I dati più recenti confermano la scarsa propensione alla lettura dei cittadini di Gela, un tema che periodicamente torna al centro del dibattito culturale locale.
È in questo scenario che abbiamo incontrato due voci di riferimento del mondo del libro in città: Lina Orlando, per oltre trent’anni docente di Latino e Greco al Liceo Classico “Eschilo”, oggi in pensione ma ancora impegnata nella promozione della lettura, e Giovambattista Randazzo, titolare della storica cartolibreria sul corso, punto vendita noto e presente da diversi lustri nel centro storico.
L’obiettivo era capire cosa accade davvero in città mentre, in tutta la Sicilia, secondo i dati 2024 dell’AIE (Associazione Italiana Editori), appena il 56% della popolazione sopra i 15 anni legge almeno un libro all’anno — ultima regione in Italia, ben lontana dal 73% del Centro-Nord. Una fotografia che stride con i 3,5 milioni di euro assegnati all’Isola dal recente bando della Direzione Generale Biblioteche del Ministero della Cultura (MiC). Bando a cui Gela, inspiegabilmente, non risulta ammessa: non è chiaro se per mancata adesione o per esclusione.
«Il problema non è solo quantitativo, è culturale» esordisce Orlando. Dopo la pensione ha scelto di impegnarsi in una libreria cittadina, osservatorio privilegiato per misurare la salute della lettura in città. «In quattordici anni di attività abbiamo avuto soddisfazioni enormi grazie ai tanti bambini, ragazzi e semplici cittadini curiosi. Dove invece è mancata la partecipazione è proprio nella cosiddetta classe intellettuale».
Quando chiediamo se le vendite siano cambiate negli anni, la risposta è netta: «Non sono aumentate. Anzi.» Le librerie locali notano picchi solo nei mesi estivi, quando arrivano turisti o gelesi che vivono al Nord. «La lettura sotto l’ombrellone funziona, ma non per i gelesi.» I generi più richiesti? «Libri per bambini e ragazzi, narrativa e psicologia. Pochissima saggistica, pochissima poesia. Avevamo reparti ricchissimi, anche giuridica e fotografia, ma li abbiamo ridotti: restavano invenduti».
Il rapporto tra scuola e lettura rimane uno dei nodi centrali per Orlando. «La scuola non stimola abbastanza. Ci sono famiglie che leggono con i figli, ma in generale il libro non è percepito come un bene essenziale. Si spendono soldi per feste e iniziative di ogni tipo, ma non per un libro da otto euro.» Un dato emerso anche nell’ultima edizione di “Io leggo perché”, l’iniziativa nazionale che sostiene le biblioteche scolastiche: «Su sette istituti comprensivi, appena tre si sono gemellati, e non è stato venduto un solo libro da donare alle scuole. Né docenti, né famiglie: nessuno».
Eppure, sottolinea, le opportunità non sono mancate: «Nel 2016 eravamo riusciti a far inserire Gela tra le “Città che leggono”. Avevamo pronto anche il Patto per la Lettura, che non costava un centesimo. Ma l’amministrazione non lo ha mai presentato. Oggi Gela non è più città che legge.»
Per comprendere meglio il quadro locale abbiamo ascoltato anche la testimonianza di Randazzo, che dalla sua esperienza offre un punto di vista complementare: «A Gela c’è una bellissima iniziativa che coinvolge le scuole: Il Salone del Libro, ospitato dall’Istituto comprensivo Verga. Il dirigente scolastico Viviana Aldisio si spende tantissimo e c’è un’affluenza notevolissima di bambini, ragazzi e anche adulti». Un segnale che, secondo lei, dimostra che l’interesse può esserci, ma non è omogeneo.
Chiediamo a Randazzo perché, allora, la lettura resta così deficitaria. «Non abbiamo una grande tradizione nella lettura — risponde. — È un dato culturale. Ci sono eccellenze che sorprendono, ma la media cittadina è bassa. In altri centri, come Niscemi, il livello è diverso». Sul ruolo delle scuole aggiunge: «Esse provano a stimolare la lettura con iniziative sporadiche e progetti annuali come Io leggo perché. Ci sono insegnanti che consigliano e spingono i ragazzi a leggere, ma molto dipende dalla singola persona, non da un sistema strutturato».
Secondo Randazzo, inoltre, l’amministrazione comunale dovrebbe investire maggiormente nella promozione della lettura come elemento fondamentale per lo sviluppo culturale: «Leggere apre la mente, sviluppa il linguaggio e la capacità di confronto. È un’attivazione cerebrale completa». E mette in evidenza un’altra causa della scarsa attenzione verso i libri: l’influenza dei social. «I giovani hanno una dispersione notevolissima: passano ore sui social e il tempo per leggere viene meno. Anche gli adulti, presi dallo stress e dagli impegni, spesso non ritagliano tempo per la lettura».
Sull’utenza, Randazzo conferma come la famiglia rimanga l’elemento decisivo: «Chi legge di più tra i bambini lo fa perché a casa la mamma o i genitori leggono molto. In secondo luogo interviene la scuola con insegnanti attenti che possono far innamorare i ragazzi dei libri». Quanto ai gusti, «per i più piccoli va forte il cartaceo: fantasy e youtuber influenzano le scelte, Harry Potter è sempre popolare. Gli adulti preferiscono narrativa e saggistica. La poesia? Zero».
Orlando concorda sull’importanza delle scelte “giuste” per i giovani: «I ragazzi leggerebbero, se stimolati. Ma assegnare un libro “obbligatorio” e chiedere una recensione è il modo migliore per far odiare la lettura. Bisogna proporre testi che parlino ai giovani, trovare chiavi d’accesso, discuterne insieme». Racconta l’esperienza positiva con una classe a cui propose un romanzo contemporaneo — Bianca come il latte, rossa come il sangue di Alessandro D’Avenia — che suscitò entusiasmo e confronto.
Per entrambi i librai, la soluzione non sta nel recuperare qualcosa di perduto, ma nel creare condizioni — familiari, scolastiche e pubbliche — che rendano la lettura parte naturale della vita cittadina. «La lettura rende più critici e più liberi», ricorda Orlando: «In un’epoca in cui le opinioni sembrano tutte uguali, leggere aiuta a formarsi idee proprie.» Randazzo chiude con un’immagine forte: «La lettura è un’alchimia della mente. Ti apre a tante cose».
Se c’è un punto di convergenza tra chi vende libri e chi li promuove a scuola è l’urgenza di partire dai più piccoli: incentivare le famiglie, sostenere gli insegnanti che lavorano per avvicinare i ragazzi, fare rete tra scuole, librerie e amministrazione. Perché, come ricorda Orlando, «il cambiamento non avviene dall’oggi al domani. Però una società che legge di più sviluppa visioni diverse. Bisogna iniziare dai bambini. E bisogna crederci».







