Una voce jazz capace di tenere insieme rigore e sensibilità, che sorprende per intensità e controllo. Sul palco Loredana Melodia costruisce performance eleganti, mai sopra le righe. Ma quando le luci si spengono, non alza il volume della vita. Anzi, lo abbassa. Ascolta. Osserva. Vive la musica nei silenzi, nelle conversazioni quotidiane, nelle fragilità che non arrivano mai sotto i riflettori.
«Sono una persona semplice, curiosa, a volte inquieta. Ho bisogno di tempo lento per ritrovare la mia voce – racconta – . È da lì che nasce tutto: dall’attenzione, dall’attesa, dall’ascolto profondo».
Come è nata la passione per la musica jazz?
Il jazz è entrato nella mia vita in adolescenza, attraverso i musical americani. Mi incantavo guardando Fred Astaire e Ginger Rogers: il tip tap, lo swing, le melodie, quel senso di leggerezza e precisione insieme. Il jazz è diventato indispensabile quando ho capito che non era solo una passione, ma un linguaggio da studiare in modo rigoroso: da lì è nata una scelta precisa di formazione, approfondimento tecnico e ricerca continua, che ancora oggi guida il mio lavoro artistico.
Facendo l’insegnante ti sei prima spostata a Bologna e adesso a Madrid. Ma Gela è rimasta comunque un punto di riferimento.
«È la mia origine. Lì ci sono i miei affetti più profondi, la mia famiglia».
«A Bologna ho avuto accesso a una scena musicale di altissimo livello, dove lo studio era continuo e il confronto costante. Ho ascoltato e lavorato con musicisti di grande esperienza, partecipato a jam session strutturate, studiato con metodo e disciplina. È lì che ho costruito una vera identità artistica, passando dall’apprendimento all’elaborazione di un mio linguaggio personale».
«Nei palchi spagnoli ho incontrato un pubblico diverso: molto silenzioso, molto attento». Un ascolto che somiglia al suo modo di vivere la musica mi spiega, fatto di rispetto, pause, attenzione al dettaglio (in questa pagina, una fotogallery ripercorre alcune esibizioni in Italia e in Spagna).
“Go ahead, Loredana”
C’è un momento preciso in cui tutto si allinea. È il 2017. Loredana organizza a Bologna un seminario con Barry Harris, leggenda del jazz mondiale. La sera prima di un concerto al Bologna Jazz Festival, lui le dice: “Domani sera canti con me”. Nessuna prova, pubblico competente, palco importante. «Scelsi un suo brano per omaggiarlo. Andò tutto benissimo». A fine concerto, le sue parole restano scolpite: “You have nothing less than a good American singer. Go ahead, Loredana”(Non hai nulla in meno di una brava cantante americana. Vai avanti, Loredana).
Quel momento ha rappresentato una vera certificazione artistica. Non un incoraggiamento generico, ma il riconoscimento, da parte di uno dei più grandi didatti del jazz mondiale, di un percorso solido e maturo.
Accanto al lavoro artistico, Loredana ha sviluppato nel tempo una competenza solida nell’organizzazione di eventi musicali e formativi. Concerti, rassegne, seminari con musicisti di livello internazionale: un’attività portata avanti con rigore, attenzione ai dettagli e una visione chiara della qualità artistica. «Organizzare significa assumersi una responsabilità verso la musica, gli artisti e il pubblico. Nulla può essere improvvisato».
Nelle tue canzoni la lingua inglese ha preso definitivamente il posto dell’italiano. Non hai difficoltà?
«Cantare in inglese non è una scelta strategica, ma naturale. È la lingua del jazz. Mi viene persino più facile scrivere i miei testi in inglese». Nei brani originali non c’è filtro: «C’è tutto di me. Pensieri, emozioni, stati d’animo profondi».
Cos’è per te il concerto jazz?
«L’ascolto reciproco, il rispetto dei silenzi, l’attenzione a ciò che accade in quel preciso momento». Dietro ogni performance, però, c’è un lavoro invisibile fatto di studio, organizzazione, responsabilità. «Il pubblico vede il risultato, ma dietro c’è molta dedizione».
Quando il concerto finisce, Loredana spera resti qualcosa. «Il compito di ogni artista è far pensare ed emozionare. Ma funziona solo se per prima sono io ad emozionarmi sul palco».
Torniamo alla tua attività di organizzatrice di eventi
Un artista che sente “di casa” è Stjepko Gut. «Lo invitai a Gela nel 2012 per il primo Gela Jazz Festival. Da lì è nata una collaborazione profonda, artistica e umana. È un fratello maggiore».
Tre parole per descrivere il tuo suono…
«Pulito, elegante, caldo».
Anche vivendo lontano, Loredana Melodia non ha mai smesso di lavorare per Gela: concerti, seminari, festival. «Prima del 2012 il jazz era sporadico. Ho voluto portare qui ciò che vivevo a Bologna. Credo di aver contribuito a creare un’educazione all’ascolto. Continuo a farlo, nei limiti del possibile».
Dal 2012 è ideatrice e promotrice del Gela Jazz Festival, un progetto che ha portato in città musicisti di alto profilo e ha contribuito a creare una vera educazione all’ascolto del jazz. Un lavoro di costruzione culturale, non episodico, che ha reso Gela una tappa riconosciuta nel circuito jazzistico siciliano.
Per vivere fai un lavoro “normale” come riesci a conciliarlo con l’arte?
«Anche io faccio un lavoro normale. L’arte non è separata dalla vita. L’importante è non rinunciare a ciò che ci fa sentire vivi».
Discografia
1998 – Licata Jazz Festival – Live
1999 – Riff Quartet
2007 – Sicilian Jazz Collection
2012 – Sleepless
2015 – Hunger and love – Tributo a Billie Holiday
2017 – My Sea
2025 – Pensieri
Dove ascoltarla
La sua musica è disponibile su tutte le principali piattaforme digitali: Spotify, Amazon Music, YouTube e Jazzos.







