Incertezza emotiva, paura del giudizio, difficoltà nelle relazioni con i pari. È questo il primo dato che emerge dall’analisi qualitativa realizzata per il progetto EsserCi, selezionato da Con i Bambini nell’ambito del contrasto alla povertà educativa minorile.
Lo studio è stato condotto dalla psicologa Aurora Morreale, in collaborazione con lo psicologo Nuccio Licata, su un campione di 300 adolescenti (161 ragazze e 139 ragazzi) di età compresa tra gli 11 e i 18 anni. Un quadro nitido che mette in luce fragilità diffuse e spesso silenziose. I risultati sono stati presentati lunedì scorso nei locali dell’associazione Le Nuvole, alla presenza dei relatori, di esponenti politici, del mondo della scuola, del sindacato, dell’associazionismo e di operatori sociali. Salesiani
Molti giovani dichiarano di non conoscere i servizi disponibili sul territorio, mentre i canali informativi tradizionali — scuola, sportelli comunali, comunicazioni formali — non riescono a intercettare i loro linguaggi e ritmi digitali.
Da qui la proposta, emersa durante l’incontro al circolo ARCI Le Nuvole, di creare sportelli informali e facilmente accessibili, di potenziare l’educazione emotiva nelle scuole, potenziare le relazioni tra pari e rendere più visibili i servizi gratuiti esistenti. Secondo i ricercatori, intervenire nella sfera emotiva è oggi imprescindibile: è lì che si concentra la parte più fragile e, allo stesso tempo, quella in cui è ancora possibile intervenire con maggiore efficacia.
Il progetto EsserCi coinvolge un’ampia rete territoriale con capofila l’associazione Le Nuvole e include i Comuni di Gela, Butera, Riesi e Mazzarino, insieme alle scuole e alle realtà del Terzo Settore.
Il contesto da cui prende avvio è complesso: negli ultimi anni il territorio registra un incremento costante delle richieste di aiuto psicologico da parte degli adolescenti, mentre le strutture pubbliche — già in sofferenza — faticano a rispondere per carenza di personale e risorse. Anche la scuola, spesso, non riesce a supplire con figure dedicate.
Dalla ricerca quantitativa emergono dati che raccontano molto: quasi il 60% dei ragazzi afferma di poter contare soltanto su se stesso, mentre la metà non parla dei propri problemi in famiglia.
È una solitudine che non è assenza di contatti, ma mancanza di relazioni profonde. «Emergono livelli elevati di ansia, stress e sovraccarico emotivo», spiega Aurora Morreale. «I ragazzi sono sempre connessi, ma nella realtà quotidiana provano difficoltà a esporsi, temono il giudizio sul corpo e sull’immagine, si sentono sotto pressione». Una condizione di iper-stimolazione che convive con un bisogno fortissimo di ascolto.
Sul piano organizzativo è intervenuta Luciana Carfì, direttrice del progetto EsserCi, che ha delineato un quadro chiaro delle criticità locali: «Operiamo in territori dove spesso mancano psicologi, educatori e assistenti sociali. I servizi pubblici sono in affanno e non riescono a intercettare tutti i bisogni.
EsserCi prova a dare una risposta costruendo una rete di professionisti: psicologi, psicoterapeuti, neuropsichiatri infantili, pedagogisti ed educatori». Carfì ha spiegato che, dopo la costruzione della rete e la formazione degli operatori, lo sportello di ascolto è già attivo a Gela e a breve aprirà anche a Niscemi, Mazzarino e Riesi: «Lo sportello non è rivolto solo ai giovani: stiamo ricevendo molte richieste anche da parte dei genitori».
Sulla dimensione clinica è intervenuto Raffaele Barone, direttore del Dipartimento di Salute Mentale di Caltagirone. «I ragazzi non ci chiedono qualcosa di straordinario — spiega Barone — ma una scuola e dei servizi capaci di accoglierli senza giudizio.
Oggi arrivano ai servizi specialistici spesso dopo anni, quando il disagio si è già radicato. Intercettare precocemente i segnali significa evitare percorsi di deriva, anche quelli che possono sfociare nell’abuso di sostanze, spesso usate come “scorciatoia” per affermarsi o per attutire il dolore».
Il progetto parla anche alle istituzioni. Daniela Pasqualetto, vicesindaca di Riesi, ha definito EsserCi «un atto di responsabilità collettiva», sottolineando l’importanza di attivare percorsi di counseling familiare e migliorare il dialogo tra scuola e amministrazione comunale. Giuseppe Montemagno, presidente regionale ARCI Sicilia, ha invece rimarcato il valore della dimensione comunitaria: «Progetti come questo funzionano se i territori si parlano, se i servizi si mettono in rete e se la comunità diventa parte attiva nel sostegno ai giovani».
Il quadro che emerge dall’analisi territoriale è chiaro e, per certi aspetti, urgente. Il disagio emotivo dei giovani è esteso, ma spesso invisibile. Molti di loro non chiedono aiuto perché non sanno a chi rivolgersi o temono lo stigma. EsserCi nasce per questo: tessere legami, costruire spazi, offrire strumenti.
Ma soprattutto per “esserci” — presenza concreta, accoglienza, competenze, relazione. Perché la fragilità, quando trova ascolto e prossimità, può trasformarsi in forza. E’ possibile contattare gli operatori del progetto è possibile telefonare al 3520885431 oppure scrivere a
Unica nota stonata: anche a questo appuntamento non era presente nessun rappresentate dell’amministrazione comunale di Gela partner del progetto. L’amarezza emerge nelle parole di Luciana Carfì: «I problemi di questi territori non si risolvono con dichiarazioni e buoni propositi fatti alla stampa. Si risolvono se ci si attiva tutti insieme».







