Sono iniziati questa mattina, al palazzo di giustizia di Caltanissetta, gli interrogatori nell’ambito dell’inchiesta sugli spettacoli che coinvolge il deputato regionale di Forza Italia Michele Mancuso. A comparire per primo davanti al giudice è stato Lorenzo Tricoli, collaboratore storico dell’onorevole e figura centrale nell’indagine, che prima dell’ingresso in aula si è fermato a parlare con i giornalisti.

Tricoli ha respinto con decisione le accuse, negando qualsiasi passaggio di denaro e annunciando che risponderà puntualmente al giudice. «Non c’è nulla di vero – ha detto – non esiste scambio di denaro». Il collaboratore di Mancuso ha anche contestato l’impianto accusatorio, mettendo in dubbio la ricostruzione dei presunti rapporti economici illeciti: «Secondo voi, per chiedere soldi a me l’onorevole Mancuso avrebbe avuto bisogno di fare tutto questo giro, per il rapporto che abbiamo?». Sul coinvolgimento dei familiari, Tricoli ha aggiunto che ciascuno risponderà per sé, sostenendo che il collegamento tra i nipoti e il deputato sarebbe stato ipotizzato dalla Procura.

Nel primo pomeriggio è arrivato al palazzo di giustizia anche Michele Mancuso, atteso per l’interrogatorio davanti al gip Santi Bologna. Il deputato è indagato nell’inchiesta per corruzione della Procura di Caltanissetta che ha portato al suo arresto insieme ad altre quattro persone. Secondo l’accusa, avrebbe ricevuto una tangente da 12 mila euro, suddivisa in più tranche, per favorire l’associazione GenteEmerGente nell’assegnazione di fondi pubblici destinati a spettacoli ed eventi nella provincia di Caltanissetta.

Parlando con i cronisti al suo arrivo, Mancuso ha confermato la volontà di chiarire ogni aspetto della vicenda: «Certo che risponderò, come sempre. Sono convinto che faremo chiarezza». Anche il deputato ha negato l’esistenza della presunta mazzetta che, secondo gli inquirenti, gli sarebbe stata consegnata proprio da Tricoli: «Non c’è nulla di vero. Ne parleremo con il giudice, come è giusto che sia». L’onorevole ha infine dichiarato di sentirsi assolutamente tranquillo in attesa delle decisioni dell’autorità giudiziaria.