Ci indigniamo a ragion veduta delle sofferenze cui vengono barbaramente sottoposti i bambini nella Striscia di Gaza o in Ukraina. E siccome ci sono sempre quelli che trovano una giustificazione a tutto, se ne escono dicendo che quei Paesi sono territori di guerra dove quel che succede è inevitabile. E’ inevitabile morire sotto le bombe, morire di fame, morire per malattie e in questo periodo morire di freddo.
Ma da noi, a Gela, grazie a Dio, non ci sono guerre. E allora ci chiediamo perchè i nostri bambini della scuola dell’obbligo devono patire, assieme agli insegnanti, il freddo gelido delle aule senza riscaldamento? Perchè devono fare lezione con giacconi, guanti e berretti addosso? Non si tratta di guasti improvvisi e temporanei. Si tratta di cattiva programmazione, di incapacità amministrativa, gestionale. Le caldaie si dovrebbero revisionare tutte nel periodo estivo e autunnale. Non si vanno a provare a dicembre per vedere se funzionano o non funzionano. Le conseguenze di tanta indolenza si leggono nei numeri delle assenze dei bambini a scuola per casi di raffreddore e di influenza acquisiti in classe, portati a casa e trasmessi a fratelli, nonni e genitori. Succede così in via Feace. Succede così in tanti plessi scolastici di Gela dove, di fatto, si nega, anche se parzialmente, il diritto allo studio.
Non si può portare in consiglio comunale a gennaio una delibera per la manutenzione degli impianti di riscaldamento nelle scuole di Gela. E’ una negligenza inaccettabile, è una forma di violenza indiretta ai bambini, peggio di uno schiaffo. Perchè il dolore di uno schiaffo ti passa dopo qualche minuto. Il freddo nelle aule non finisce mai nelle 5 ore di lezione giorno dopo giorno per settimane intere. E se è vero il detto siciliano che “il pesce puzza dalla testa” allora sindaco e assessori si diano una mossa e facciano di tutto per impedire che causino sofferenze ai bambini e agli insegnanti.







