Tribuna Aperta | Di Francesco Salinistro (Architetto)
Riceviamo e pubblichiamo questo contributo sul Ponte sullo Stretto. Il testo riflette l’opinione personale dell’autore.
Sul ponte una tegola dietro l’altra, l’ultima è della Corte dei Conti. I contrari al ponte esultano e si fatica a comprendere tanto entusiasmo se si considera che si tratta di una infrastruttura strategica (come da legge speciale per il Ponte e, soprattutto, da una razionale analisi del contesto geopolitico ed economico).
Si fatica a comprendere come il Ponte sia potuto divenire il luogo dello scontro politico cinico ed autolesionista.
Dopo oltre un secolo di chiacchiericci, durante il quale nel mondo sono nati più ponti di quanti ne sono stati costruiti in tutti i secoli trascorsi, il Ponte sullo Stretto di Messina continua a subire attacchi demolitori con argomentazioni deboli a sua difesa.
Il ponte Morandi a Genova è stato demolito e ricostruito grazie ad una legge speciale che ha semplificato le procedure, prevedeva la nomina di un commissario straordinario, l’esclusione di Autostrade per l’Italia dai lavori, lo stanziamento di fondi dedicati. Io sono per il Ponte, ma sono anche per il rispetto di norme e procedure a garanzia del migliore risultato.
A Genova non si è ascoltato nessuno, neppure proposte alternative al progetto di Renzo Piano, proposte che avrebbero ridotto i costi, offerto maggiori possibilità trasportistiche e viabilistiche per Genova e vantaggi ambientali non considerati. La fretta non è stata quindi la scelta giusta. Ma tra la fretta del ponte di Genova e il passo da lumaca dormiente del ponte sullo stretto di Messina c’è parecchio che non torna.
Si è detto di tutto sul ponte, ma pochi hanno detto delle solide ragioni alla base della necessità di costruirlo. Tralascio le ragioni tecnico-ingegneristiche delle quali nessuno di noi è competente, spesso usate a sproposito e strumentalmente a sostegno del NO e l’ovvietà che il ponte dovrà essere ben costruito e nel rispetto delle procedure.
Da uno studio del 2021 dell’Istituto di ricerca “Prometea” e dell’Assessorato all’Economia della Regione Siciliana emerge che ai siciliani l’assenza di un collegamento stabile con la Calabria (Ponte o altra infrastruttura) costa 6.5 miliardi l’anno.
Ciò significa che le produzioni siciliane sono gravate da un maggior costo rispetto alla concorrenza che si traduce in minori vendite, minori salari, maggiore insicurezza sul lavoro, minore competitività e spinte di sistema a lasciare la Sicilia per luoghi più favorevoli alla produzione, luoghi dove i costi di trasporto sono minori e maggiori i servizi alle imprese.
Perciò, pur considerati i prevedibili pedaggi per attraversare il ponte, in breve tempo si recupererebbero i costi di costruzione.
La presenza del Ponte toglierebbe alibi a chi si ostina a non costruire porti container in Sicilia lungo la costa commercialmente più promettente, la costa occidentale dell’Isola il cui tratto è definito “l’autostrada del mare”. L’assenza del Ponte invece, toglie argomenti a coloro che vorrebbero vedere le merci che transitano su quella autostrada, caricate su treni per giungere nel cuore d’Europa attraversando l’Isola e la penisola.
Vedo già i sorrisi di chi evidenzia le regie trazzere che ancora possediamo. E’ vero, ma io non rido, perché questa scelta darebbe la vera spinta alla definitiva trasformazione infrastrutturale dell’Isola.
La realtà è che, porti container degni di questo nome, esistono già nel Mediterraneo e da molto tempo. Operano felicemente in Spagna, Francia, Tunisia, Marocco, ma non in Italia, non in Sicilia alla quale tocca osservare quella infinità di merce che passa oltre senza degnarci di uno sguardo.
E allora la ragione più seria a supporto del Ponte sta nel fare in Italia ciò che gli altri Stati mediterranei hanno già fatto nei loro territori, valorizzando la posizione straordinaria della Sicilia nel Mediterraneo, dove l’intera costa occidentale da Pachino a Trapani, è lambita tutti i giorni e tutte le ore dalle grandi navi container cariche di merci che giungono dal canale di Suez o da Gibilterra. Un’autostrada dove transita oltre il 30% del traffico commerciale mondiale, con un incremento che negli ultimi 20 anni è cresciuto del 425% e quello che si prospetta in futuro ancora maggiore.
Eppure l’Italia continua ad ignorare questa opportunità economica e nega alla Sicilia la possibilità di entrare in una promettente fase di progresso economico e, viste le difficoltà economiche che attraversiamo si tratterebbe dell’investimento più importante che l’Italia abbia mai pensato di compiere nella sua storia.
Se rinuncia a questo allora le due Italie resteranno per lungo tempo tali con tutte le conseguenze economiche e politiche del caso.
Se invece si intende procedere nel senso più logico, è bene sapere che In Sicilia si possono costruire almeno due porti container l’uno collegato con l’area di Catania, l’altro con l’area di Palermo (si fa osservare che Catania e Palermo sono fuori da quella rotta. Il primo porto container potrebbe essere quello di Gela per la disponibilità di una serie di fattori a favore, il più importante dei quali, la disponibilità di un grande retroporto (ex raffineria ENI ormai dismessa) e la semplicità di realizzazione di una infrastruttura di collegamento con la vicina Catania e di aree logistiche.
Ma tutto diventa più complicato senza il ponte. La continuità di trasporto dei treni è indispensabile per far giungere le merci nel cuore d’Europa con almeno 4 gg di anticipo rispetto ai tempi attuali e tutti sappiamo cosa vuol dire in termini economici accorciare i tempi di consegna anche di un solo giorno. Da un punto di vista ambientale sappiamo come inquinano i traghetti alimentati a gasolio e come il Ponte potrebbe portare a soluzione definitiva anche questa questione di carattere ambientale.
L’Italia smetta di rinunciare a questa prospettiva e di regalare una ricchezza straordinaria ai porti del nord Europa diventati ormai le vere porte d’Europa anche per merci che 10 giorni prima avevano lambito le coste della Sicilia. L’Italia smetta di agire perpetuando il ruolo di consumatori finali della Sicilia e del Sud e di consolidare comportamenti che approfondiscono sempre più il solco fra le due Italie.
Né Schlein, né Conte, né Salvini, né Tajani, né Meloni, né nessun altro, ci raccontano questo. Tant’è che molti italiani sono contrari al Ponte perché convinti che siamo di fronte ad un grande spreco di denaro pubblico per risparmiare pochi minuti di viaggio o per mostrare una bella opera d’arte ai turisti, piuttosto che il più grande investimento che l’Italia possa compiere per garantire la propria prosperità futura.
L’idea che si possa spendere quella cifra in Sicilia sta facendo impazzire molti e si sta operando un accanimento CONTRO quest’opera che non si è mai registrato per le migliaia di infrastrutture costruite e ricostruite più volte nell’altra parte d’Italia, dove si è fatto carne di porco di quei territori con il compiacimento generale.
Il ministro Tajani alla ricerca di qualche argomento a supporto del ponte giunge persino al ridicolo con la “furbata” di definire il ponte opera militare strategica utile a consentire una evacuazione rapida ai siciliani in caso di invasione militare da sud!!! Non motivazioni economiche, quindi, ma ridicole motivazioni militari.
E così in Italia c’è chi non vuole il Ponte perché sarebbe uno spreco di risorse pubbliche, chi lo vuole, ma per ragioni politico-elettorali (Salvini che si guarda bene dal raccontare cosa succederà in Sicilia a ponte costruito), chi lo vuole perché è di destra, chi non lo vuole perché è di sinistra. E invece la sinistra dovrebbe volerlo questo Ponte e sfidare la destra sul terreno del dopo ponte, ancora un tunnel oscuro dove non si sa cosa accadrà dopo o meglio, cosa vogliamo che accada dopo: vogliamo i porti container? Le aree logistiche, le ferrovie per l’alta velocità, le autostrade? Vogliamo un incremento dei posti di lavoro duraturi? Vogliamo capovolgere l’economia Italiana? Tante domande che richiedono risposte serie, Ma il PUN (Partito Unico del Nord) con dentro tutti i partiti nazionali – come ama scrivere l’amico Pietro Busetta nei suoi libri) vuole davvero che si realizzi questo scenario? Io che sono malizioso penso di no, ma ambirei moltissimo ad essere smentito dai fatti.
Arch. Francesco Salinitro
Vuoi inviare il tuo contributo per la rubrica Tribuna Aperta? La nostra redazione accoglie gli interventi di esperti, lettori e cittadini che desiderano approfondire temi d’attualità e interesse pubblico.
Vuoi inviare il tuo contributo per la rubrica Tribuna Aperta? La nostra redazione accoglie gli interventi di esperti, lettori e cittadini che desiderano approfondire temi d’attualità e interesse pubblico.
Scrivi a:
Ti chiediamo gentilmente di:
- Inviare il testo in formato Word o direttamente nel corpo della mail.
- Specificare la tua qualifica o professione (che comparirà come firma del pezzo).
La redazione si riserva il diritto di valutare i testi per la pubblicazione e di adattarli alle esigenze editoriali.







