L’ospedale che verrà
Un generale senza esercito, un primario senza un reparto ospedaliero. Questa è l’Utin di Gela, l’unità di terapia intensiva neonatale la cui struttura, già pronta per l’inaugurazione 15 anni fa, restò ferma senza che venisse aperta al pubblico perchè non c’erano ancora i medici e nemmeno gli infermieri incaricati del servizio.
Oggi c’è finalmente il primario. Si tratta del dott. Antonio Musolino, pediatra di Messina, unico partecipante all’apposito bando di concorso esterno all’Asp 2 di Caltanissetta. «Dovrebbe prendere servizio nei prossimi giorni» – ci ha assicurato il dott. Alfonso Cirrone Cipolla direttore dell’Unità operativa complessa della direzione medica degli ospedali dell’area Sud della provincia nissena.
Ma il nuovo dirigente non troverà nulla dell’Utin. È tutto da rifare. Liberare i locali che erano stati adibiti a magazzini, recuperare (se non rottamate) le culle termostatiche finite nelle varie pediatrie e neonatologie del distretto sanitario, arruolare medici e infermieri, acquistare farmaci, attrezzature e materiale sanitario vario.
Il dott. Cirrone Cipolla tranquillizza tutti assicurando che «per i dispositivi e le attrezzature è già stata pubblicata una apposita gara e quindi siamo in attesa dell’arrivo del materiale. Anche per il personale medico il concorso è stato già pubblicato. Prevede l’assunzione di 5 pediatri oltre al primario. Hanno risposto però solo in tre e sono stati tutti assunti: due vanno assegnati a Caltanissetta e uno a Gela.
Il medico che verrà al “Vittorio Emanuele”, a gennaio, è una ragazza gelese che attualmente presta servizio a Vittoria. Per i posti rimasti vacanti si bandirà un nuovo concorso per pediatri, che purtroppo sono difficili da trovare. Tuttavia sono speranzoso che presto l’Utin potrà partire comunque. Il dottor Caci, che è il capo dipartimento della pediatria di Gela, a partire dall’anno prossimo, ci darà una mano, considerato che ha confermato la sua disponibilità. Insomma, ci sono le condizioni per far partire finalmente l’Utin a Gela».
– E il personale infermieristico?
«Di infermieri ce ne sono quanti ne vuoi – ci rassicura il dott Cirrone Cipolla. «Esiste una graduatoria di 280 paramedici disponibili subito. Oggi, dopo 15 anni che si parla di Utin, c’è la volontà di aprirlo e ci riusciremo».
– Con l’anno nuovo?
«Questo lo può dire solo il direttore sanitario, dott. Fiorella. Ma vedrete: ce la faremo molto presto».
Ce lo auguriamo tutti. E in particolare quanti si sono battuti per attivare in ospedale le specializzazioni di cui il territorio necessita. Tra queste, appunto, l’Utin, la Brest Unit (centro di senologia multidisciplinare) e l’Emodinamica (per problemi cardiovascolari). In piazza a protestare contro il silenzio e l’immobilismo della direzione generale dell’Asp nissena sono scesi più volte i volontari di molte associazioni di Gela, studenti e cittadini mobilitati dai sindaci e dalle amministrazioni comunali.
L’ultima manifestazione in ordine di tempo il 25 settembre scorso contro il ridimensionamento del nostro ospedale. A gennaio, invece la lettera al ministro della salute con cui il sindaco, Terenziano Di Stefano, e l’assessore Filippo Franzone, sollecitavano la programmata apertura del’Utin a Gela, dettata dall’altissima incidenza di malformazioni neonatali e dalla notevole distanza con i centri sanitari più attrezzati, contestando l’ipotizzato orientamento della Regione di aprire un’altra Utin a Caltanissetta col rischio di annullare quella del territorio gelese.
La Brest Unit, dal canto suo resta “accampata” senza un suo reparto specifico appoggiata all’unità operativa della chirurgia, sempre col timore di un declassamento con mansioni e competenze attribuite a Caltanissetta. Rischio, questo, che si fa ancora più alto ora che il dirigente della Best Unit, dott. Giuseppe Di Martino, è andato in pensione. In servizio rimango i suoi tre medici collaboratori che lui (più volte eletto dalla gente “senologo più stimato d’Italia”) comunque non abbandona, seguendoli quotidianamente con una sorta di consulenza gratuita e volontaria.
L’emodinamica è l’altra specializzazione della cardiologia di cui Gela non può fare a meno ma che le attuali regole (entrate in vigore da alcuni anni) le negano perchè ne è prevista una soltanto per ogni provincia. Così i pazienti di Gela infartuati o che hanno la necessità di una coronarografia urgente in acuzie sono costretti ad essere trasferiti in ambulanza a Caltanissetta, con l’impegno di un medico, un infermiere e un autista, in un viaggio di andata e ritorno ad alto costo ma soprattutto ad alto rischio di complicanze pre o post operatorie e incidenti stradali.
Circa 4 anni addietro, autista e paziente morirono in uno scontro con un autovettura sulla SS 626 nei pressi del bivio per Butera, in cui trovò la morte anche il conducente della macchina (una Nissan) con cui si scontrò l’ambulanza. Feriti il medico e l’infermiere accompagnatori.
I viaggi della speranza, per cardiopatici ambulanti che rischiano la vita, sono numerosi. In media 250 ogni anno, cioè 21 al mese, 10 ogni settimana, domeniche e festivi compresi.
«Utin ed Emodinamica sono due aspetti di uno stesso fenomeno: la malasanità figlia di una precisa volontà politica di lasciare Gela senza questi servizi» – ci dice l’ex segretario degli ospedalieri della Cisl di Gela, Salvatore Russello, oggi in pensione e presidente dell’associazione di volontariato Anteas.
«Già nel 2014 – ci rivela Russello – denunciai che le termoculle arrivate per l’Utin erano state divise tra Gela, Niscemi e Mazzarino dopo mesi di attesa per il collaudo e il pagamento. Comprarono le termoculle ma non pensarono ad assumere i medici».
«La verità è – prosegue l’ex dirigente Cisl che nessuno aveva a cuore l’apertura della terapia intensiva neonatale. Perchè all’inaugurazione della struttura già pronta bastava fare delle convenzioni con sanitari esterni per coprire i posti della pianta organica vacante e si poteva avviare l’attività.
Così come si poteva fare con l’Emodinamica, quando non c’erano ancora le rigide regole che oggi impongono un reparto di questa specialità per ogni provincia. Nessuno fece nulla per ottenere l’apertura dell’importante servizio di cardiologia interventistica».
L’assurdo è che i due capoluoghi di provincia, Caltanissetta ed Enna, distanti appena 20 km l’uno dall’altro, ne hanno una ciascuno, mentre Gela che dista 70 km da entrambe le città ne è sguarnita malgrado abbia una popolazione (70.000 abitanti) quasi tripla rispetto a Enna (25.000) e di un quarto superiore a Caltanissetta (57.000). Dotare Gela di Emodinamica significherebbe servire un vasto bacino di comuni comprendente anche Niscemi, Mazzarino, Butera, Delia, Sommatino e a volte pure Licata (toccando così la provincia di Agrigento) e Vittoria (interessando la provincia di Ragusa).
Ma alla direzione Asp di Caltanissetta non pensano a dare questa soluzione al problema. Nella relazione del bilancio di esercizio di qualche anno fa scrivevano che “… sono stati effettuati incontri di monitoraggio sull’obiettivo aziendale di esito Tempestività… Da tali incontri sono emersi degli aspetti critici (riguardanti) i casi presi in carico e trattati al Presidio Ospedaliero di Gela e il trasferimento al laboratorio di emodinamica a Caltanissetta. Emerge la necessità di effettuare uno studio delle risorse esistenti e dei tempi di percorrenza “.
Per loro il problema è sì il tempo del viaggio ma di Emodinamica a Gela non fanno nemmeno cenno. Chi ha bisogno deve accettare questa situazione altrimenti va fuori. Sempre più spesso al Nord. Qui mancano medici e servizi sanitari. Si allungano le liste di attesa. Anche se il dott. Cirrone Cipolla ci assicura che le cose stanno cambiando.
«Ieri è arrivato un cardiologo e ha preso servizio, a tempo indeterminato a Gela – ci dice soddisfatto. «E’ di Canicattì. Abbiamo da pochi giorni in ruolo tre nuovi gastroenterologi vincitori di concorso che vanno a potenziare il servizio dopo il collocamento in pensione del dott. Pippo Leonardi.
Lunedì prossimo prendono servizio due medici di medicina interna. Fra tre anni al massimo qui si ritornerà come ai vecchi tempi con i posti tutti occupati e i neolaureati, come quando mi specializzai io, che fanno tutti domanda per Bolzano e Pordenone. Oggi stiamo soffrendo ma non sarà sempre così».
Speriamo proprio che le cose cambino. Ci auguriamo che le parole rassicuranti del dott. Alfonso Cirrone Cipolla non siano come quelle finali della canzone “L’anno che verrà” di Lucio Dalla: «… vedi, caro amico, cosa si deve inventare…»
Commenti
Non ci sono ancora commenti. Puoi lasciare il primo contributo.