A Gela, una delle associazioni culturali più longeve della città rischia di chiudere proprio nell’anno del quarantesimo anniversario.
È la Gelika Folk, fondata e diretta dal maestro di musica ed ex docente Ottavio Duchetta (in foto), che racconta come questa realtà – protagonista di spettacoli, progetti musicali e iniziative popolari dagli Stati Uniti a Malta, passando per l’Italia – sia oggi ferma, in attesa di risposte che non arrivano dall’amministrazione comunale. Il blocco delle attività, l’incertezza sui programmi natalizi e la mancanza di occasioni in cui potersi esibire hanno messo la compagnia in una condizione di sospensione, dopo decenni di presenza attiva sul territorio.
«Non veniamo più considerati artisticamente», spiega Duchetta. Fino a pochi anni fa, Gelika Folk era coinvolta in sagre, eventi culturali e rassegne pubbliche. «Con le amministrazioni precedenti partecipavamo a tante iniziative. Da qualche anno, invece, tutto si è fermato». Il maestro ricorda che sia l’estate scorsa che la precedente «non siamo stati inseriti in nessun programma, nonostante avessimo dato disponibilità sia all’assessore sia al direttore artistico. Abbiamo fatto qualcosa grazie alla rassegna del professore Ciuzzo Ragona». Un’assenza che pesa più delle difficoltà economiche: «Per un’associazione come la nostra è fondamentale esistere attraverso gli spettacoli, condividere la tradizione, farla vivere tra la gente».
Uno dei nodi irrisolti, che resta anche il più doloroso, è la vicenda del Museo della Cultura, realizzato all’interno di Palazzo Pignatelli e rimasto aperto per sette anni, con 10.000 visitatori registrati. «Era un museo dedicato alle nostre radici, alla cultura marinaresca e rurale. Lo abbiamo smontato per problemi legati ai locali: se volevamo restare lì avremmo dovuto pagare l’affitto senza più alcun contributo pubblico». Da allora tutto il materiale è conservato in magazzini, in attesa di una sede stabile. «Abbiamo proposto più volte la riapertura anche all’attuale amministrazione, ma ci rispondono che non ci sono spazi disponibili. Eppure quel museo rappresentava un valore culturale e turistico importante per Gela».
Sul fronte delle attività, qualche presenza recente c’è stata, ma limitata e non sufficiente a tenere viva la compagnia. «Grazie all’assessore Filippo Franzone quest’estate abbiamo partecipato con il nostro spettacolo alla “Sagra del pane”», racconta Duchetta. «Ma per il resto siamo rimasti fermi. E non sappiamo se saremo coinvolti nel programma di Natale». L’associazione continua a partecipare ai bandi comunali, adattandosi alle condizioni economiche, «ma manca la possibilità concreta di programmare». E aggiunge: «Ad esempio, non abbiamo ancora ricevuto il rimborso della Sagra del pane».
Una situazione che pesa su una realtà che deve comunque sostenere spese amministrative e burocratiche costanti. «Mantenere un’associazione oggi ha costi importanti. Se nei prossimi mesi non realizzeremo alcun spettacolo, dovremo raccogliere contributi tra i soci per coprire le spese correnti. Siamo vicini alle battute finali».
Gelika Folk compie quest’anno 40 anni. Un traguardo che non è solo numerico: rappresenta il percorso di due generazioni formate «sul piano artistico e culturale», afferma Duchetta. «Se chiudessimo, significherebbe interrompere un cammino che ha dato tanto alla città, nelle scuole, nelle piazze, nei festival. Un patrimonio di lavoro, musica, tradizione».
Alla domanda su eventuali rimorsi, il maestro ne indica uno legato all’impatto sul territorio: «Il rammarico è non essere riusciti a incidere di più nel tessuto sociale di Gela, a lasciare una traccia più forte, soprattutto attraverso il museo, che avrebbe potuto diventare un presidio culturale e turistico».
Oggi l’associazione attende segnali dalle istituzioni, ma guarda anche al sostegno privato. «Spero che qualche imprenditore o benefattore possa darci una mano. Non chiediamo molto: solo la possibilità di continuare un progetto che da quarant’anni racconta la nostra identità».
Perché se Gelika Folk dovesse davvero chiudere, Gela perderebbe un pezzo della sua storia.







