«Vorrei che del mio romanzo restasse l’attenzione per l’emotività delle persone, per le cose che abbiamo dentro, per tutto ciò che è in divenire».

Sono parole che riassumono la visione di Nilde Incardona, giovane scrittrice gelese che con il suo romanzo Una di loro dà voce alle fragilità e al coraggio delle donne di oggi.

Il 31 ottobre, presso la Pinacoteca comunale “Antonio Occhipinti”, l’autrice ha presentato il libro davanti a un pubblico numeroso e partecipe. La serata, moderata dalla professoressa Teresa Mammoliti, è stata introdotta dai saluti istituzionali di Paola Giudice, presidente del Consiglio comunale. Presente anche l’assessore alla Cultura Peppe Di Cristina.

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La sala della Pinacoteca “Occhipinti”

Laureata in giurisprudenza, dopo una breve esperienza come avvocato Nilde Incardona ha lavorato al Ministero della Giustizia e alla Procura Europea di Roma. Oggi vive a Londra, dove collabora con una rivista culturale inglese e si divide tra la famiglia e la scrittura. È proprio dal suo percorso personale, fatto di scelte, partenze e nuovi inizi, che nasce Una di loro. «Scrivere – racconta – è stato un modo per dare voce a una parte di me che, per molto tempo, era rimasta in silenzio».

Nel romanzo, le protagoniste sono donne che affrontano la vita senza maschere, tra paure e desiderio di riscatto. «Le mie donne – spiega l’autrice – sono paurose ma anche coraggiose. Cercano di affrontare le proprie debolezze e non le nascondono. Volevo raccontare donne vere, non l’immagine perfetta che la società impone. Oggi tutto sembra una corsa alla performance: essere madri, mogli, lavoratrici impeccabili. Io invece volevo mostrare la realtà, fatta anche di incertezze e di limiti accettati».

Lontana dalla Sicilia per motivi di lavoro, Incardona ha sentito nascere l’esigenza di ricucire il legame con la propria terra attraverso la scrittura. «Sentivo il bisogno di raccontare donne di questa terra, forse per saldare un legame che in quel momento pensavo si stesse perdendo», confida. E quei personaggi femminili riflettono un’intera generazione: donne che cercano la loro strada, senza smettere di credere nelle proprie possibilità.

Tempo fa, in una lettera pubblicata sul quotidiano economico Il Sole 24 Ore, Incardona aveva scritto che «lo Stato fallisce se i giovani smettono di credere in esso». Oggi il suo pensiero è cambiato, ma solo in parte. «La speranza resta una necessità – spiega – serve per andare avanti, per crescere, per affrontare nuove avventure. Credo però che lo Stato italiano debba fare di più per i giovani e per la cultura».

A Londra, dove si è costruita una nuova vita, Nilde continua a coltivare la passione per la scrittura, trasformando le esperienze in storie e le emozioni in parole. Nel suo sguardo si riconosce la consapevolezza di chi ha attraversato il cambiamento senza dimenticare le proprie radici. Una di loro è, in fondo, un invito a guardarsi dentro e a riconoscersi anche nelle proprie imperfezioni.

La presentazione di Gela non è stata solo un evento letterario, ma un ritorno simbolico: quello di una giovane autrice che, dopo aver percorso tanta strada, ritrova nella sua città il pubblico più autentico e affettuoso.