Una continua disillusione, un costante immobilismo a cui si accompagna un’agitata ricerca di miglioramento, mentre in realtà tutto resta in stallo. La lezione di Leonardo Sciascia che traiamo dal suo racconto su “Sicilia e Sicilitudine” si presta perfettamente alle cose di Gela, in particolare alle vicende politiche della città che da oltre trent’anni aspetta la sua “primavera”.
In principio fu Amare Gela. Nel 1994, dopo due anni di commissariamento dovuto allo scioglimento del consiglio comunale per infiltrazioni mafiose, si svolsero le prime elezioni dirette del Sindaco. Anche allora il candidato vincitore si presentava come civico indipendente, ma alla fine viene ricordato come sindaco del Pds, partito nonno dell’attuale PD. Inizia così la storia dei sindaci gelesi eletti direttamente dai cittadini, fino a oggi sei, compreso l’attuale. In verità un breve interregno ci è stato per un anno, nel 2002 con l’elezione di misura di Scaglione, ma poi il ricorso aprì a Rosario Crocetta la strada verso le poltrone dove si è seduto per quindici anni. Per un ventennio l’amministrazione locale è stata caratterizzata dalla presenza imperante dal partito che dal 2007 si chiama PD ma che a livello locale continua ad avere la trazione del Pds poi Ds.
Solo nel 2015 con la vittoria di un sindaco grillino sembrava che il senso fosse cambiato, ma dopo pochi mesi Messinese ruppe con i 5 stelle e per quattro anni vagò anche con buona volontà e alla fine fu sfiduciato dal consiglio comunale. Gli ultimi anni sono cronaca, fino al 2024 ancora un sindaco civico, con ascendenti di centrodestra ma appoggiato inizialmente anche dal PD travestito da lista civica, che ha lasciato o dovuto lasciare in eredità il bilancio comunale in dissesto.
L’Agorà aperta alla fine del 2023, agli albori delle schermaglie preelettorali, ha illuso che un dibattito era possibile e che il candidato sindaco sarebbe stato scelto dalle forze sociali e politiche della città. Il candidato fu annunciato (scelto) dal regista di quell’assemblea, l’ufficialmente leader regionale dei 5 stelle Nuccio Di Paola. Con le conseguenti defezioni degli altri aspiranti, alcuni dei quali si candidarono comunque da soli.
A giugno del 2024, al ballottaggio è stato eletto con ampio margine ma con ridotta partecipazione (un gelese su tre ha votato) l’attuale sindaco Terenziano Di Stefano. Sostenuto da sette liste, di cui solo tre hanno superato lo sbarramento del 5%. Di Stefano al primo turno ha ottenuto lo stesso risultato della somma delle liste che lo hanno appoggiato, comprese quelle rimaste sotto la soglia di sbarramento che hanno dato un significativo contributo alla causa.
La candidatura di Terenziano Di Stefano è stata contraddistinta dai pentastellati, alla presentazione c’erano i tre rappresentanti parlamentari gelesi del movimento. Mancava invece il PD locale, forse non convinto della scelta.
Grazie al risultato elettorale ma soprattutto alla legge elettorale, il partito democratico gelese suggerito dal 5 volte (per fermarci a quelle in prima persona) deputato regionale Lillo Speziale ha ottenuto con sei seggi una sovrarappresentanza consiliare. Anche per il mancato apparentamento ufficiale dei candidati Di Stefano e Scerra che non ha cambiato l’attribuzione dei seggi.
L’attualità, dopo oltre un anno e mezzo di “nuova” amministrazione, ci dice che a Gela il sistema e il metodo della politica locale sono rimasti quelli conosciuti dal 1994, con qualche alto ma troppi bassi. Una continua manifestazione di giustificazioni per le tante, troppe inadempienze nella guida della città. Per quanto la mancanza del bilancio e il personale sempre più ridotto siano un limite non indifferente, sembra che manchi qualsiasi linea politica e amministrativa.
Il sindaco dimostri di saper svolgere il suo ruolo secondo i canoni richiesti da una città che ancora aspetta il tante volte annunciato cambiamento, sfugga ai bagni di folla (tipo The Kolors), che potrebbero diventare anche rischiosi per l’incolumità pubblica.
La rappresentanza parlamentare, regionale e nazionale, faccia quadrato a favore della città, affinché Gela abbia il ruolo che le tocca, al pari e più degli altri centri della sua dimensione. Due deputati a Palermo e due senatori a Roma, diano segnali di forte presenza. Il senatore Pietro Lorefice gridi, come bene ha fatto in questi gironi per Niscemi, che Gela e il suo comprensorio non possono restare ultimi o non pervenuti nella sanità, nell’università, nelle infrastrutture e in tanto altro. Denunci e agisca di conseguenza, per fare in modo che Gela non resti prigioniera della stessa cifra e della stessa sigla politica.