È stato depositato alla Procura della Repubblica di Gela l’esposto del Codacons sulla frana che ha colpito il territorio di Niscemi. Con l’atto, l’associazione dei consumatori chiede di fare piena luce sulle attività di prevenzione e di messa in sicurezza dell’area, sollecitando l’accertamento di eventuali responsabilità per omissioni, ritardi o sottovalutazioni da parte degli enti competenti. Tra le ipotesi richiamate figura anche quella di disastro colposo.

L’esposto, depositato tramite l’avvocato Carmelo Sardella, dirigente dell’Ufficio legale regionale del Codacons, è corredato da una serie di documenti che, secondo l’associazione, dimostrerebbero come il rischio idrogeologico fosse noto da tempo. Tra questi figurano il Piano di Assetto Idrogeologico (PAI) aggiornato nel 2022 e un atto di interpello della Regione Siciliana del 2023, forniti anche dal deputato regionale Ismaele La Vardera.

Dalla documentazione emerge, sostiene il Codacons, che la fragilità del versante interessato dalla frana era conosciuta e tecnicamente valutabile da almeno trent’anni. Le caratteristiche geomorfologiche dell’area e il progressivo peggioramento delle condizioni del terreno avrebbero richiesto interventi strutturali di consolidamento che, però, non sarebbero mai stati realizzati in modo efficace. Dopo la frana del 1997, una pianificazione per la messa in sicurezza della collina era stata avviata, ma sarebbe rimasta sostanzialmente inattuata.

«Non si tratta di eventi improvvisi o imprevedibili – afferma l’avvocato Sardella – ma dell’esito di un disastro annunciato, aggravato da una lunga inerzia e da una gestione del rischio non adeguata».

Il Codacons richiama in particolare l’aggiornamento del PAI del 2022, che descrive il versante occidentale della collina di Niscemi come interessato da “processi morfologici intensi”, “forte attività erosiva” e “movimenti franosi ancora attivi”. Indicazioni tecniche che, secondo l’associazione, non lascerebbero margini di dubbio sulla pericolosità dell’area.

Un ulteriore elemento emerge dal Piano Stralcio di Bacino del marzo 2023, che attribuisce il dissesto non solo alle piogge, ma anche alla mancata regimentazione delle acque confluenti nel torrente Benefizio, lungo la strada provinciale 12. Una criticità che sarebbe stata già segnalata all’autorità giudiziaria dall’ARPA nel corso del 2023.

Ora spetterà alla Procura valutare la documentazione depositata e verificare l’eventuale sussistenza di profili di responsabilità penale.