ll legame tra la città di Gela e il teatro affonda le radici in una storia millenaria, che vede nel drammaturgo Eschilo il suo testimone più illustre.
Oggi, quel legame si rinnova con un cartellone che ambisce a riportare il teatro al centro della vita sociale e culturale gelese, offrendo occasioni di incontro e dibattito oltre che di svago.
È stata presentata martedì sul palco del teatro a lui intitolato la stagione 2025/2026 “Vivo il teatro”, alla presenza delle istituzioni locali e dei due artefici principali della rassegna: il direttore artistico Mario Incudine e il direttore del teatro Franco Longo. Otto gli appuntamenti in programma, dal 3 dicembre prossimo, che segnano una decisa evoluzione rispetto al passato, integrando per la prima volta in modo organico il linguaggio del jazz di qualità con la prosa, la comicità e i grandi classici.
A introdurre la presentazione è stato il direttore Franco Longo, che ha subito inquadrato il lavoro svolto come una risposta a una precisa esigenza del territorio. «La stagione teatrale innanzitutto porta una targa, è quello della direzione artistica prestigiosa di Mario Incudine», ha esordito Longo, sottolineando come la scelta del direttore artistico sia stata il primo, fondamentale tassello.
«Ci siamo incontrati alcuni mesi fa e abbiamo valutato di fare, anche se un po’ in ritardo, la stagione teatrale qui da noi a Gela, perché era giusto accontentare i nostri abbonati ma anche tutto il pubblico del circondario».
La collaborazione con Incudine, una figura di rilievo nel panorama teatrale regionale, si è tradotta in una proposta che Longo descrive come ricca di nomi di richiamo. «Penso che ci abbiano proposto veramente dei nomi di alto livello. Lo stesso Mario Incudine, Roberto Ciufoli, poi Paolo Iannacci che penso attirerà tantissimi amanti della musica, del jazz, anche in ricordo di suo padre, Pino Strabioli che è un autore, un conduttore Rai con delle memorie particolari, Lucia Sardo. Insomma ci sono veramente otto spettacoli veramente pieni, dal comico al drammatico e tanta musica quest’anno».
La novità del jazz, incarnata dalla presenza del musicista Paolo Iannacci, figlio del celebre autore e paroliere Enzo, rappresenta un elemento di forte richiamo e di diversificazione. Longo ha poi fornito le informazioni pratiche, annunciando l’apertura del botteghino dalla prossima settimana e invitando il pubblico a seguire i canali social del teatro su Facebook e Instagram per tutti gli aggiornamenti. Il suo appello finale, «muovetevi e venite a teatro», è stato chiaro nel suo intento: un invito a riscoprire il piacere di un’esperienza culturale condivisa e la magia unica del palcoscenico.
La stagione teatrale è stata accolta con entusiasmo dall’amministrazione comunale, che vi ha riconosciuto un’occasione di rilancio per l’immagine della città. L’assessore alla cultura Giuseppe Di Cristina, intervenendo alla presentazione, ha parlato senza mezzi termini di un «salto di qualità», evidenziando come un’offerta culturale di prestigio sia fondamentale per restituire a Gela la centralità che le spetta.
«Noi riteniamo che il teatro sia in assoluto una cartolina indispensabile per Gela perché Gela è una città di cultura, una città di storia con i suoi 2700 anni», ha dichiarato Di Cristina, aggiungendo come questo patrimonio storico si leghi idealmente alla figura di Eschilo, «che scelse di vivere a Gela», vedendo in questo retaggio un motivo di responsabilità oltre che di vanto.
La nuova stagione, con la sua articolazione e la presenza di un direttore artistico, è percepita come la risposta a questa responsabilità. «Anche quest’anno una stagione teatrale di tutto rispetto, con un direttore artistico, con alcuni spettacoli di assoluta qualità, valenza, artistica e quindi anche di musica di altissimo livello jazz». Di Cristina ha voluto sottolineare il valore competitivo del cartellone, affermando che «parliamo di spettacoli che non hanno nulla da invidiare a cartelli di altre città in Italia», un punto cruciale per una città di 70 mila abitanti che ambisce a ritagliarsi un ruolo nel panorama culturale regionale. «Per noi come amministrazione è motivo d’orgoglio», ha concluso, confermando il pieno sostegno dell’ente all’iniziativa.
Onorare Eschilo con un cartellone per tutti
A delineare i contorni della stagione è stato il direttore artistico Mario Incudine, che ha illustrato il programma con l’energia di un curatore e la passione di un innamorato del palcoscenico. La sua premessa è stata un atto di rispetto verso la storia del luogo che lo ospita. «Intanto siamo nella terra del teatro, Eschilo che è uno dei più grandi tragediografi greci venne a scrivere a Gela, quindi questo teatro porta il suo nome e noi lo dobbiamo onorare», ha affermato, ponendo le basi per una rassegna che vuole «onorare il teatro con un cartellone che appunto possa mescolare teatro classico, grande letteratura, teatro contemporaneo, teatro musicale, musica».
La parola d’ordine sembra essere «accessibilità senza compromessi». Incudine descrive infatti un «cartellone per tutti, un cartellone per le famiglie, un cartellone che appunto ha un ventaglio così ampio da non poter annoiare». Il viaggio ha inizio il 3 dicembre con “Archimede”, spettacolo che lo vedrà anche protagonista, e tocca uno dei grandi classici della letteratura con “Anna Karenina”.
La comicità è affidata a due proposte diverse ma complementari: da un lato l’ironia consolidata di Roberto Ciufoli, «un’icona del teatro comico, dell’ironia italiana», dall’altro la comicità giovane e social de I Badaboom, il cui nuovo spettacolo “Trova le differenze” è diretto dallo stesso Ciufoli, in un interessante passaggio di testimone tra generazioni.
Il periodo natalizio sarà animato dal concerto di Deborah Iurato con la Bowman Orchestra, un omaggio al gospel e alle tradizioni musicali italiane del Natale. Ma è la presenza di Paolo Iannacci a essere stata presentata come una vera e propria conquista. «Poi abbiamo l’asso nella manica, questo lo voglio dire perché l’ho inseguito per tanto tempo, finalmente ci sono riuscito a portarlo ed è Paolo Iannacci, uno dei musicisti più raffinati della scena», ha rivelato Incudine, svelando uno dei punti di forza della programmazione musicale.
Il cartellone propone anche “Eravamo io, Michelangelo, Giulio Cesare, Andersen e Oscar Wilde” di Costanza DiQuattro, per la regia di Pino Strabioli e le musiche di Antonio Vasta. A chiudere la stagione sarà un’attrice profondamente legata al cuore del pubblico siciliano, Lucia Sardo, reduce dal successo cinematografico di “L’amore che ho”, film sulla vita di Rosa Balistreri. Il suo spettacolo “Mille Rose” è descritto da Incudine come «un omaggio non solo a Rosa Balistreri ma a tutte le Rose Balistreri, che vivono nei nostri paesi e che magari sono vittime di violenza». È, spiega, «uno spettacolo dedicato alla donna, attraverso le canzoni di Rosa raccontiamo le donne ma con leggerezza, con poesia, anche con ironia».
Il teatro come atto rivoluzionario
Le conclusioni di Mario Incudine hanno travalicato i confini della semplice presentazione di cartellone per trasformarsi in una appassionata difesa del valore del teatro nella società contemporanea. «Il teatro è un atto rivoluzionario, venire a teatro è una rivoluzione», ha affermato con convinzione. La sua definizione di «rivoluzione» è concretezza: «Bisogna abbandonare il divano, il telecomando, bisogna prendere la macchina, sedersi accanto a uno sconosciuto, spegnere il cellulare per un’ora e mezza e abbandonarsi».
È un invito a un’esperienza di disconnessione e di connessione simultanea: disconnessione dal flusso digitale, connessione con l’emozione condivisa e l’immaginazione. E per farlo, Incudine cita una delle figure più amate del teatro italiano, Gigi Proietti: «Come diceva Proietti, viva il teatro dove tutto è finto ma niente c’è di falso». In questa frase è racchiuso il senso più profondo della stagione “Vivo il teatro”: la ricerca di una verità umana e artistica che, attraverso la finzione del palcoscenico, parli alla vita reale di chi siederà in platea.
Con questa proposta articolata, il teatro Eschilo di Gela si propone come un punto di riferimento culturale per l’intera comunità. Non è solo una stagione di spettacoli, ma un’opportunità per ritrovare il piacere di un’esperienza condivisa: la magia del racconto dal vivo. È questo il filo che unisce idealmente le tragedie di Eschilo al jazz di Paolo Iannacci e alle storie di donne interpretate da Lucia Sardo. Una varietà di linguaggi che dimostra, ancora una volta, come una programmazione culturalmente viva sappia parlare a tutti, superando confini di genere e barriere temporali.







