio che occorre garantire interventi rapidi e concreti. A Gela sono attivi tre sportelli di ascolto che offrono supporto e consulenza alle donne vittime di violenza. Il settore Servizi sociali collabora in maniera costante con le Forze dell’ordine e con il Tribunale per intervenire immediatamente in caso di segnalazioni. Abbiamo inoltre stipulato convenzioni con case rifugio ad indirizzo segreto, così da offrire alle vittime un luogo sicuro in cui ricostruire serenità e protezione. Negli ultimi mesi mi sono personalmente impegnata nella stesura di un protocollo d’intesa con il Tribunale di Gela, le Forze dell’ordine e i centri antiviolenza: sarà discusso il 10 ottobre in Commissione Servizi sociali e, successivamente, sottoposto alle istituzioni coinvolte. Si tratta di un passo fondamentale per rendere il nostro sistema di tutela più efficace e coordinato».
– In che modo i cittadini e le associazioni possono partecipare e contribuire al miglioramento dei servizi sociali e delle politiche di pari opportunità?
«I cittadini e le associazioni hanno un ruolo fondamentale nel miglioramento dei servizi sociali e delle politiche di pari opportunità. Per questo il settore ha già programmato una serie di incontri di co-creazione dedicati a temi cruciali come povertà, disabilità e violenza sulle donne. La partecipazione attiva a queste sessioni collaborative è essenziale, perché consente di progettare soluzioni realmente rispondenti ai bisogni della comunità. Un esempio concreto è stato il progetto di riqualificazione delle aree dello Iacp, sviluppato insieme ad agli enti preposti (Iacp e il settore Servizi sociali del Comune)– ma arricchito in modo decisivo dal contributo di numerose realtà del terzo settore, portatrici di esperienza e competenze maturate sul territorio. È questa la strada che intendiamo percorrere: per crescere bisogna lavorare insieme».







