A Gela, la terza edizione di “Se puoi sognarlo puoi farlo” ha trasformato il Teatro Eschilo in un punto di incontro tra solidarietà, impegno civile e partecipazione popolare.
L’evento promosso da FAST Italia – la Fondazione che sostiene la ricerca sulla Sindrome di Angelman – ha richiamato centinaia di persone, attirate tanto dal cartellone artistico quanto dal valore sociale della serata.
L’iniziativa si è svolta il 7 dicembre, riunendo pubblico, artisti, medici e rappresentanti delle istituzioni attorno a un obiettivo condiviso: sostenere la ricerca su una malattia rara del neurosviluppo e raccontare il lavoro di chi, ogni giorno, accompagna i bambini colpiti dalla Sindrome di Angelman.
Sul palco si sono alternati interventi scientifici, testimonianze e performance artistiche, in un clima che ha reso evidente la capacità della comunità gelese di stringersi attorno a un progetto che chiede attenzione e sensibilità.
Il risultato economico – 10.000 euro raccolti, ben 4.000 in più rispetto alla precedente edizione – è solo una parte del bilancio. «Non posso che essere soddisfatta», afferma la referente regionale FAST, Sonia Romano. «Gli artisti hanno partecipato gratuitamente, tutti di grande livello.
Accanto a me si è creata una rete fatta di sostegno umano ed economico che ti dà la forza di continuare». Per lei, che rappresenta FAST in Sicilia da sola, la rete che si crea ogni anno è ciò che rende possibile un evento di queste dimensioni. E l’adesione del pubblico, dice, conferma quanto Gela sappia rispondere quando la solidarietà si traduce in azioni concrete.
La parte scientifica della serata ha rappresentato un momento di forte impatto. Il primario di Pediatria del Vittorio Emanuele, Rosario Caci, ha illustrato con dati e slide le caratteristiche della Sindrome di Angelman: difficoltà psicomotorie, assenza o compromissione del linguaggio, disturbi del sonno, crisi epilettiche.
Elementi che rendono decisiva la diagnosi precoce. È proprio su questo fronte che Romano ha incalzato il direttore sanitario dell’ospedale, Alfonso Cirrone Cipolla. «Continuo a insistere perché venga istituito un laboratorio di genetica – spiega – perché una diagnosi precoce permette di avviare subito logopedia, psicomotricità e fisioterapia. Non possiamo aspettare anni prima di intervenire». Dal palco, la risposta è stata prudente: il personale c’è, ma la struttura non è ancora attiva. Serve un impegno più deciso.
Non meno diretta la richiesta rivolta al Comune, e in particolare all’assessore alla Sanità, Filippo Franzone. «Ho chiesto iniziative reali per offrire attività sportive ai ragazzi diversamente abili. Dove sono le strutture?». Il suo messaggio va oltre l’evento: chiede passi concreti, soluzioni, luoghi e opportunità per chi oggi non ha un punto di riferimento.
Se la dimensione istituzionale ha occupato una parte centrale della serata, quella artistica non è stata da meno. In scena si sono alternati Quintogrado Band, Francesco Maugeri, la coreografa Giada Gentili, la poetessa Monica Romano, gli allievi della scuola Harmonius di Christian Sciascia, gli attori della compagnia Antidoto e la partecipazione speciale di Angelo Famao, tra gli artisti più attesi dal pubblico.
La serata si è chiusa con un momento simbolico: la degustazione dei panettoni Mereri offerti dalla pasticcera Rosa Scudera, gesto semplice ma perfettamente coerente con lo spirito dell’evento.
A pochi giorni dall’evento, Romano già pensa alla prossima edizione. «Siamo già pronti a programmare la quarta edizione. La gente l’aspetta e questo ci dà la spinta per continuare. Subito dopo le feste ricominceremo a lavorare». Una salita impegnativa, la sua, portata avanti quasi in solitaria. «La struttura FAST in Sicilia sono io. Non ci sono altri referenti o collaboratori. È naturale che debba essere io a coinvolgere le persone».
Eppure, osservando ciò che accade attorno all’evento, appare chiaro che non è sola. Gela ha dimostrato di esserci. Una promessa di continuità, di cura e di speranza che, grazie all’impegno di chi ci crede, continua a trovare spazio nella comunità gelese.







