Il Gela non riesce a dare continuità ai risultati utili. A poco serve vincere partite al cardiopalma contro squadre sulla carta di livello pari se non addirittura superiore – come Messina e Nissa – se poi non si macinano punti con buona continuità. La sconfitta arrivata in terra barcellonese non può essere ritenuta una ‘’sorpresa’’, considerando il grande valore della squadra giallorossa che sta provando l’assalto alla Serie C, ma è l’ennesima prova che il Gela non è una squadra che fa della continuità il suo punto di forza.
La partita di ieri è stata un dominio in lungo e in largo degli uomini di Marra, che hanno sin da subito indirizzato la partita sui binari giusti dopo appena dieci minuti di gioco. In questo arco di tempo prima di subire il gol dello svantaggio, il Gela dava la sensazione di poter fare una dignitosa partita al cospetto di un avversario più forte. Va sottolineato che i biancazzurri si sono presentati sul rettangolo verde con un centrocampo alternativo, reparto in cui risultava indisponibile una pedina fondamentale come Dario Giacomarro. Esclusione un po’ a sorpresa – ma forse neanche troppo – per Maltese, probabilmente un ‘’provvedimento disciplinare’’ di Mister Misiti nei confronti del suo capitano, a seguito della discussa sostituzione accolta con disappunto dal numero otto biancazzurro durante Gela-Sancataldese. Al di là delle scelte tecniche, è lo stesso Misiti che è consapevole della prova non buona dei suoi ragazzi, tant’è che in conferenza stampa definisce questa sconfitta ‘’esperienza’’.
Forse quello che manca a questa squadra è proprio quell’ esperienza in campo che permette di non sciogliersi come neve al sole al primo gol subito, visto che il Gela in questo campionato non è mai riuscito a ribaltare il risultato una volta passato in svantaggio. È un limite evidente di questa squadra, che ha sofferto l’esuberanza offensiva dei giallorossi ed è stata incapace in novanta minuti di tirare in porta, ingabbiata in uno sterile possesso palla, nonostante sostituzioni e cambi modulo. Malgrado il passo falso di ieri, la stagione del delfino risulta ancora pienamente in linea con l’obiettivo prefissato dalla società, ovvero la salvezza tranquilla.
Eppure la sensazione è che questa sia una squadra che potenzialmente potrebbe puntare a traguardi più ambiziosi. Ciò che manca sembra essere qualche altro innesto di due o tre elementi di grande personalità, che possano portare al gruppo squadra quella solidità emotiva che ad oggi latita. Non è solo la partita contro l’Igea Virtus a dimostrarlo bensì la storia di questo campionato. La sconfitta di ieri è potenzialmente più preziosa di alcune vittorie – che oltre i tre punti regalano illusioni di gloria ai tifosi – poiché ha messo in luce tutti quelli che sono i difetti di questa rosa e la reale distanza che c’è con le prime della classe.
Queste sono le partite che permettono alla società di capire dove e come intervenire per migliorare. La sensazione è che il reale gap con le big di questo girone non sia tecnico ma mentale, perché ciò che è emerso in queste 23 partite è che il Gela ha difficoltà a reagire agli episodi sfavorevoli durante le partite, il che va poi a condizionare gli esiti delle sfide. Alla lunga, questo meccanismo di non-reazione alle avversità, costa tanti punti. Nel prossimo turno, la sfida contro l’Acireale è la partita ideale per fornire all’esigente e appassionato pubblico del ‘Presti’ una prestazione di carattere per riscattarsi e tornare a fare punti, con l’obiettivo poi di trovare continuità di risultati.







