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Politica

Il bilancio riequilibrato e la festa anticipata di una città che (a fatica) prova a rialzarsi

di Vincenzo Di Dio 6 Dicembre 2025
Seduta Consiglio Comunale bilancio Gela
Il sindaco, Terenziano Di Stefano, con l’assessore Romina Morselli. Sullo sfondo il presidente del Consiglio comunale, Paola Giudice.

Per una sera Gela ha provato a convincersi di essere uscita dal pantano finanziario in cui affonda da anni.

O almeno, di aver messo un piede fuori. L’approvazione del bilancio stabilmente riequilibrato – il documento che tenta di chiudere la stagione del dissesto finanziario – è arrivata con 19 voti favorevoli e due sole astensioni, quelle di Democrazia Cristiana (DC) e Fratelli d’Italia (FdI). Ed è bastato perché buona parte della maggioranza, al termine dei lavori d’aula, si lasciasse andare a un entusiasmo probabilmente eccessivo, quasi da guascone, tra selfie, abbracci e foto celebrative sui social, come se il riequilibrio fosse già realtà, e non un traguardo da conquistare. 

La verità, però, è che la partita è tutt’altro che chiusa. Ed è proprio questo scollamento tra realtà e trionfalismo a tingere la serata di una sfumatura quasi caricaturale.

È stato il sindaco Terenziano Di Stefano a riportare tutti con i piedi per terra, definendo il voto «il punto zero». Non un traguardo, non una salvezza definitiva: soltanto il primo passo dopo anni di sacrifici da parte dei cittadini, servizi tagliati, strade dissestate, richieste inevase. Nel suo intervento, il primo cittadino ha messo al centro proprio le persone comuni, quelle che in silenzio hanno pagato le conseguenze di una macchina amministrativa arrivata al collasso: «Bisogna ringraziare i cittadini per i loro sacrifici, per i servizi che non abbiamo potuto erogare».

Poi, rivolgendosi ai consiglieri, ha aggiunto un richiamo che è sembrato quasi un avvertimento: «Non siete maggioranza e opposizione ma coloro che costruiranno il futuro della città».

Eppure, se quel voto è arrivato, il merito politico è soprattutto suo:. Di Stefano ha saputo fare il tessitore, il regista paziente, l’uomo capace di tenere insieme la propria maggioranza e di convincere una parte dell’opposizione a compiere un passo che, in altri contesti politici, sarebbe parso impossibile. La vittoria – politica, non amministrativa – è sua e nessuno gliela toglie.

Ma la seduta non è stata priva di tensioni, né di colpi di fioretto.

Dagli scranni dell’opposizione, ad esempio, non è passata sotto silenzio la questione più spinosa: per evitare il tracollo, è servito l’intervento del governo regionale, oggi di centrodestra, con quello che ormai tutti chiamano “decreto sblocca royalties”, ribattezzato anche “salva Gela”. Senza i soldi delle royalties non si sarebbe arrivati a questo punto e in tempi brevi: appena 18 mesi. Lo ha ricordato con nettezza la consigliera indipendente Grazia Cosentino, che non ha risparmiato critiche alla maggioranza: «Non si può avere memoria corta». L’accusa? Essersi presi meriti che non spettavano loro. «Lo “sblocca royalties”o decreto “salva Gela” però Pd e M5s, all’Ars, non l’hanno votato».

Il Partito Democratico, tirato in ballo in quanto all’Ars – l’Assemblea Regionale Siciliana – non aveva votato l’emendamento collegato al decreto, ha risposto per bocca del consigliere Antonio Cuvato. La sua versione: «L’emendamento non era votabile. Dentro c’erano contributi per associazioni, “cuffarate”, “galvagnate”. Non si poteva approvare. La verità è questa». 

«Avevamo lavorato bene all’emendamento, coinvolgendo l’ex deputato Lillo Speziale che quella legge, essendo sua, la conosce bene. Ma non potevamo votare quell’emendamento per come era stato presentato.»

Ma Cosentino non fa un passo indietro, anzi. Si è infuocata ancora di più quando, al termine del consiglio comunale, le è stato chiesto perché avesse tenuto il punto in modo così duro: «Di fronte all’autoelogio di alcuni gruppi dell’amministrazione, non potevo non ricordare la loro incongruenza e la loro falsità intellettuale».

E ancora: «L’estate gelese, il Natale 2024… tutto ciò che l’amministrazione ha celebrato come un successo è stato possibile grazie ai soldi della Regione a guida centrodestra. Gli emendamenti li può presentare chiunque, ma i soldi li mette il governo centrale. Basta confondere i cittadini».

Dall’altra parte, invece, c’erano gli astenuti. E proprio a loro si deve la parte più pungente della seduta.

La consigliera di FdI, Sara Cavallo, ha spiegato così la sua scelta: «L’ipotesi di bilancio riequilibrato è stata annunciata mesi fa e poi portata in aula all’ultimo secondo, a ridosso della scadenza fissata dal commissario ad acta. Un modo di lavorare approssimativo, non organizzato».

Non solo: secondo Cavallo, il documento sarebbe arrivato con errori, modifiche, delibere non allineate e riferimenti sbagliati. Una confusione che l’ha portata a prendere una posizione diversa dalla maggioranza: «Sono fiera della mia scelta: non ho votato contro, non ho votato a favore. Mi sono astenuta. Non c’era nulla da festeggiare: adesso comincia l’iter più difficile».

Il suo affondo, però, è stato politico: «Questa vittoria è stata possibile grazie all’emendamento votato dal centrodestra regionale».

Un modo elegante per dire: senza di noi, non vi sareste salvati.

Più sereno, l’azzurro Antonino Biundo di Forza Italia. Per lui la giornata è stata positiva, perché il Consiglio ha accolto un suo emendamento che correggeva un’“anomalia” tecnica nella delibera: «Oggi il Consiglio ha mostrato maturità. E io sono un uomo contento, soprattutto per la rinascita della città».

Una dichiarazione che ha avuto l’aria di voler chiudere la giornata con una nota istituzionale, dopo due ore di tensioni.

Ma il nodo più grande resta quello delle royalties. Le risorse provenienti dalle compagnie estrattive – la più grande ricchezza, e allo stesso tempo la più grande maledizione di Gela – sono state il salvagente che ha permesso a Di Stefano di costruire il castello del riequilibrio.

«In passato sono state usate male – dice Cuvato –. Non avevamo un’alternativa, questa volta. Almeno adesso sono servite per un obiettivo reale: uscire dal tunnel del dissesto».

E aggiunge una frecciata riguardo l’impiego delle royalties che c’è stato in passato: «Con le royalties avremmo dovuto avere l’arredo urbano del Brunei. E invece si accendevano mutui per le opere strutturali e si sprecavano risorse per eventi di poca qualità».

Il sindaco, su questo, ha preferito evitare lo scontro diretto sulla paternità politica dei fondi: «L’emendamento è nato dalla maggioranza, avallato dal governo nazionale e votato da quello regionale. Ho ringraziato tutti, anche chi oggi non appartiene alla mia area politica».

Poi ha ringraziato gli uffici comunali, i dirigenti, il segretario generale: «Hanno lavorato alacremente». E, ancora una volta, i cittadini: «Sono stati pazienti, anche quando i servizi non arrivavano».

Ora, però, tutto passa nelle mani del Ministero dell’Interno, che dovrà validare il bilancio. E su questo, Di Stefano non nasconde la preoccupazione: «Seguiremo giorno per giorno l’iter».

E l’astensione di Dc e FdI?

La sua risposta è stata tagliente, come non sempre accade: «Una scelta politica, non tecnica. Il gioco delle parti. Ma alla città dovranno rispondere loro».

Lui, invece, rivendica il lavoro fatto e la risposta del territorio.

Gela, intanto, festeggia a metà. Da una parte c’è la voglia di uscire da un incubo. Dall’altra, c’è la consapevolezza che la strada è appena iniziata e che la festa, quella vera, è ancora lontana.

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